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L’intervista – Lara Manni

“Non credo che scriverò più di Hyoutsuki e di Ivy. Ma non sono mai riuscita a sbarrare i portoni: in tutte le storie esiste una porticina che è giusto lasciare quanto meno socchiusa”. Così Lara Manni si esprime in merito a Tanit, sua ultima fatica letteraria.

Non si chiude di certo il lavoro della scrittrice, che ha appena terminato un romanzo (titolo provvisorio, Il gioco di Lavinia) omaggio a Lovecraft e che è al lavoro su un altro cimento, di cui ci fornisce una piccola anticipazione. Ancora prima, però, Lara Manni ci parla di Tanit, opera conclusiva della trilogia che comprende Esbat e Sopdet, uscita lo scorso 17 febbraio.

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Tanit. La bambina nera – Lara Manni

“In ogni storia è possibile aprire una porta serrata”. Lo scrive Lara Manni in Tanit, capitolo “conclusivo” della trilogia iniziata con Esbat. Una bambina nera, due mondi che entrano in cortocircuito. La conferma di una voce della narrativa fantastica sui specis.

“Storie che ritornano”, destini che si intrecciano e che concludono non una storia ma un ciclo. E si sa, chiuso un ciclo, se ne apre uno nuovo. L’esbat torna insieme ai personaggi in lotta per la salvaguardia dei rispettivi mondi. Umani da una parte, demoni dall’altra. E protagonista, Tanit, la bambina nera, figlia di una Dea e di un demona,  dalla cui nascita dipende la sorte di tutti.

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Tanit, la bambina nera – Lara Manni

Quando la mitologia orientale si sposa con il presente che conosciamo e i demoni muovono i loro passi tra gli umani.

Per Fazi Editore, il 17 Febbraio uscirà Tanit La bambina Nera, romanzo conclusivo della trilogia dal sapore fantastico di Lara Manni, autrice italiana dal talento disincantato che è riuscita a farsi amare dai lettori appassionati del genere, unendo la sua maestria narrativa al fascino del mondo orientale.

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Sopdet – Lara Manni

Una ragazzina appassionata di manga e il suo incredibile potere. Lo scontro tra due demoni. Una dea che muove le fila di un destino su cui brilla la stella della morte. Tra manga e narrativa, sogno e realtà le culture si incontrano in un magico, ipnotico mix.

Sopdet non risparmia colpi di scena, realizzando un appassionante connubio tra cultura letteraria elevata nazionale e internazionale e quella più pop (ma non per questo meno preziosa) del fumetto giapponese. Discostandosi in parte dai canoni del fantasy classico, l’autrice si appropria degli stilemi della Sensei (ovvero il maestro, in questo caso, il fumettista nipponico), per realizzare un mix singolare e riuscito. A rendere concreto tale connubio, la protagonista, Ivy, appassionata del genere, che di stelle della morte inizialmente non ha alcuna nozione.

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