Once Upon a Time 3×01 “The Heart of the Truest Believer”

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Debutta la terza stagione di Once Upon a Time! Are you ready?

È decisamente una vera famiglia quella che era salpata alla ricerca di Henry nell’ultimo episodio della seconda stagione della serie  della ABC. Ed ora che succederà?

Infatti, se in una serie fiabesca il lieto fine almeno parziale era d’obbligo ed è stato gratificante vedere nemici mortali imbarcarsi letteralmente insieme in un’avventura, altrettanto scontato è l’infrangersi degli equilibri non appena arrivati nell’altra dimensione. Sono proprio una vera famiglia: sono pronti a mettere in discussione tutto appena cambia il vento, anche qui piuttosto letteralmente. I nostri eroi dunque, sulla Jolly Rogers (cioè il veliero di Barbie coi fiocchi e i controfiocchi), cominciano subito a litigare: ciò che li unisce e ciò che li divide pesano sui piatti della bilancia e ognuno tende sempre a tornare al punto base di se stesso, a chi è davvero, e lo fa soprattutto a beneficio di noi spettatori, per farci rammentare i fondamentali. I due buoni Snow e David – ma qualche traccia di male ha serpeggiato –, i due cattivi, Regina e Rumpelstiltskin – e pure qua il dramma morale è in corso –, e i due personaggi perennemente in bilico, Emma e Hook, che sembrano in traiettoria di avvicinamento, compongono una task force davvero sui generis.

La scena che ha contrapposto lo speranzoso ottimismo di Azzurro e Snow e lo scoraggiato scetticismo di Emma è stata godibile.

Emma – Come fate voi due a essere ottimisti in modo così irritante?

Snow – Siamo fatti così.

Emma – Perché? Da quando avete riacquistato la memoria, da quanto avete ricordato di essere Biancaneve e il Principe Azzurro, le vostre vite hanno… hanno… Beh, hanno fatto schifo!

JENNIFER MORRISON

Emma, scafata figlia del mondo reale, si domanda, insieme a tutti noi, come facciano quei due tizi, giovani quanto lei (che sarebbero i suoi genitori) a essere così mielosamente confidenti. Che sia questo il punto? Magari essere sempre giovani senza alcuno sforzo rende facile pensare positivo. Che siano le rughe che scopri allo specchio ogni mattina a predisporti alla convinzione che le cose – insieme alla tua faccia e al tuo fisico – non andranno a finire bene? La vecchiaia, la malattia e la morte, se solo ci si azzarda a pensarci, ci fanno propendere al pessimismo e dunque, come unica scappatoia, a un carpe diem più o meno selvaggio. In effetti, solo pensare che dopo, magari, tutto potrebbe splendere della perfezione che realmente desideri ti fa nutrire un ottimismo realmente motivato. Altrimenti di che si parla? Leopardi e il suo “passeggere” richiamano a una realistica coerenza: non è affatto pessimismo, è l’atteggiamento di chi non prende con sé un cane pensando alla sua futura morte e piange su un neonato temendo la sua molto probabile infelicità. Insomma, di che ci sta parlando Once Upon a Time quando ci parla di fede?

Emma, nella contrapposizione delle diverse visioni della vita, “realisticamente” si affida alle statistiche, quelle deprimenti. Di nuovo si chiarisce che il suo ruolo di salvatrice non è affatto scontato: ricorda ai suoi e a noi, che ben la capiamo, che la sua esperienza di vita è diversa e il suo ragionamento non fa una piega. Che cosa rispondono invece i coniugi fiabeschi?

Snow – Emma, quando smetterò di credere che le cose possono migliorare… beh, sarà allora che saprò per certo che non miglioreranno.

Questa è la dichiarazione di fede di Snow, che poco prima ha ricordato alla figlia che durante quel tempo che Emma giudica schifoso loro hanno ritrovato lei, la figlia perduta, oltre che la memoria. Emma ribatte che però hanno perso Henry e anche Neal. Entrambe si stanno focalizzando sul famoso bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, rispettivamente. Snow su quello che c’è, Emma su quello che manca. Insomma, un primo episodio programmatico sul focus della faccenda, ben incarnato dallo speranzoso per professione piccolo Henry.

ouat 3x01 snow reginaQuel che accade dopo, alla fine dell’episodio, è il convergere dei membri di questa famiglia magico-disfunzionale su quel che si può oggettivamente fare: cercare Henry. Come dire: finché c’è vita c’è speranza, finché si può si deve combattere. È un’accettabile mediazione fra l’incoercibile ottimismo di stampo fiabesco e il testardo “combattere fino alla fine” stile John Wayne: una filosofia di vita spicciola, ma convincente, in fondo essenziale. Eppure, nonostante il fine sia chiaro, il metodo è il punto: essere uniti. Fosse niente!! Mantenere unita una famiglia? L’impresa impossibile dei nostri tempi. Tremotino trasloca subito, cedendo alla prima istanza dell’Oscurità: il solipsismo sufficiente a se stesso, mentre la conseguenza del litigare e scannarsi di Snow, David, Emma, Regina e Uncino è una tempesta scaturita dalle loro stesse emozioni. Un must di queste situazioni in contesto fantastico, a ben vedere.

ouat 3x01 henryHenry: su questo ragazzo bisognerà rifletterci. Ok, lui è un believer, ma da subito la serie, nel confronto fra lui e i suoi rapitori, ci manda il messaggio che il punto non è il credere in sé, infatti i due marrani si dimostrano sciocchi nella loro fede cieca nella “sede centrale”. Greg e Tamara non fanno domande, credono nei loro mandanti senza analisi o senso critico. E sbagliano, perché sono stati gabbati: la ricetrasmittente è piena di sabbia, come a dire che la comunicazione è zero. Credevano di distruggere la magia e lavoravano per la parte peggiore di essa. E pare di veder sfilare Scientology, le innumerevoli sette e chiese americane: la cieca credulità dei fondamentalisti insomma. Quindi quali sono le caratteristiche di chi possiede quel genere di fiducia che fa volare e per la quale Henry sembra appetibile anche dal mefistofelico Peter Pan? (che pure a dirlo fa strano)?

Henry – Tutti sanno che la polvere di fata serve a volare.

Ragazzo – Non ricordi? La polvere non funziona.

Henry – Perché ci devi credere.

Ragazzo – Ma io non ci credo assolutamente!

Henry – Va bene comunque. Perché io ci credo.

Sembra vogliano dirci che la purezza di questa fede, che pare ingenuità ma forse non lo è, sia il distillato della magia della famiglia, visto anche il postulato espresso da Neal/Baelfire nella Foresta incantata, quando reclama l’eredità paterna. E dunque forse il cuore della faccenda è il rapporto fra Emma –figlia di gente magica, ma anche portavoce del nostro realismo scettico – e questo strano e prezioso figlio, che aveva rifiutato all’inizio e che ora vuole con tutte le sue forze.

Si può dire intanto che la fede “ideologica”, quella pronta a usare e giustificare qualsiasi mezzo per raggiungere certi fini, è sbagliata. Diamola per buona. La prova del nove di questo è quando Rumpelstiltskin, nelle vesti ampollose dell’Oscuro, ma senza il fastidioso trucco – siamo pure contenti per Robert Carlyle, via! –, uccide Tamara. Una Tamara che chiedeva perdono.

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I suoi tentativi di conquistare l’affetto di Neal, di meritare l’amore di Belle si arenano quando decide autonomamente chi è degno di perdono chi no. Il fine è trovare Henry? Gli ostacoli semplicemente si eliminano e dei torti ci si vendica. Si può dunque affermare, senza tema di smentite, che Tremotino ha serie difficoltà a comprendere i propri errori e a imparare da essi.

E a tal proposito casca a fagiolo, guarda un po’, il dialogo fra Regina e Uncino:

Regina – Greg Mendell mi ha detto una cosa strana. Ha detto che sono malvagia… e che i malvagi non hanno diritto a un lieto fine. Anche tu la pensi così?

Hook – Spero di no… altrimenti abbiamo sprecato le nostre vite.

Insomma per questa stagione temi leggeri, fra polvere di fata, ragazzi volanti e inquietanti bimbi (?) perduti: fede/scetticismo, ottimismo/pessimismo, giustizia/perdono. Pinzillacchere insomma.

 

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