Recensione: L’ombra del Drago – Papetta e Melgari

ombra 2Primo capitolo di una saga letteraria tutta Italiana, L’Ombra del Drago possiede  le caratteristiche per essere un ottimo fantasy, ma non convince.

Esordio letterario di due giovani autori Laura Papetta e Moris Melgari , L’ ombra del Drago, edito da Arduino Sacco, è il primo volume del ciclo Il Giuramento Dei Draghi

In un mondo in cui governa la pace, il malvagio re dei draghi rossi si muove furtivo, con lo scopo di conquistare il regno degli uomini e quello degli elfi. Una profezia, però, giunge inattesa a fermare la sua brama di potere, e Sharadel, una mezza elfa, intraprenderà un cammino che porterà lei e i suoi compagni verso luoghi leggendari.

Il romanzo si apre dunque con una profezia indirizzata a Nielen, regina degli elfi: «Guiderai il tuo popolo nell’incertezza per oltre trent’anni. Dovrai avere molto coraggio. E ancora di più ne dovrai avere per far sì che la tua gente possa accettare. Le colpe dei padri ricadranno sui figli». Nonostante la nota evocativa di questo incipit lasci intravedere un certo potenziale, il resto della trama ricalca sin troppo fedelmente gli schemi classici del fantasy, senza aggiungere nulla di originale al genere.

All’interno della narrazione si alternano due temi principali: quello dell’eterna – e ormai logora – dualità tra il bene e il male, che finirà col tradursi in uno scontro tra le razze per la conquista della supremazia assoluta; e quello del viaggio, nel caso specifico intrapreso da Sharadel e da un manipolo di strane creature, al fine di salvare la propria terra da una forza maligna. L’influenza di autori come Tolkien o Ende è notevole, il problema è che, al di là della mera emulazione, non si percepisce nulla di autentico o inedito.

Come molti narratori contemporanei, Papetta e Melgari costruiscono un’ambientazione e un retroterra culturale tipico dell’epic fantasy. Tra castelli medievali e foreste incantate, a dominare sono descrizioni in cui spicca l’elemento rurale: «L’acqua scura di un blu profondo, scorreva quieta, producendo un rumore piacevole. Il gelo di quelle giornate d’inverno aveva trasformato alcuni schizzi del fiume in contorte statue di ghiaccio e le rocce più vicine in trappole scivolose». Il paesaggio ritratto, però, non è funzionale alla narrazione. La ricostruzione degli ambienti – forse la parte più godibile del racconto – è slegata dai suoi protagonisti e risulta poco correlata alla struttura narrativa.

I rapporti tra i personaggi  appaiono elementari, sviliti da una scrittura sobria ma convenzionale. La caratterizzazione degli stessi è priva di guizzi, e il romanzo si riduce a una sfilata di individui ordinari, che operano delle scelte ovvie, senza alcun pathos o dissidio interiore. L’amore che sboccia tra Enoth e Sharadel sembra quasi predestinato: gli scrittori, infatti, non creano i presupposti né costruiscono gli antefatti per una relazione verosimile.

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L’Ombra del Drago Cover

«Enoth si avvicinò, le prese dolcemente il viso tra le mani e la baciò. […] Sharadel rimase a guardare il punto dove Enoth era sparito. […] Sentiva ancora le mani dell’elfo sul suo viso e il tocco bruciante di quel bacio».

Un personaggio che avrebbe meritato maggior risalto, sarebbe stato  Glorian, principe dei draghi, che dietro l’immagine dell’eroe senza macchia cela un istinto da predatore che non riesce a reprimere nemmeno quando assume forma umana.

«La voce di Glorian irruppe nei pensieri di Sharadel: E ho fame! Il mio aspetto è quello di un uomo ma i miei bisogni sono quelli di un Drago,  ho la necessità di allontanarmi per cacciare».

Si evince il proposito di tratteggiare figure a tutto tondo con pregi e difetti. Per esempio i Draghi, considerati da sempre esseri mitici e saggi, perseguono un bieco interesse personale; gli Elfi, invece, sono quasi “umani”, meno eterei, fragili e fisicamente deboli, privi di quell’atteggiamento enigmatico che spesso li caratterizza.

 «Nonostante stessimo combattendo un nemico comune, una parte del nostro popolo non vedeva di buon occhio gli uomini. Venivano considerati come inferiori, in quanto incapaci di apprendere la Lingua Madre, e quindi impossibilitati a usare la Magia. Ma erano visti con diffidenza anche per la loro forza fisica e per la loro velocità di riproduzione.»

Con l’entrata in scena di Kalaman – perfido signore dei draghi rossi (di stazza enorme, il suo corpo era ricoperto di scintillanti scaglie […], brillanti e taglienti come lame”), un bad guy in piena regola, disposto a mietere vittime pur di realizzare il proprio tornaconto –, la prosa acquista ritmo e spessore.

In ultima analisi, L’ombra del drago si rivela un’opera ancora acerba, che nel trarre continua ispirazione dai classici del genere – il pugnale magico, causa della guerra tra i popoli, è un palese omaggio a Il Signore degli Anelli – fatica a trovare una propria identità. D’altronde siamo davanti al primo capitolo di una saga, è dunque normale che misteri, amori e alleanze tra le varie etnie risultino ancora appena abbozzati. Ciò non toglie che a tratti il manoscritto sia lento e poco coinvolgente, destinato – probabilmente – a un pubblico più giovane.

Moris-MelgariAutori:

Laura Papetta e Moris Melgari: Sono due scrittori esordienti. Il loro primo libro – L’Ombra del Drago – è stato pubblicato ad Agosto 2011 da Arduino Sacco editore e fa parte di una saga letteraria ancora inedita, Il Giuramento dei Draghi.

L'Ombra del Drago - VOTO: 2/5

Anno: 2011 - Nazione: Italia - Pagine: 246 - Prezzo: € 18.00
Autore: Laura Papetta e Moris Melgari
Edito da: Arduino Sacco
Traduttore:
Data di uscita in Italia: Agosto 2011 - Disponibile in eBook: si

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