True Blood 6×02 “The Sun”

Tutto ciò che concerne i legami e la famiglia sembrano tirare: quante volte le serie televisive vanno a finire lì?

D’accordo: ma questo è True Blood, diavolo! no?

Diciamo che ci sono tre linee principali in questo episodio: nonno-fata (un Rutger Hauer con la pettinatura vaporosa) con Sookie, Jason e il problema incombente di Warlock; Eric, Nora, Pam (con Tara annessa) e il problema della guerra ai vampiri; infine Bill, Jessica, Lilith e il ruolo di Bill.

Poi ci sono i satelliti, che non si sa se girano intorno o se ne vanno dall’orbita (come in Spazio 1999), con Sookie che, per buon cuore o buon gusto in fatto di maschi (arduo dilemma), se ne porta a casa un altro; Terry e Arlene che ancora subiscono gli strascichi dell’omicidio di Patrick; Sam che è perennemente diviso fra i doveri affettivi e la politica (è una professione ormai); Andy alle prese con il suo asilo d’infanzia di mezze fate.

Nelle prime tre linee narrative abbiamo un patriarca (nonno-fata, Eric e Bill) che fanno il possibile per badare alla propria famiglia, giusto? Il bisnonno Niall Brigant deve difendere I suoi bisnipoti dall’antichissimo vampiro Warlock, che è riuscito ad allargare il portale e ad arrivare nel piano di realtà dove c’è Sookie, che gli è stata promessa da uno Stackhouse. E d’accordo, i re, la principessa delle fate … fra un po’ le arriva il pony con la criniera arcobaleno. Da un lato ci danno questo sbrilluccichio non richiesto, dall’altro il nonnino insegna alla fatina una mossa stile manga con la palla di luce, avvertendola però che, se la usa, può rimane mortale per sempre. È un po’ come un libro game: vai di qua se vuoi che la storyline di Sookie/Stella delle Winx continui ad libitum, vai di là se preferisci solo zanne e frattaglie. Ci stanno chiedendo cosa preferiremmo per lei. E invece le dobbiamo lasciare il libero arbitrio quanto a ganzi soprannaturali trovati in difficoltà per strada. I gatti erano meno impegnativi, comunque.

Invece Eric usa la forza della sua mente da vichingo (si coglie l’ironia?) per capire come estrarre da Tara la pallottola con la tecnologia anti-vampiro. Il suo clan di parenti vampire, fra sorelle, figlie e nipoti, dopo qualche intemperanza, risolve i problemi emotivi: meglio per noi, così Pam smette di fare la lagna e torna caustica come ci piace. A Nora i compiti di ricerca (che in tutte le serie a sfondo fantastico sono fondamentali, su vetusti tomi o sul web), mentre l’uomo d’azione va a conoscere e affrontare il proprio nemico nella sua stessa tana. Questa parte non era un po’ prevedibile? Azzardo, trappola, scioglimento, e poi: il vampiro e la fanciulla ingenua, questa volta la figlia del governatore.

Bill – perché lì c’è ancora un po’ del vecchio Bill – invece viene investito del compito del salvatore addirittura, dopo aver rivelato pure doti profetiche. Però, un attimo. Lilith? In un idillico paesaggio verde? Senza il make up sanguinolento? Che vuole salvare tutti? O è un intrigo che si svelerà in seguito oppure qua ci stanno prendendo per i fondelli.

Cioè, questa è quella Lilith che ha scatenato orge di sangue, che ha fatto scannare l’un con l’altro i propri fedeli? Stanno cercando di farci sentire la nostalgia del caro vecchio Bill gentiluomo? Mentre in lui la controparte malvagia, ormai stanziata nel sistema, prosciuga la malcapitata di turno, come a dimostrare che il male fa più paura perché non è nemmeno una scelta. L’impresa difficile è rendere interessante Bill: potrebbero anche riuscirci, soprattutto se lui diventasse minaccioso per gli umani; invece, Eric viene messo nelle condizioni di fare il bravo leader, che cerca di evitare troppe vittime umane, nonostante le sue dichiarazioni guerrafondaie. Jessica prega, in ginocchio vicino a Bill. L’ho trovata deliziosa, ma questa è True Blood e io quantomeno mi preoccupo.

Perché? Famiglie patriarcali, donne in ruoli subalterni, tutte prese dai loro stati emotivi, ad obbedire alle autorità: se volevano farmi sentire la nostalgia di Maryann, cioè di un personaggio femminile con gli attributi, beh, ci sono riusciti. E Sookie, palla di luce o no, rimorchia e basta? Nonostante tutto è ancora in lei che speriamo, augurandoci di non sbagliarci e che la sua unica chance per l’indipendenza non sia solo rifiutare Eric. Che non se lo merita. E poi, soprattutto noi non ce lo meritiamo!

E sempre della famiglia in qualche modo parlano anche le linee narrative secondarie, difficoltà di fare il padre per Andy, difficoltà a difendere la famiglia e a essere pure un esempio di virtù per Terry, mentre Arlene impersona la donna che usa i mezzi subdoli per prevalere – povera Maggie. E Sam, con moglie surrogata Lafayette (sic), si fa fregare la figlia in custodia dal maschio alfa per definizione. Padri e figli, ma soprattutto padri che devono trovare il modo di difendere e portare avanti la famiglia, senza essere né prevaricatori né vittime del senso d’impotenza. Non è che io voglia per forza la donna manager, dove non ha motivo di essere, fra le sterpaglie di Bon Temps, però tutta questa abbondanza di maschio dominante che deve riscoprire la sua dimensione paterna e protettiva mi puzza un po’ di antifemminismo. Sarò io.

 

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