Recensione: The Vanishers – Heidi Julavits

Costruendo un thriller psicologico teso e labirintico, Heidi Julavits racconta il complesso rapporto che lega madri e figlie e le devastanti invidie che serpeggiano all’interno dell’universo femminile.

Ho sempre pensato che i libri che finiamo con l’amare siano quelli che parlano di come siamo o di come vorremmo essere, quelli in cui, per farla breve, riusciamo a ritrovare qualcosa di noi stessi. The Vanishers ha confermato questa teoria, sovvertendola al tempo stesso.

Usando la componente paranormal come semplice spunto, la Julavits traccia un affresco del variegato e perverso sistema di relazioni che s’instaurano tra donne; un sistema governato da crudeltà e invidie talmente forti e radicate da innescare guerre sotterranee e senza esclusione di colpi.

Accade così che la studentessa di una scuola per giovani psichicamente dotati, Julia Severn, rimanga vittima di un attacco psichico sferrato dalla sua insegnante, Madame Ackerman, che vede in lei una potenziale rivale. Facendole rivivere il suicidio della madre, avvenuto durante il suo primo mese di vita, la donna riesce ad annichilire l’allieva, causandone la perdita dei poteri e dando il via a un lento ma inesorabile declino fisico.

COVER USA

Ormai ridotta all’ombra di se stessa – la mente ottenebrata dai farmaci, diventati i suoi unici compagni di vita –, Julia si trasferisce a New York, rifugiandosi nell’anonimato di un noioso lavoro da segretaria. Un giorno, però, una strana ragazza la avvicina, promettendole una cura per la maledizione che l’affligge. In cambio, lei dovrà ricominciare a usare le sue doti psichiche per rintracciare la controversa regista parigina Dominique Varga, legata alla propaganda di regime e autrice d’inquietanti snuff movie. Comincia così un’avventura in cui il piano reale e quello mentale si confondono e sovrappongono, in una continua ridefinizione del concetto d’identità. Solo dopo aver attraversato il suo inferno personale e ribaltato la sua posizione di vittima – scoprendosi carnefice della donna cui aveva attribuito le colpe della propria distruzione –, Julia riuscirà a venire a patti col proprio rancore nei confronti della figura materna. Un rancore che, invece di separare, unisce e tiene vivo il ricordo.

«Era mia madre. L’avevo persa. [….] Eppure, scommetto che se avesse potuto scegliere non avrebbe voluto che il nostro rapporto, per quanto inesistente, fosse stato diverso. E questo non perché era un essere malvagio, ma perché era una persona, perché nessuno rifiuta il peso della colpa se ad accusarci è qualcuno che amiamo o avremmo potuto amare. Il senso di colpa è l’unico legame che non possiamo mai recidere. […] Le persone possono svanire, persino morire, ma la colpa le mantiene vive, presenti. Perdonarle significa dare loro la libertà, sciogliere le catene, lasciarle sole.

Giurai che non avrei mai perdonato mia madre.»

In questo pensiero – lucido nella sua follia – si esplica l’essenza di una protagonista solo in superficie fragile e vulnerabile che, come tutte le donne che popolano le pagine del romanzo della Julavits, nasconde in realtà un’anima oscura e vendicativa, un bisogno viscerale di tracciare un segno nella vita di chi la circonda, anche se questo segno ha i contorni netti e dolorosi di una ferita che, forse, non potrà più rimarginarsi.

Vorrei poter dire di non aver trovato alcun punto di contatto con Julia o col ritratto spietato che l’autrice fa delle donne, ma non è così. La forza – ma anche il limite – di The Vanishers risiede proprio nella capacità di metterci di fronte a uno specchio, costringendoci ad ammettere che le pulsioni più ataviche, meschine e viscerali sono parte integrante della nostra fallace umanità.

Alla potenza delle tematiche affrontate, si unisce poi una scrittura fluida e semanticamente densa, che affascina e coinvolge, offrendo continui spunti di riflessione. Unici punti deboli l’eccessiva complessità della trama e il continuo susseguirsi di colpi di scena, che spiazzano il lettore, lasciandolo con la sgradevole sensazione di essersi smarrito nel tortuoso labirinto narrativo creato dall’autrice. A volte, però, smarrirsi è l’unico modo per ritrovarsi.

 

L’AUTRICE

Heidi Julavits, classe 1968, è una delle più apprezzate scrittrici americane. Editor della nota rivista letteraria «The Believer» – fondata nel 2003 da Dave Eggers –, ha all’attivo quattro romanzi: The Mineral Palace (2000), The Effect of Living Backwards (2003), The Uses of Enchantment (2006) e The Vanishers (2012), grazie al quale è finalmente approdata anche in Italia.

 

The Vanisher - VOTO: 4/5

Anno: 2012 - Nazione: USA - Pagine: 316 - Prezzo: € 16,50
Autore: Heidi Julavits
Edito da: Elliot
Traduttore: C. Cavallante
Data di uscita in Italia: 26 settembre 2012 - Disponibile in eBook: no
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