Recensione: I vivi, i morti e gli altri di Claudio Vergnani

Una lettura non semplice, che conferma la capacità dell’autore di andare oltre lo splatter, costruendo un romanzo ricco di spunti di riflessione.

Non è sempre facile intrecciare il quotidiano al sovrannaturale: il rischio è quello d’infrangere la sospensione dell’incredulità, scivolando nel paradossale e nel ridicolo. Con I vivi, i morti e gli altri, Claudio Vergnani riesce invece a creare un mix vincente, complice una scrittura acuta e pregnante, capace di andare oltre la superficie delle cose.

Accostato – non a torto – a Bukowski, di cui riprende l’ironia e il gusto per il grottesco, lo scrittore modenese non si limita, però, a svolgere uno sterile esercizio di stile. Nel suo quarto lavoro, gore e azione si fondono con l’intento di far passare un messaggio specifico: la redenzione passa solo attraverso la presa di coscienza della propria condizione esistenziale. I vivi, i morti e gli altri non è solo un horror: è anche un romanzo di formazione.  La battaglia – contro i morti (gli zombi) e contro i vivi (ormai privi di qualsiasi umanità) – è infatti lo strumento attraverso cui il protagonista giunge a una più profonda comprensione del proprio io.

Il quarto lavoro di Vergnani

Mentre il mondo viene invaso dagli zombi, Oprandi – un ex militare alcolizzato, ormai privo di qualunque punto di riferimento – viene assoldato per porre fine, una volta e per tutte, all’esistenza dei cosiddetti morti-viventi. È così che l’uomo s’imbatte nella facoltosa signorina Ursini, ricevendo l’incarico di recuperare il padre non-morto dalla cappella di famiglia per riportarlo alla figlia, che intende dargli una degna sepoltura, dopo che Oprandi gli avrà restituito la pace eterna. La missione sarà caratterizzata da una serie di situazioni e incontri rocamboleschi, che si riveleranno illuminanti per l’ex militare.

Nelle prime pagine, il romanzo sembra ricalcare le dinamiche dei precedenti lavori dell’autore, sollevando nei lettori che già lo conoscono alcune perplessità sull’originalità dell’opera, ma col procedere dell’azione la trama si arricchisce di trovate e personaggi che consentono alla storia di decollare. Si tratta di un decollo lento, conforme al passo del racconto.  A differenza della maggior parte degli scrittori contemporanei – che cedono alla pericolosa e talvolta controproducente tentazione di passare da un colpo di scena all’altro –, Vergnani dilata i tempi narrativi, indugiando sulle descrizioni, una scelta che potrebbe risultare azzardata in un’ epoca in cui i lettori sono più che mai abituati a ritmi che ricalcano quelli cinematografici, ma che, di fatto, contribuisce a creare il giusto livello di suspense.

Altro elemento di forza de I vivi, i morti e gli altri sono i personaggi: anche quelli marginali sono dotati di uno spessore psicologico notevole, legato alla tragicità del contesto in cui sono calati. L’autore sfrutta la figura dello zombi per analizzare aspetti inediti della psiche umana. Nelle situazioni estreme, le maschere cadono e le persone si rivelano per ciò che sono, mostrando tutta la propria meschinità e mancanza di compassione.  Oprandi – personaggio bukowskiano per eccellenza – si discosta con decisione dal cliché del prode bello e senza macchia. L’ex militare, alcolizzato e segnato una vita carica di vicissitudini, non è certo il principe che sconfigge il drago e salva la principessa; al contrario, è un cinico impenitente in cerca una ragione per sopravvivere che, pur compiendo atti di coraggio, non si eleverà mai alla statura di eroe. Imparerà, invece, a conoscere se stesso, gettando le basi per un nuovo inizio.

Interessante anche il modo in cui Vergnani ha “giocato” con l’immagine dello zombi, facendovi convergere suggestioni diverse e aggiungendo un tocco personale. L’influsso più evidente è quello di George Romero: nell’invasione dei non-morti, è infatti ravvisabile l’espressione della decadenza umana, nonché il crollo di un sistema privo di fondamenta. I riferimenti al degrado vissuto dall’Italia sono evidenti, così come l’aspra critica a una società che colma i suoi vuoti creando falsi idoli e abbandonandosi al consumismo più sfrenato. Lo scrittore riprende poi il tema dell’origine haitiana degli zombi della cinematografia di Lucio Fulci, fondendola al mito del Golem.

In conclusione, I vivi, i morti e gli altri è un’opera interessante, venata di un’ironia amara quanto incisiva: Vergnani sembra suggerire che, talvolta, l’orrore peggiore nasce dall’apatia e dal torpore di noi esseri umani, e che la nostra unica chance di redenzione sia riscoprirci “vivi” nel mondo.

L’autore: Claudio Vergnani

Classe 1961, è scrittore e giornalista. Collabora con diverse riviste e magazine di settore. Con Gargoyle ha pubblicato la trilogia vampiresca composta fa Il 18° vampiro (tascabile 2012), Il 36° giusto (2010) e L’ora più buia (2011). Più di ogni altra cosa, ama leggere, giocare a scacchi e boxare.

 

 

 

 I vivi, i morti e gli altri

di Claudio Vergnani
Casa Editrice: Gargoyle
Pagine: 472
Prezzo: 16,50 €
ISBN: 9788898172047

 

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