Recensione: Garden – Il giardino alla fine del mondo di Emma Romero

Una realtà che appare più irraggiungibile di un sogno, questo il tema attorno a cui ruota il bell’esordio di Emma Romero.

Lo sguardo rivolto al “giardino” porterà la giovanissima Maite a vivere un’avventura che le consentirà di andare oltre le apparenze di un sistema in cui l’esercizio delle arti e della scienza è proibito.

 

Un bell’esordio per Emma Romero

La rottura delle apparenze e il sogno della libertà, sono al centro dell’esordio di Emma Romero, giovane autrice milanese, da tenere sicuramente d’occhio. Garden è il primo, riuscito atto di una trilogia distopica dal respiro internazionale. La trama e lo stile risentono fortemente delle influenze di Philipp K. Dick, autore di riferimento della Romero, ma la scrittrice ha saputo staccarsi dal suo maestro per creare una vicenda dotata di una propria originalità, ambientata in un Rinascimento futuro che sembra costituire il rovesciamento in negativo di quello che ha dato i natali ad artisti del calibro di Leonardo Da Vinci e Michelangelo.

Maite, giovane ed efficiente operaia, coltiva la passione per il canto in assoluta segretezza. A costringerla a tale misura estrema, sono le regole vigenti all’interno della Signoria in cui vive, una delle tante e in cui l’Italia è stata suddivisa al termine di una lunga guerra. All’interno del sistema vigente, ai cittadini è vietato esercitare le arti e le scienze. L’unico giorno di svago concesso è quello della Cerimonia, durante la quale si festeggia l’anniversario della Rinascita. Un giorno, Erika, la migliore amica di Maite, commette un’infrazione e viene arrestata e portata in un luogo che nessuno conosce. Da quel momento la protagonista viene travolta da una serie di eventi in cui il sogno di raggiungere il giardino – luogo mitico in cui gli uomini e le donne possono essere liberi – appare sempre meno come un’utopia.

La libertà e l’espressione della propria creatività, le tematiche da cui muove il racconto, sono argomenti di grande attualità, se si considerano i dibattiti accesi sui diritti umani, che la dilagate crisi economica che ha coinvolto le più grandi potenze mondiali minaccia costantemente di offuscare e mettere in discussione. La Signoria rappresenta un modello economico e sociale in cui, attraverso le regole, si cerca di mantenere una diffusa quanto illusoria stabilità. Un computer centrale stabilisce il ruolo che ogni persona deve avere all’interno della società. Maite, destinata a fare l’operaia, è costretta a rinunciare al sogno di cantare, attività proibita, insieme alle altre discipline artistiche e alla scienza, appannaggio di una casta designata. Come avviene nei romanzi di Dick, il mondo apparentemente perfetto è il frutto di un inganno, finalizzato – nel caso di Garden – al mantenimento di un potere che cerca di legittimarsi garantendo una pace che, in realtà, è solo sinonimo di repressione.

Il romanzo è stato definito l’Hunger Games italiano

Oltre la pace effimera, c’è il sogno del giardino. Maite, narratrice in prima persona della storia, prende coscienza gradualmente e in modo doloroso della realtà che ha intorno. Le persone appaiono come automi, simili ai personaggi di Nuovo Mondo di Aldous Huxle: marionette che obbediscono a un destino imposto, senza porsi domande sulle loro condizioni e su quello che desiderano davvero. Il lettore è portato a identificarsi completamente con Maite, personaggio che non ha nulla a che vedere con eroine intrepide e prive di reticenze di altre saghe distopiche. La protagonista del romanzo della Romero è resa con grande umanità, risultando, insieme al figlio del Presidente, una delle figure meglio delineate del romanzo. Meno riuscito il lavoro di caratterizzazione degli altri personaggi, che restano sempre in secondo piano, senza mai acquisire sufficiente spessore.

Dal punto di vista della costruzione della trama, il romanzo si sviluppa in un crescendo di eventi dagli esiti spesso tutt’altro che prevedibili. L’autrice sa dosare molto bene la tensione, avvalendosi di una scrittura semplice e scorrevole che dà maggior risalto all’azione. Il ritmo narrativo non presenta mai cali di tensione, facendo sì che la storia si legga tutta d’un fiato. In questo meccanismo orchestrato con destrezza, a mancare è forse solo una vera e propria “cifra stilistica”, che faccia trapelare la personalità dell’autrice, rendendo la narrazione più personale. Garden resta però un romanzo ricco di spunti interessanti, ed Emma Romero un’autrice di buon calibro, malgrado la giovane età.

L’autrice: Emma Romero

Classe 1978, di Emma Romero – pseudonimo di un’autrice milanese – si sa davvero poco, a parte che è una lettrice appassionata di Philip K.Dick. Garden è il suo primo romanzo.

 

Garden. Il giardino alla fine del mondo

di Emma Romero
Casa Editrice: Mondadori
Collana: Chrysalide
Pagine: 300
Prezzo: 14,90 €
ISBN: 9788804627180

 

 

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