Once Upon a Time 2×20 “The Evil Queen”

Questi cattivi proprio non li capisco.

No, perché ci vuole una coerenza quasi inumana, oppure una notevole e purissima idiozia. In questo episodio di Once Upon a Time ci tocca in sorte di esplorare ulteriormente (ancora?) il rapporto passato fra Snow e Regina.

A Storybrooke, intanto si vagliano le varie opzioni riguardo alla possibilità di ritornare all’origine, nel mondo delle fiabe, mediante piantine di fagioli magici amorosamente coltivate. Se qualcosa viene lungamente e faticosamente curata quasi certamente verrà distrutta a velocità e con facilità inversamente proporzionali. E vi pare comunque che questo trasloco potrebbe mai avvenire in pace e tranquillità? Sarà una questione di karma, cioè chi la fa la aspetti. Regina infatti, quando finalmente era riuscita a diventare la regina del Regno delle fiabe, riducendo Snow al ruolo di fuorilegge, aveva trovato il modo di essere insoddisfatta constatando che, chissà come mai, i suoi sudditi non l’amavano. Ma no?? E così, visto che non riceveva delazioni sebbene avesse promesso un premio, aveva pronunciato la frase che probabilmente ogni personaggio – e sicuramente ogni attore – vorrebbe pronunciare nella propria carriera: “Kill them all!” Mezzo villaggio sterminato.

Non contenta va da Rumpelstiltskin e chiede un incantesimo per assumere un altro aspetto e spiare il suo popolo, trovare Snow e liberarsene una volta per tutte. E già qui, uno dovrebbe trarre le dovute conclusioni: ma chi te la fa fare? Sei la regina, hai il potere, Snow ha perso tutto, ma che vuoi più dalla vita? Vuoi essere amata. Seriously?!?

E così le circonvolute circostanze immaginate da sceneggiatori inclini ai virtuosismi portano a Regina ferita – perché si è comportata da completa idiota, pretendendo di farsi riconoscere dai suoi soldati pur essendo sotto false sembianze – e soccorsa, da chi? Ma da Snow, Biancaneve, che di secondo nome fa Robin Hood … oppure no, che Robin Hood già esiste in quel mondo, ma probabilmente scopriremo un giorno che sono fratelli separati alla nascita, ok.

E così i nostri sentimenti e la nostra patologica inclinazione a commuoverci sono perversamente titillati dall’ennesimo dialogo in cui Regina, senza essere riconosciuta da Snow, constata di essere all’origine dell’inveterato buonismo di lei: sì, perché quando quella famosa volta da bambina è stata salvata proprio da Regina da un cavallo imbizzarrito, la sua vita è cambiata, lei ha compreso che si deve aiutare chiunque e dovunque quando si può. Insomma, Regina, chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Davanti alla possibilità di essere perdonata, accolta, amata, lei è lì lì, quasi quasi, per diventare buona … e invece BAM! un mucchio ordinato di comparse impilate sul terreno, i villici sterminati – senza tracce di sangue pena la squalifica – sconvolgono Snow che, come non detto, non potrà mai perdonare Regina, perché lei è irredimibile. Poi l’agnizione di rito e, per la centomillesima volta, Snow la lascia andare. Siccome è buona, sapete.

La faccenda a Storybrooke è tutto sommato speculare: Snow e David chiacchierano amabilmente sgranocchiando al porto, mentre un anonimo quanto caratteristico pescatore ascolta senza dare nell’occhio le loro conversazioni. “Portiamo Regina con noi? Non portiamo regina con noi. Sarà capace di cambiare? Non sarà capace di cambiare” Dopo questi dialoghi è ovvio che l’unico altro astante nella scena sia ovviamente Macchia Nera, ah no scusate, Regina, che nel frattempo è finalmente riuscita a imparare l’incantesimo per mutare sembianze, pure con l’optional della nuvoletta fucsia, che fa tanto glamour.

Dunque che fa: va da Henry e gli chiede: “Che dici se ce ne andiamo io e te a stare soli soletti nel Regno delle fiabe?” “Soli?” risponde il povero bambino “e tutti gli altri?”

“Ma li uccidiamo, naturalmente!” risponde sorridendo questa Evil Queen da barzelletta. Due “Kill them all” in una sola puntata, perché, se no, non potevano intitolarla The Evil Queen.

E quando Henry chiede “Scusa, mammina, come posso amarti se vuoi uccidere sempre tutti?” Lei dice: “Ah, ok, come non detto, guardami un attimo negli oooooooccchhhhiiiiiii!” e ricomincia tutto daccapo senza proposta strana.

Emma, Neal ed Henry cincischiano riguardo a Tamara, perché la nostra eroina non vuole tornare con il suo ex, no, è solo che Tamara è cattiva ed Emma deve fare la Cassandra della situazione, perché nessuno deve crederle per poter poi dire con sufficiente efficacia “ve l’avevo detto!” e, insomma, non è gelosa. E noi spettatori, che sappiamo tutto, possiamo sentirci tanto intelligenti, e loro no. Per inciso, i telefilm li vediamo pure per questo, vero?

Ultima chicca. Siamo in un telefilm fantasy, un qualche mostro ci deve stare per forza nel pacchetto: prendiamone in prestito uno da Harry Potter, che li danno con lo sconto, e rimettiamo in ballo il personaggio di Malefica, dato che Kristin Bauer van Straten vuole un cachet da paura. Con chi la facciamo interagire? Ah già oggi non abbiamo ancora fatto picchiare, imbavagliare, imprigionare  Hook. E senza BDSM il ragazzo non è abbastanza sexy. Così: duello, utilizzo di Tamara e Greg – che tanto li dobbiamo ammortizzare – e troviamo il modo di sconfiggere ancora Regina lasciandola senza magia, ma con il suo grado di stronzaggine standard e tutti, per ora, sono felici e contenti, con il lieto fine provvisorio come da contratto.

C’è bisogno di una conclusione? A volte anche gli sceneggiatori, sono stanchi, demotivati, non sanno più che pesci pigliare e devono utilizzare sempre gli stessi personaggi. Siamo disposti a comprendere i poverini? Anche se scrivono gli episodi quando sono completamente bevuti? Facciamo come Snow o come the Evil Queen?

No, perché per quanto sono pagati avrebbero il sacrosanto dovere di fornirci cattivi meno idioti, oppure pagare alla Evil Queen un terapeuta, ma di quelli bravi, che le spieghi come mai non riesce a ottenere amore e stima quando tende a programmare stragi un giorno sì e un giorno no. Ma forse è meglio un terapeuta per la squadra di sceneggiatori, se non vogliono uno sciopero a oltranza di fate, nani, giganti e arcieri senza paura che non vogliono più essere trattati da imbecilli.

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