The Host – Andrew Niccol

La trasposizione del romanzo di Stephenie Meyer si rivela un flop. Sceneggiatura scialba e personaggi solo abbozzati.

La Terra è stata assoggettata da alieni denominati Anime che sono simili ai parassiti: si inseriscono all’interno dei corpi degli esseri umani, per poi adoperarli e far soccombere le singole coscienze e personalità. La resistenza è alle corde: tra le sue fila c’è la giovane Melanie Stryder.

Nel tentativo di proteggere il fratellino Jamie e il suo ragazzo Jared, Mel viene catturata e resa schiava da un’aliena chiamata Viandante, che ha vissuto su diversi pianeti assoggettati dalle Anime.  Viandante, però, non ha mai conosciuto la razza umana e l’immensa gamma di emozioni che albergano nel cuore dell’Uomo. Infatti quando l’Anima Cercatrice le chiede di assoggettare la personalità di Mel per prendere le informazioni sui nascondigli della resistenza, Viandante non riesce a sopraffare la giovane umana. Mel continua a vivere nel suo corpo, nonostante i tentativi di Viandante di “cancellarla” dalla sua stessa mente. L’aliena si ritrova così a provare le stesse emozioni di Mel, rivivendo i suoi ricordi…

Deludente e noioso. La trasposizione del romanzo di Stephenie Meyer, The Host, si è rivelata quasi un totale disastro.  Solo pochissimi elementi del nuovo film di Andrew Niccol si possono salvare. Dal regista di Gattaca – La porta dell’universo, si sarebbe aspettato un risultato nettamente migliore. Viene da domandarsi cosa pensino i produttori e gli sceneggiatori americani della giovane generazione di oggi. Non è detto che un film per adolescenti debba essere superficiale, pieno di notevoli effetti speciali, ragazzi prestanti e belle ragazze.  I film degli anni ottante e novanta, dedicati ad un pubblico giovane, erano comunque leggibili sotto più punti di vista e analizzabili tramite diverse interpretazioni.  I Goonies, Papà ho trovato un amico, Navigator, Breakfast club: tutti film indimenticabili.

Con The Host, invece, si tocca il fondo: una sceneggiatura abbozzata, dialoghi scialbi, nessuna analisi introspettiva dei personaggi e la totale assenza di un messaggio forte per il pubblico. Forse, però, i produttori non hanno capito gli adolescenti di oggi. Sia in Italia che in America, infatti, i risultati al botteghino sono stati deludenti, quasi un flop. Un’altra domanda da porre agli sceneggiatori sarebbe: hanno letto il libro prima di dedicarsi alla trasposizione? In diverse sedi è stato detto che The Host è un romanzo ben scritto e con una storia notevole, che ha conquistato anche i detrattori di Edward e Bella. Il rapporto fra Mel e Wanda, il disagio emotivo nel condividere uno stesso corpo, la diffidenza delle due che man mano cede il posto alla stima, alla fiducia e all’amicizia: tutto questo viene solo accennato nel film, mentre nel romanzo sono elementi cardine della storia. Nel film non esiste neanche il contrasto fra Jared e Ian, la difficoltà di Wanda di relazionarsi con la resistenza e l’amare due uomini differenti pur avendo un solo corpo. La sceneggiatura di Niccol si rivela piena di lacune, inesattezze ed errori basilari nella struttura stessa dello script. L’andamento dell’azione è assente e la mancanza di personaggi forti rendono il film davvero noioso.

Una nota fortemente negativa è la resa dei dialoghi mentali fra Melanie e Wanda. Nel libro si parlavano nella mente, appunto, ma nel film, per far comprendere se a parlare fosse l’una o l’altra, Niccol riduce Mel ad una blanda voce fuori campo, mentre Wanda si gira improvvisamente verso la cinepresa, senza mai fissarla, e comincia a parlare da sola: un risultato ridicolo. Gli unici due elementi che si salvano sono la colonna sonora, in cui spicca la canzone degli Imagine Dragons, e la prova attoriale della brava Saoirse Ronan. 

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo!

Altri articoli:

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.
  • RSS
  • Facebook