Once Upon a Time 2×18 “Selfless, Brave and True”

Biancaneve e Pinocchio hanno problemi simili. Solo in Once Upon a time!

“Questo è il mio problema – dice August – spero sempre che le cose si possano ancora sistemare, che io possa trovare redenzione per gli errori che ho commesso. Ma forse per certe cose non si può tornare indietro”.

“Non importa cosa hai fatto, meriti un’altra possibilità” risponde Snow e così facendo realizza che questo è vero anche per se stessa. Come li definisce lo stesso Pinocchio poco dopo, questi sono problemi di “perdono, redenzione”.

Uno show americano offre molte cose gradevoli agli spettatori, molti motivi per sedersi in poltrona a guardare, sia che la visione sia il frutto di uno zapping casuale, sia che quello specifico show sia il meglio che ti può capitare in una stanca serata televisiva rassegnata alle deprimenti programmazioni italiane, sia che lo “spettatore” si possa invece classificare come fan accanito di quella particolare serie televisiva. Certo i creatori di uno show fanno un ottimo lavoro nel selezionare e miscelare gli ingredienti che alla fine produrranno quella sensazione di piacere che lo spettatore vorrà poi riprodurre attendendo l’episodio successivo. Gli americani sono esperti nel mettere a punto i metodi, nel capire come premere quei bottoni nella nostra testa che procurano endorfine, cioè stupore, suspense, emozione, riflessione. Quindi, insomma, sappiamo di che cosa stiamo parlando: di un prodotto televisivo che possiamo goderci, che possiamo criticare perché non ci ha dato gli elementi che quella sera oppure in genere preferiamo procurarci quando guardiamo uno show, che possiamo, anche, analizzare, per scoprire il meccanismo ed essere spettatori più consapevoli. Tutti lo facciamo in quantità minore o maggiore, per quanto ci possano soddisfare i costumi principeschi o i quadricipiti particolarmente espressivi di un personaggio o una shipping.

Tutto questo per dire: questo ultimo episodio di Once Upon a Time aveva un po’ tutto, eppure il risultato finale è come quello di una torta i cui ingredienti non si siano amalgamati bene.

In generale abbiamo trovato Regina risistemata nel suo ruolo ambiguo di regina/sindaco in aspettativa (sarò buona? Sarò cattiva? Dipende, mi regolerò di conseguenza); abbiamo visto Snow provare a procedere. Certo è un personaggio strano: si veste come un’insegnante delle elementari dovrebbe fare per rassicurare i bambini, va in crisi depressiva per l’unica cosa davvero cattiva che abbia mai fatto, va a fare una passeggiata nel bosco e tira con l’arco meglio di Oliver Queen. Dolce come la Biancaneve disneyana, tosta come Giovanna d’Arco e Robin Hood messi insieme, autorevole come una regina a cui non hanno dato molto tempo per avere un regno, umana come qualcuno che ha il coraggio di fronteggiare i propri limiti. Ce la propongono in modo tale che questi diversi lati di lei, messi insieme, non ci consentano di spegnere il televisore (o il pc) inondati da troppa melassa.

Tamara. Ma chi è Tamara?? C’è bisogno di uno spauracchio ogni tanto e ora tocca a lei fornire qual tanto di ansia riguardo a che cosa riuscirà a rovinare questa volta. Sebbene i trascorsi di Ouat ci dicano che l’unità dei buoni – perché sempre della rovina della famiglia si parla – non la si intacca tanto facilmente e comunque non per molto tempo. C’è chi dice (possibile SPOILER) che Tamara sia Ursula de La sirenetta. Forse. Comunque, ricapitoliamo: ha fatto in modo di diventare la fidanzata di Neal/Bael; ha macchinato per precipitare nell’ignominia August; ha ucciso il Dragone (ma in che fiaba sta? Una cinese, forse?); è l’amante di Owen. Le scatole cinesi di Ouat funzionano in modo tale che, se hai scartato il pacchetto dei cattivi e sei riuscito a trovare un po’ di buono in ognuno di loro, devi con urgenza procurarti un altro cattivo. In particolare, secondo me, con Tamara si vuole trovare un nemico diretto a Emma, che se no ha poco da fare e la sua spada si arrugginisce. Amore e guerra: Neal e Tamara. E Hook? Si può sfuggire alla benedetta legge del triangolo anche in questo show? È da vedere.

Sta al gusto di ognuno poi stabilire cosa ci sia al centro di uno show: per me è la dinamica morale. Fra un teaser che fa fuori un drago, Pinocchio che fa il barbone in roulotte e David che mette i fiorellini sul vassoio per la colazione di Snow, tutto sommato la speranza di August, il credere nelle seconde chance di Biancaneve e la necessità di perdono che entrambi vivono sono la cosa più interessante. È il buonismo americano? Confesso che mi è venuta in mente la Riforma protestante e l’abolizione del sacramento della confessione da parte di Lutero. L’impossibilità di sapere se Dio ti perdona e se sei destinato all’inferno o al paradiso non sembra avere niente a che fare con la religione new age di Once Upon a Time, talmente indifferenziata da poter essere politicamente corretta. Eppure la constatazione dolorosa del male che liberamente scegli di fare e la necessità di sentirti perdonato da qualcuno le cui braccia accoglienti si possano percepire parlano tantissimo della nostra povera umanità. L’abbraccio dolce di David a Snow l’ho apprezzato: “Conosco il tuo cuore meglio di quanto lo conosca tu stessa”. Questo è quello che chiunque si vorrebbe sentirsi dire e, in tempo di Pasqua, a me basta.

 

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