Recensione: Dark Rock Chronicles – Marco Guadalupi

Il romanzo d’esordio di Marco Guadalupi per Plesio Editore

Vediamo… prendiamo un bel plico di pagine bianche e mettiamoci bulli e tornei all’ultimo sangue  (anche se a suon di riff e assoli e non di colpi marziali alla Karate Kid); poi un incipit da B-movie horror, con protagonisti non proprio svegli, fumati e dal vocabolario limitato – che termina disastrosamente ogni frase con “bello” o “amico” –, che per una stupida bravata a danno del riccone snob di turno si ritrovano con polizia alle calcagna e una casa alla Non aprite quella porta come unico rifugio.

Aggiungiamo una colonna sonora “vivente”, una buona dose di grottesco e una pesante manciata di trash intelligente alla Rocky Horror Picture Show. Shakeriamo per benino e poi gustiamoci questo frullato mille gusti più uno (per allungare la lista di citazioni potteriane del testo!) che, nonostante gli ingredienti noti, ha un sapore tutto nuovo e inaspettato.

L’atmosfera e la trama del romanzo sono surreali, ma i protagonisti sono singolarmente “comuni”, veri, quasi troppo terra a terra; la narrazione è semplice, priva di virtuosismi, diretta, ma le citazioni musicali (esibite o nascoste un po’ dappertutto) la impreziosiscono, certi passaggi di complicità tra amici e di romanticismo la addolciscono, l’ironia e persino una certa scurrile trivialità la rendono originale e “famigliare”.

In un mondo in cui uno dei massimi eventi nazionali è il Torneo dei Rock Guerrieri, dove si combatte con esecuzioni musicali e strumenti modificati per essere armi – nel modo più originale e dannoso possibile – e dal quale si esce per lo più mutilati, se non defunti; in un mondo in cui esistono il Carcere dei Rocker sopra le Righe e il Rock & Rock College; in un mondo dove i tuoi amici si chiamano Duff e Axl (Gun’s alla riscossa!) e dove puoi incontrare un demone bassotto (membro dei Zed Lep!) che ti rapisce un componente della band e ti inguaia in un patto improbabile, un agente frustrato e venduto con l’iride dorata sempre in movimento e avversari che si presentano sul palco/ring in groppa a dei veri draghi… la misura e la normalità possono trovare spazio solo nell’amicizia e nel primo amore.

Divertente, irriverente, forse strabordante e un po’ folle, pieno di amore spassionato per la musica, l’esordio di Guadalupi porta una ventata di freschezza e originalità nell’ambiente fantasy e horror (non parlo di genere, perché è difficile e forse limitativo etichettare il romanzo) ed è innovativo anche nel concept dell’impostazione: i capitoli corrispondono alle tracks della compilation, che vanta un LATO A e un LATO B e di Ghost e Bonus Tracks! Non conquista l’applauso a braccia alzate (le 4 stelline, per intenderci) solo per una poco brillante prima parte, un’eccessiva semplicità e leggerezza in certi passaggi (in particolar modo a livello morale, ma è l’autore stesso a sottolineare che il libro non è da prendere sul serio) e soprattutto, purtroppo, per un poco curato editing, che affatica la lettura.

Mi accomodo nel mondo folle ed esplosivo dei DRC dedicando a tutti i componenti della band e all’autore una citazione del grandissimo dr. Frank-N-Furter che li rappresenta straordinariamente bene:

«Don’t dream it, be it.»
(«Non sognatelo, siatelo.»)

Dark Rock Chronicles

Autore: Marco Guadalupi
Editore: Plesio Editore, 2012
Collana: Aurendor
Pagine: 240
Formato: brossura
ISBN: 8890646268

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