Once Upon a Time 2×13 “Tiny”

Giganti, nani, fagioli e… famiglie disfunzionali.

Episodio di passaggio per Once Upon a Time, che lascia in sospeso, aggiungendovi qualche elemento di contorno, la linea di trama che riguarda Regina e quella che implica il desiderio degli abitanti di Storybrooke di tornarsene nel mondo delle fiabe.

Anton, il gigante solitario che avevamo incontrato nell’escursione di Emma e Snow nel mondo magico, una volta, tanto tempo prima, non era tanto solitario, anzi aveva parecchi fratelli che lo prendevano in giro perché sì, beh, lui era piccolo rispetto agli altri… Insomma un po’ di storie e questi enormi e rumorosi omaccioni vengono sterminati con una facilità impressionante da tanti nanerottol… ah no, erano uomini. Seriously? Spade avvelenate? Stuzzicadenti letali: questo dovrebbe essere il segreto per compiere un ecatombe di rissosi giganti. Va bene: è il mondo delle fiabe, possiamo anche lasciar perdere. Il nostro caro gigante, ormai a dimensione umana standard, è giunto a Storybrooke dentro una confortevole gabbia a bordo della nave invisibile: sono Snow e David a trovare l’una e l’altro, guidati da un Hook ancora non al meglio di sé. Un po’ di kajal potrebbe aiutare.

Il simil gigante dovrebbe essere l’asso ingombrante nascosto nell’ampia manica di Cora, ma quando vede il nostro Azzurro gli salta la mosca al naso e lo travolge con una facilità offensiva per un principe che si rispetti. Tiny, così i fratelli giganti chiamavano il povero Anton (cioè Piccolo) ha conosciuto il baldo guerriero in passato, ma… no non era lui, era il suo gemello separato alla nascita, il tracotante e truffaldino James, morto nel combattere il drago un po’ di tempo fa. Agnizione, come nel più classico tipo di romanzo d’avventura.

Nel doveroso flashback troviamo il gemello malvagio – perché l’espressione di Joshua Dallas mi sembra sempre quella? Chissà – che prende in giro il credulone Anton per potersi impadronire del tesoro dei giganti e riesce pure a mollare in difficoltà la sua amante Jaqueline, Jack per gli amici. Ed ecco che con qualche capitombolo siamo arrivati a “Jack e il fagiolo magico”. Anche questa è fatta.

Il tenero e arrabbiato Tiny, deluso dai suoi falsi amici, darà non poco filo da torcere ai poveri abitanti di Storybrooke, con la sua stazza accresciuta. Già: stazza accresciuta grazie a chi? Regina, ovviamente, che sta elaborando un gioco ambiguo, convinta da Cora: accetta le scuse di Snow, ma stringe patti con Hook, doppiogiochista per vocazione.

All’ospedale intanto Belle la smemorata e lo sconosciuto con un’ottima memoria convengono che in quello strano posto c’è qualcosa che non va.  La trama si infittisce.

Eppure il buon cuore vince, Tiny riceve la dimostrazione di sincerità di questi umani, supera il dolore del tradimento e, tornato a una normale dimensione di sovrappeso, trova la famiglia perfetta alla quale appartenere: i nani. Ecco: era un gigante nano. Dovevamo capirlo. E offre anche qualcosa per sdebitarsi: un germe di fagiolo magico che, come portale tra i mondi, può riportare gli abitanti di Storybrooke tutti a casa. Snow non è d’accordo e in questo episodio si chiarisce perché: non vorrebbe mai lasciare Emma. Si vedrà, giusto? Tanto succede sempre qualche altra cosa!

Alcuni elementi mi sono piaciuti di questo episodio non eccelso: Snow e David che si divertono a correre pericoli insieme e a scamparla, ad esempio. Una dimensione giocosa e avventurosa del matrimonio che forse non è abbastanza per accendere più di tanto l’interesse per la coppia, ma che è una ventata allegra. Godibile lo scambio di battute in corsa fra David e il nano, in cui finalmente si scioglie il groviglio improponibile della sua identità: Charming, James, David, ecc. ecc. per cui alla fine il nome fittizio, che aveva a Storybrooke prima che la maledizione fosse spezzata, è proprio il suo vero nome. Altro nodo sciolto.

Poi, dulcis in fundo, Tremotino all’aeroporto, col capogiro, le esitazioni, la confusione e l’orgoglio che non gli permette di riconoscere la sua fragilità. Ed Emma lo aiuta, lo sostiene come se non fosse uno dei nemici più pericolosi, l’artefice di tutto. Strane famiglie, ma famiglie.

E comunque, Robert Carlyle rules!!!

 

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo!

Altri articoli:

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.
  • RSS
  • Facebook