L’inferno di Dante – Paolo Barbieri

Dopo le numerose immagini di copertina di romanzi fantasy di successo, Paolo Barbieri ci aveva già stupito nel 2011 con il libro illustrato Favole degli Dei di cui era autore non solo delle immagini ma anche dei testi. Ora ci sorprende con un nuovo lavoro L’Inferno di Dante. Inquietante, avvolgente e sensazionale.

Paolo Barbieri comincia a disegnare, ancora bambino, ispirandosi ai cartoni animati di Ufo Robot. Da allora colleziona una serie impressionante di collaborazioni con case editrici italiane e straniere per libri di fantascienza e fantasy, illustrando copertine di autori come Eco, Cussler, Crichton, Wilbur Smith, George R.R. Martin.

Ha legato il suo nome al successo di Licia Troisi, di cui ha curato tutte le copertine e i due libri illustrati Creature del Mondo Emerso e Le guerre del Mondo Emerso — Guerrieri e Creature. Nel 2011 esordisce come autore con Favole degli dei.

Non sarà stato semplice per Paolo Barbieri scegliere solo alcuni dei passi dell’Inferno di Dante per costruire questo libro.  Ma sicuramente quelle riportate sono le terzine dei canti che più lo hanno ispirato. Paolo Barbieri non ci delude in questo nuovo progetto in cui sottolinea la forza e il vigore dei colori e dei tratti decisi, reinterpretando personaggi e luoghi che il Sommo poeta aveva immaginato e descritto.

Dalla selva oscura “[…] selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova la paura!” (Canto I, vv 5-6) alla porta dell’inferno, passando nei vari gironi per tornare a “[…] riveder le stelle” (Canto XXXIV, v 139). L’artista sfodera tutte le sue capacità, donandoci un libro pregno di dolore e sofferenza, ma anche ricco di passionalità carnale e sensualità. Lo fa realizzando immagini volutamente in chiave fantasy alternando personaggi maschili e femminili esteticamente belli a figure grottesche.

Interessante la scelta di disegnare Dante Alighieri giovane e di bell’aspetto perché come dice Barbieri stessoHo rappresentato Dante cercando una via di mezzo tra quello che io vedo e quello che un pubblico giovane può vedere. Mi piaceva l’idea di rappresentare l’interiorità di Dante, un uomo che più di settecento anni fa ha immaginato un mondo di sentimenti, di paure, di rabbie e di torture, ma assolutamente incorniciato da grandi sensazioni forti, creando un racconto spettacolare. Nella realizzazione delle creature terribili come Caronte, Minosse, i diavoli a guardia delle porte di Dite e poi furie, arpie, malebranche e demoni l’artista ha accentuato i tratti somatici per amplificare le paure descritte dallo stesso Dante. Espressioni sanguinarie e beffarde, arti possenti o scheletrici atti a marcare il compito a cui ognuno di loro è destinato. Quindi è la sua bellezza interiore che ho voluto riportare sul suo volto”.

Bellissime e sensuali le donne dell’Inferno di Barbieri. Beatrice, Elettra, Cleopatra ed Elena di Troia esprimono una languida voluttà mista a quella fierezza femminile tipica di chi conosce le proprie capacità e le esercita con maestria.

Il background artistico di Paolo Barbieri, le sue passioni e la sua carriera lo portano a rappresentare l’inferno simile a quei luoghi per noi cari, descritti in molti romanzi fantasy, come la torre di Isengard o l’ingresso di Moria de Il Signore degli anelli di J.R.R. Tolkien, rendendo l’atmosfera ancor più surreale, suggestiva e magica.

Anche i paesaggi trasmettono sensazioni forti. Luoghi aperti in cui perdersi e sprofondare. Esprimono l’infinito terrore e la suggestione di un inferno reale. Mi sono scatenato con i paesaggi cercando di non disegnare una roccia fine a se stessa, ma rendere l’inferno un posto ancora più grande e palpabile di quello che lo stesso autore ha identificato” dichiara Barbieri.

Barbieri ha trovato una via di mezzo tra l’Inferno di Dante e il suo immaginario inferno personale. Ne è un palese esempio la scena di Paolo e Francesca trafitti da un enorme pugnale che rappresenta una scelta stilistica dell’artista. Disperazione che si fonde con l’amore eterno, un sentimento espresso senza freni. L’abbraccio protettivo di Paolo che avvolge Francesca contrapposto all’arma bianca che ha in questo caso una doppia valenza, rappresenta infatti l’elemento metafora del peccato che condanna e punisce i due amanti, ma contemporaneamente è lo strumento che li tiene uniti in un legame eterno.

Come per Favole degli Dei anche quest’ultimo alterna illustrazioni a colori e disegni a matita, ma mentre nel primo libro Barbieri si sbizzarrisce tra contaminazioni di genere fantasy, fantascienza e steampunk, ne L’Inferno di Dante sceglie di rimanere più fedele alla classicità, culla della sua arte. Molte illustrazioni, anche se chiaramente realizzate col supporto tecnico del computer, sembrano invece dipinte, lasciando intravedere “le pennellate” come in un quadro realizzato alla vecchia maniera.

Un’altra particolarità è quella di creare il fondo delle immagini con colori molto più saturi e violenti dei personaggi in primo piano, questo permette di enfatizzare i luoghi di sofferenza e renderli più vividi agli occhi di chi osserva. Credo che il conte Ugolino sia stato il primo disegno realizzato a matita su una tavola di cm 50×70 e poi tra un disegno e una documentazione è nato un elenco di personaggi” racconta l’artista. “Ogni tavola ha rappresentato una grande sfida perché cerco sempre di fare in modo che i miei disegni non sono soltanto dei colori ma siano dei racconti”.

L’Inferno di Dante di Paolo Barbieri è un esempio di arte che narra attraverso le immagini con un gusto oscuro e macabro. Un libro da gustare con gli occhi lasciandosi avvolgere da ogni splendido dettaglio.

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