Beauty and the Beast 1×12

La Bella e la Bestia di nuovo insieme? Non è durata a lungo l’interferenza della ex di Vincent. Si impone, dunque, un interrogativo: a che pro tirare in ballo la rossa Alex?

Con la dodicesima puntata (titolo: Cold Turkey) B&B si concentra quasi esclusivamente sulla vena romance, sciorinando un incredibile armamentario di luoghi comuni sul sentimento. Ragazze che frignano sui maschi mascalzoni tra drink e karaoke, baldi giovani in odore di tresca che si arrampicano sugli specchi a colpi di «non sei una seconda scelta» e «non si è trattato di preferire lei a te, ma di un futuro migliore per me». Persino la furibonda battaglia nei boschi contro gli uomini della Muirfield sembra un sbrigativo intermezzo tra una scaramuccia di cuore e un’altra. E sull’obbligo della trama autoconclusiva pare regnare un generale accordo tra i personaggi: “Dai per stavolta lasciamo perdere che voglia non ce n’è!”. Difficile, dunque, tracciare il recap di questo episodio. O forse semplicissimo: Vincent sceglie Alex per giocare con Catherine la carta “amici come prima”. Catherine spergiura di dimenticarlo e si limita a rischiare carriera e fedina penale (che novità!) per proteggere sia lui che Alex. Sul finale la bella infermiera decide che non le si addice una relazione con un sociopatico pseudo-Hulk che sbrana la gente, anche se è cattivissima gente della spa del Male. Per cui siamo di nuovo a Vincent sul ballatoio del palazzo di Cat a sussurrare virilmente: «Io non vado da nessuna parte». Esattamente come il serial, che continua a ballare la gambero dance. Alex viene apparentemente liquidata senza che abbia dato un vero contributo all’evoluzione della storia. A meno che gli autori non prendano in seria considerazione il suo ruolo nel ribadire che Vincent è condannato, non può amare come un uomo qualsiasi e solo Cat lo accetta per quello che è. Un concetto martellato in tutto l’arco di questa stagione, ogni sacrosanto episodio. Perché tirare fuori un personaggio a sorpresa per poi sprecarlo? E perché ci sorprendiamo, dal momento che questa sindrome di auto-sabotaggio si è manifestata fina dalle prime sequenze?

Lo facciamo perché avevamo iniziato a coltivare qualche speranza per il destino di questo prodotto in cerca d’identità. E invece siamo ancora qui con i due (non)trombamici investigatori in preda alle paturnie adolescenziali. Ma non è tutto. La clamorosa ricerca di Evan sul dna di Vincent che avrebbe potuto mettere a rischio il segreto dell’ex marine? Acqua passata, pericolo scampato prima ancora di materializzarsi. Così, solo perché le sceneggiature non si pagano a riga prodotta.

Al prossimo episodio, Trust No One. E, difatti, non ci crediamo proprio…

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