Lo Hobbit – J.R.R.Tolkien

Non solo una storia per bambini

Le avventure di Bilbo Baggins non vanno lette come un capitolo isolato, ma come un atto in fieri della creatività del grande autore inglese, che nelle sue opere rielabora in maniera originale e personale temi e personaggi della mitologia e del folklore anglosassone.

Lo hobbit, un piccolo capolavoro di Tolkien

Elfi, folletti, orchi e non solo: il folklore anglosassone è ricco di magiche creature; un repertorio che ha  contribuito fortemente al radicamento e alla nobilitazione del fantasy. Già ne Il sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare troviamo personaggi della Corte Felice (Seelie Court, opposta alla Unselie Court, ovvero la Corte Malvagia), cui appartengono creature buone (in alcuni casi anche pasticcione). E a proposito di folletti: in inglese si chiamano hob (gli hobgoblin sono folletti malvagi, per intenderci, quelli che compaiono nel film Labyrinth) radice del termine hobbit. Una creatura che ricorda un folletto per la statura, ma che a differenza di questo non ha poteri magici. Gli hobbit vengono descritti da Tolkien con precisione certosina, contrapponendoli alle altre creature presenti nell’omonimo romanzo. Tra questi spicca Baggins, che come gli altri membri del suo popolo è un abitudinario che, improvvisamente, vedrà turbata la pace che caratterizza il suo vissuto.

Bilbo se ne sta in panciolle nella sua casetta sotterranea, a fumare la sua erba-pipa, quando riceve la visita dello stregone Gandalf, che gli propone un’avventura. Da buon hobbit,  Bilbo rifiuta la proposta, ma invita per il té il bizzarro ospite, che accetta senza pensarci. Il giorno successivo lo hobbit si trova ad allestire la tavola per tredici nani, capeggiati da Thorin Scudodiquercia, che invadono letteralmente la residenza. Successivamente Bilbo viene indicato come il quattordicesimo componente della scalcagnata compagnia, costituitasi per riconquistare il tesoro perduto, ora sorvegliato dal drago Smog. La partenza risulta caotica per Baggins, che al risveglio, dopo i bagordi, crede con sollievo di essere da solo. In realtà “il dado è tratto”: i nani lo aspettano e per lo hobbit ha inizio una serie di avventure incredibili, che lo costringono a infrangere le consuetudini e a mettere da parte ogni remora.

Il viaggio alla riconquista del tesoro è caratterizzato fin dall’inizio da situazioni rocambolesche: si comincia con gli Uomini Neri, pronti a fare banchetto dei nostri magnifici quattordici, e si procede in un crescendo di prove e situazioni sempre più complesse, in cui il ruolo di Bilbo sarà sempre più importante e attivo. Il tutto grazie a un oggetto, che diventerà un prezioso alleato: l’anello sottratto a Gollum, dopo aver risolto una serie di indovinelli. Dal momento in cui avrà “questa dotazione”, lo hobbit, sempre più coinvolto nelle vicissitudini, agirà come un piccolo eroe, guadagnando di volta in volta la stima dei nani, all’inizio scettici nei confronti della timida creatura. In più occasioni i protagonisti si imbattono in nemici pericolosi, che li mette a dura prova; il culmine arriva con la battaglia finale, che vede schierate diverse creature, spinte dall’ambizione alla conquista del pregiato tesoro dei nani.

Alcune locandine del film tratto dal romanzo

Una fiaba, ma anche qualcosa di più: Lo hobbit approfondisce gli archetipi del genere, superando certi schematismi connaturati alle narrazioni più brevi. Siamo nel campo del romanzo, un genere che consente uno sviluppo articolato delle azioni, come avviene per il percorso intrapreso dai protagonisti, ricreato in un mondo verosimile e caratterizzato da una coerenza realistica. La penna di Tolkien indugia sui dettagli, ricostruisce il viaggio degli eroi con esattezza, avvalendosi di uno stile colloquiale, ma accattivante. Non c’è spazio per l’approssimazione e le prove che affronta la compagnia, costituiscono tappe formative importanti, che contribuiscono alla formazione dei partecipanti. A beneficiarne in particolare è proprio Bilbo, che per la prima volta varca i confini della propria terra, lasciandosi coinvolgere in un viaggio che gli consente di conoscere il mondo e anche se stesso; ogni ostacolo che affronta diventa per lui un’occasione per sfidare anche i propri limiti, ma anche per esprimere lati inediti del proprio carattere.

L’opera di Tolkien è fiaba e romanzo di formazione, in cui il viaggio intrapreso dalla compagnia ha anche una valenza introspettiva. Non a caso, Bilbo attraversa luoghi tetri e pieni di avversità, che non sono solo il simbolo del male, ma anche del lato oscuro che è presente in ciascuno di noi. L’episodio degli indovinelli, che lo vede contrapposto a Gollum, ne richiama altri della letteratura e della mitologia: dall’Edipo che affronta gli enigmi della sfinge, arrivando all’Alice alle prese con i misteri del Paese delle meraviglie. Nel confronto con Gollum si realizza una prima tappa della “discesa degli inferi”, in cui lo hobbit deve fare i conti prima di tutto con se stesso e con viscerali paure. Mano a mano che le situazioni si complicano, tra pentimenti e improvvisi ravvedimenti, Bilbo diventa sempre più protagonista, arrivando alla posizione di leader, grazie a una forza che nemmeno i nani avrebbero mai sospettato in una creatura da sempre considerata mite, pur se molto resistente.

La mappa del mondo de Lo hobbit

Accanto allo hobbit, troviamo tutti i personaggi che popolano i mondi di Tolkien: orchi, lupi, aquile. Creature con proprie connotazioni fisiche e psicologiche, di cui vengono delineate anche le opposizioni. Da una parte lupi e orchi, dall’altra, le altre creature alleate, malgrado le divisioni che solitamente li caratterizzano. Il mondo dell’autore inglese anche in questa fiaba ricalca quello reale degli esseri umani, divisi da questioni etniche e pregiudizi spesso riduttivi. Giochi di potere, inganni, intrighi e battaglie ricalcano quelli che caratterizzano il nostro mondo, di cui l’opera di Tolkien diventa una trasposizione in chiave fantastica, ben oltre le discutibili strumentalizzazioni politiche che sono state fatte di tutta l’opera dell’autore inglese. Lo hobbit non ha la statura epica de Il signore degli anelli, né la sua complessità, ma è sicuramente un romanzo ricco di spunti e richiami, di archetipi e significati da interiorizzare, oltre che un’avventura appassionante costellata di colpi di scena, narrati con l’abilità di un grande autore.

L’autore: J.R.R.Tolkien

Figura di spicco della cultura contemporanea inglese, per molti anni insegnò a Oxford lingua e letteratura inglese. La sua fama è affidata soprattutto alle sue opere di narrativa, in particolare Lo hobbit (1937) Il signore degli anelli (1954-5).

 

Lo Hobbit o la Riconquista del tesoro

di J.R.R. Tolkien
Titolo originale: The Hobbit or There and back again
Traduzione: Elena J. Conte
Casa Editrice: Adelphi
Pagine: 342
Prezzo: 11,00 €
ISBN: 9788845927553

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