Lo Hobbit: curiosità, guadagni e notizie in diretta dalla Terra di Mezzo

Sbanca al botteghino, ha un cast d’eccezione, una trasposizione lunga diciassette epicissimi anni e “piccoli problemi” di multiculturalità linguistica: è il primo capitolo della nuova trilogia di Peter Jackson.

Lo Hobbit è il prequel de “Il signore degli anelli”. Il protagonista è Bilbo Baggins (Martin Freeman, interprete della serie televisiva Sherlock) che, accompagnato da un gruppo di tredici nani (tra cui Richard Armitage nella parte di Thorin Squotiquercia) e da Gandalf il Grigio (Ian McKellen) partirà per un’incredibile avventura. Il film è stato presentato in anteprima mondiale alla prèmiere tenutasi a Londra il 12 dicembre, a Leicester Square.

Il film ha assunto caratteri di epicità già da quando era ancora in preproduzione: quando la Metro Goldwin Mayer decise di trasporre i libri di Tolkien in film, pensò subito a Lo Hobbit. Era il 1995, molto prima dell’uscita de Il signore degli anelli. Purtroppo, l’idea del film fu presto accantonata a causa di problemi economici (in primis i finanziamenti), pratici (le comparse decisero di scioperare!) e legali (gli eredi di Tolkien intentarono alla casa di produzione una causa sui profitti).

Lo Hobbit rimase dunque in bilico per anni fino a quando Peter Jackson prese il timone. A causa di alcune incombenze, fu però costretto a lasciare il testimone a Guillermo del Toro. Il regista affermò di voler dare un tocco personale alla trama; furono in molti ad avere i sudori freddi o a sperare, fatto sta che anche Del Toro, alla fine, rinunciò e il comando delle riprese tornò a Jackson.

Il numero di comparse richiesto è esorbitante, anche perchè Jackson a gennaio 2012 aveva dichiarato “provini aperti a tutti”. L’ipotesi era l’arrivo di mille persone: se ne presentarono più di tremila! Le scene da girare al contempo erano troppe e ogni personaggio pretendeva il suo spazio. Per questo film Jackson ha diviso la troupe, girando in contemporanea in due luoghi diversi, secondo la tecnica dello slave motion cam. Un gruppo è stato guidato da lui, il secondo da Andy Serkis (Gollum).

Come d’abitudine quando si parla della Terra di Mezzo, per le riprese l’intera troupe si è spostata in Nuova Zelanda, fatta eccezione per alcune scene girate a Londra. Il motivo è Christopher Lee (Saruman) che, a causa della veneranda età (novant’anni non sono pochi!), ha preferito non spostarsi insieme al resto della masnada. Il set è praticamente lo stesso già visto e apprezzato ne Il signore degli anelli. L’unico luogo che ci è nuovo è il regno dei Nani, costruito tutto secondo la non eccelsa altezza dei suoi abitanti.

Altre curiosità? Il drago Smaug provoca distruzione e il panorama che ci si offre dopo l’attacco è ispirato a quello di Hiroshima, mentre per la città di Dale non c’era effettivamente una vera e propria descrizione geografica di Tolkien, dunque la produzione ha decretato un colpo d’occhio vagamente veneziano.

Differenze e innovazioni rispetto a Il Signore degli anelli? Ce ne sono eccome! Jackson ci mostra finalmente, oltre alla lingua degli elfi e a quella degli orchi, anche il Khuzdul, la lingua dei nani, il tutto curato ovviamente e preventivamente già da Tolkien. La troupe ha dovuto imparare le varie lingue senza possibilità di appello.

Ma chi si aspetta una trasposizione il più fedele possibile al romanzo avrà sorprese. Gli sceneggiatori di Peter Jackson, Del Toro, Walsh e Boyens hanno deciso di attuare un melting-pot di situazioni e personaggi presi anche da altri romanzi dell’autore. Due esempi? L’attacco a Dol Guldur e la riunione del bianco consiglio sono due scene che ne Lo Hobbit non avvengono mai. E i personaggi? Potremo gustarci scene con protagonisti Saruman, Frodo Baggins e Galadriel, altrimenti assenti da Lo Hobbit. In più sono stati aggiunti nuovi personaggi partoriti unicamente dalla fantasia di Jackson, tra i quali è impossibile non citare l’elfa Tauriel (Evangeline Lilly). Un’altra differenza tra film e libro la notiamo negli effetti dell’Anello sul portatore. Nel romanzo, Bilbo non ne risentiva, come al contrario accade a Frodo nel sequel. Jackson colma il divario facendo in modo che anche Bilbo risenta degli effetti dell’Anello, in modo da creare un “ponte di passaggio” per gli spettatori, familiarità tra il mondo del prequel e quello de Il signore degli anelli.

Inizialmente, i film ispirati a Lo Hobbit dovevano essere due, Un viaggio inaspettato (citazione dal primo capitolo del romanzo, Una festa inaspettata) e There and back again, trasposizione delle memorie che Bilbo scrive ne Il signore degli anelli. All’annuncio di rendere Lo Hobbit una trilogia, si è deciso che There and back again sarebbe stato il titolo del terzo film, mentre al secondo si è dato nome La desolazione di Smaug.

Al botteghino il film è stato fortunato: ha riscosso un grande interesse in generale e il clamore dei più giovani. Ad oggi, Un viaggio inaspettato guida le classifiche con 13,3 milioni incassati in Italia e ben 222.7 milioni di dollari in USA. Insomma, un successo aspettato, potremmo dirci, considerate le prerogative e le aspettative di un film targato Jackson della durata di due ore e quaranta!

L’unico dubbio? Per i tolkeniani più convinti è sempre lo stesso: sarà prudente dividere in tre parti la trasposizione di un romanzo che consta di sole 342 pagine? Alla lunga questa trilogia non risulterà logorroica e noiosa? Vedremo se la fiducia rivolta in Peter Jackson e nel suo entourage sarà ben riposta, le premesse sembrano esserci.

Si torna sulla Terra di Mezzo, dunque. Si torna all’avventura.

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