Once Upon a Time 2×09 Queen of Hearts

Quel che speravamo è avvenuto: Biancaneve ha risvegliato il Principe con un bacio d’amore!

Questo episodio è stato davvero molto denso, non solo per il ritmo veloce delle scene e dei nodi di trama che si sono succeduti, con conseguenze di peso per i personaggi, ma anche per le implicazioni di senso, funzionali al simbolismo della serie.

Certo, dipenderà anche dal fatto che è l’ultimo episodio prima della pausa natalizia e dunque ha fornito abbondante e saporito pane per i nostri denti.

Grazie al solito andirivieni temporale che, collegando fatti del passato ad avvenimenti del presente, ci rivela la trama complessa di cause ed effetti, veniamo a scoprire i trascorsi di Hook e i suoi rapporti con Cora. Il pirata non è infatti una semplice pedina: quando irrompe nella cella dove Regina, prima della maledizione, teneva prigioniera Bella, per poter trovare un’arma contro il suo coccodrillo personale, il nostro Tremotino, Regina lo intercetta e gli affida il compito di recarsi a uccidere la madre, relegata nel Paese delle Meraviglie.

Qui Cora è nientepopodimenoche La Regina di Cuori. Il che non fa una piega, tenendo conto dell’hobby da collezionista compulsiva della mammina perfida. Hook è un’arma che si lascia usare volentieri se la cosa incontra i suoi scopi e così Cora, dopo aver sventato facilmente il suo attacco senza togliergli il cuore, lo rimanda da Regina e lo accompagna, fingendo di essere stata sconfitta, per restituire il piacere alla figlia. Questo andirivieni apparentemente dettato dall’odio è però inopinatamente intriso di un amore malato: Regina “conserva” la madre apparentemente defunta in un sobrio e lussuoso mausoleo, perché non vuole che lei la segua a Storybrooke quando scatenerà la maledizione, ma, salutandola con una rosa, le confessa che il proprio affetto per lei è una debolezza che non può permettersi. Quando ovviamente Cora si solleva, ha mutato i suoi progetti, come confessa a Hook: la figlia non ha bisogno di lei in quel momento, ma fra ventotto anni ne avrà.

Dunque: la profezia riguardante Emma è il segreto di Pulcinella. Cora aveva previsto e voluto di rimanere nella bolla sopravvissuta del mondo delle fiabe, da lei creata con ispirazione dai migliori scudi spaziali-mistici- fantascientifici, in attesa che Regina avesse bisogno di lei, cosa che appunto avviene ora, quando Biancaneve ed Emma finalmente riescono a tornare a Storybrooke e tutte le congiunture, i portali bloccati e le magie preventive non riescono a impedire a Cora e a Hook, alla fine, di entrare trionfalmente nel porto della ridente cittadina, con tanto di costumi e nave pirata. Questa è la conclusione dell’episodio, ma che succede dentro questo schema di fatti? La natura inquinata, manipolativa, ultimamente arrogante dell’amore di Cora per la figlia Regina e quello disperato di Regina per la madre.

Regina catalizza l’attenzione con i suoi tentativi, a volte malriusciti, di fare la cosa giusta ed essere degna dell’amore di Henry. Prima, istigata da Tremotino, sabota con un incantesimo mortale il ritorno dal Pozzo dei desideri: se ne uscirà Cora il male, per Henry soprattutto, sarà scongiurato, se ne verranno fuori Snow ed Emma lei potrà avere il figlio tutto per sé. Rumpel non vuole che Cora torni perché i cattivi, tutti quanti, sono convinti che, sostanzialmente, l’amore sia debolezza e lui sa che, amando Bella, ha il fianco scoperto.

Quando Henry cerca di convincere Regina a togliere l’incantesimo che rende letale il portale del Pozzo le chiede di fidarsi di lui, di fidarsi dell’assunto che il bene vince sempre. Il bambino sembra rappresentare la fede granitica, anzi, graniticamente irrazionale: eppure ha ragione lui. Sono Emma e Snow a sbucare dal portale. Regina dà retta a suo figlio, gli concede la sua fiducia e si sacrifica, assorbendo l’incantesimo. Si sacrifica per amore e, alla fine, ne ricava un abbraccio e il riconoscimento che è davvero cambiata. Questo dà grande soddisfazione: il cambiamento di Regina e la sua disintossicazione dalla magia sono punti forti dello show, in questo momento. Ma…

Ritorniamo al centro dell’episodio: Hook è un personaggio interessante e non scontato, soprattutto quando attacca Emma dicendole che lui non l’avrebbe mai abbandonata. Insomma, il pirata si candida per una shipping a triangolo, che vedremo dopo le festività natalizie, quando prevedibilmente a Storybrooke arriverà qualcun altro che tutti attendiamo.

Mulan e Aurora sono una coppia interessante: unite dall’amore per Filippo e speranzose di poterlo riportare indietro. Mulan le restituisce il cuore che Hook le aveva prelevato per essere un burattino di Cora. Hook stesso glielo indirizza, del resto. Le due restano i nostri agenti nel residuo di mondo magico e vanno in missione: le due facce della fisionomia femminile che si completano nell’amicizia.

E ora, il nucleo positivo della storia: Emma e la sua funzione salvifica e Snow e il bacio d’amore, restituito a Charming, con tanto di sette nani intorno. Mamma e figlia legano, si salvano a vicenda e si sostengono quando i dubbi assalgono l’una o l’altra. Qui il dubbio è importante. Emma, nella prigione di Tremotino, dove la macchinazione di Cora le ha imprigionate, incolpa se stessa di non essere gran che come salvatrice: hanno fatto tutto gli altri. Vedere il suo nome scritto sul foglio lasciato lì da Tremotino le fa pensare di essere stata solo una pedina: è la dinamica fra libero arbitrio e predestinazione; e anche, in fondo la natura del valore di una persona: valgo per quello che sono o per quello che faccio?

Once Upon a Time, a livello di narrazione, si snoda come una trama complessa, in genere ordita dai cattivi, prevista, preordinata in tutte le sue mosse, come una partita a scacchi. La razionalità e la tendenza dell’uomo verso macchinazioni funzionali ai propri interessi sembrano essere il male (Regina, Tremotino, Cora), mentre, dall’altro canto, la fiducia assoluta nella vittoria del bene e nell’Amore come forze assolute e primigenie è rappresentata da Snow ed Henry. Vi giunge il Principe azzurro ed Emma vi si accosta, incarnando le esitazioni e le incredulità dell’uomo comune, innervato dello scetticismo positivista. Prima ritiene, e ne chiede conferma a Mr. Gold, di essere stata manipolata come una pedina, poi deve ammettere che quello che è avvenuto è al di là dei suoi dubbi.

Quando Cora sta per prenderle il cuore, semplicemente non ci riesce: è sconfitta e mandata via. “L’amore è forza” non debolezza, ribadisce Emma, contro il proprio stesso scetticismo. Eppure questo fenomeno la riempie di dubbi. Gold le spiega che lui non c’entra nulla: il punto è che lei è la figlia dell’Amore vero, la più forte di tutte le magie. Eppure, siamo quel che siamo o quel che facciamo? Il messaggio sembra essere che la forza del bene è qualcosa che risiede nell’“essere” di Emma, al di là delle sue scelte e del suo agire. O meglio, il suo agire e le sue scelte possono seguire questa natura ontologicamente costituita d’amore, ma essa è indipendente e data.

Si parla della natura esoterica nella concezione di Once Upon a Time, non diversamente da Lost. Emma dovrebbe rappresentare l’umanità chiamata al suo livello più alto, quello spirituale. Anche il cognome lo richiamerebbe a livello simbolico. Non mi addentro in questo campo, che non è il mio. Preferisco limitarmi a sottolineare che questi Bene e Male, nel cui campo i personaggi di Ouat si agitano, sembrano insistere sotto un cielo completamente umano, eppure innervato di istanze metafisiche.

In fondo, sarà meglio continuare a domandarsi con chi Emma deciderà di fare coppia o dove sia finito Pinocchio o se Regina riuscirà a sopportare la sua solitudine. Sì, perché nell’ultima scena, dopo che Henry l’abbraccia ed Emma la ringrazia di averle salvate, l’ex regina cattiva rimane sola e Tremotino, prima di andarsene, sentenzia: “Vedrai che un giorno riceverai persino un invito a cena”. Nella desolazione di quel momento, dopo aver fatto la cosa giusta, il suo desiderio d’amore sembra sul serio essere la sua debolezza.

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