The Possession, la recensione

Nelle sale un nuovo film su demoni ed esorcismi: The Possession.

Clyde Brenek è un ambizioso coach che sogna di allenare nell’NBA. Pur di raggiungere il suo scopo, trascura le due figlie – Em di 12 anni e Hanna di 14 – e la moglie, Stephanie, che alla fine chiede il divorzio. Clyde è però un padre amorevole e, in seguito alla separazione, tenta in tutti i modi di rinsaldare il rapporto con le figlie, soprattutto durante i weekend che i tre passano insieme nella sua nuova casa.

Un sabato, in giro per mercatini, Em scorge una scatola di legno con delle incisioni in ebraico antico, e da subito rifiuta di separarsene. Clyde, pur di accontentarla, acquista il misterioso oggetto, ma da quel momento la piccola inizia a cambiare gradualmente, diventando sempre più violenta e introversa. Solo dopo l’ennesima, violenta crisi isterica, Clyde comincia a intuire che comportamento della figlia potrebbe essere legato al manufatto e, indagando, scopre una terribile verità: Em è posseduta da un essere maligno, il dybbuk, che attendeva in agguato proprio all’interno della scatola. Il regista olandese Ole Bornedal confeziona una buona prova restituendo nuovo smalto a una storia già vista. 

A onor del vero, è giusto fare una precisazione: lo slogan che campeggia nella locandina e all’inizio del film  – «da una storia vera» – non si riferisce alla vicenda della famiglia Brenek, bensì a un pezzo apparso sul Los Angeles Time nel 2004, nel quale la giornalista Leslie Gornstein raccontava la storia di un uomo che, dopo essere stato tormentato a lungo «da qualcosa di ignoto», aveva cercato di disfarsi di un’autentica scatola per dybbuk mettendola in vendita su e-bay.

Premesso ciò, bisogna ammettere che Juliet Snowden e Stiles White mostrano una buona dose di creatività nel costruire uno script abbastanza solido partendo da un piccolo – e piuttosto trascurabile – fatto di cronaca. Nulla di nuovo, questo va detto, perché il binomio esorcismo/grande schermo funziona da sempre, e viene ciclicamente riproposto sin dai tempi de  L’esorcista di William Friedkin (1973), che narrando la drammatica vicenda di Linda Blair ha fatto la storia del cinema  horror. Da allora, diversi registi si sono cimentati con questo sottogenere con risultati positivi o meno – è il caso di Constantine, di Francis Lawrence, tratto dall’omonimo fumetto –,  oppure decisamente deludenti (uno su tutti Il mai nato, di David S. Goyer).

Con The Possession lo sconosciuto filmaker olandese Ole Bornedal riesce a sfruttare la discreta sceneggiatura di Snowden e White per costruire un film carico tensione.  Gli elementi classici ci sono tutti, e gli sceneggiatori li sfruttano al meglio: una famiglia distrutta e poco credente; una bambina dolce e innocente insidiata da un male oscuro; l’iniziale scetticismo dei genitori nei confronti di uno spiegazione soprannaturale, che porterà la piccola a sottoporsi a uno snervante – quanto inutile – iter di analisi cliniche; l’accettazione finale e la presenza di un giovane rabbino, la cui fede si rivelerà decisiva.

La regia di Bornedal è a completo servizio della storia, scevra da inutili artifizi: solo qualche dissolvenza in nero utilizzata come separazione fra una sequenza e l’altra, e un montaggio serrato che cristallizzale immagini, facendo crescere l’adrenalina. Il resto della tensione è dato dal dipanarsi della vicenda in sé, in un crescendo di eventi sempre più drammatici, che culminano proprio nel rituale dell’esorcismo. Niente occhi rovesciati all’indietro, teste che girano a 360° o violenti omicidi: tutto è giocato sullo strisciante senso d’angoscia che pian piano pervade i protagonisti e il pubblico.

La sceneggiatura punta su un piano emotivo più che visivo e, proprio per questo, risulta ancora più terrorizzante e perturbante. Interessante l’idea di scostarsi dal cristianesimo e di esplorare la religione ebraica con le sue credenze e superstizioni: una scelta controcorrente in un mare di idee abusate.

Una buona regia, però, non sarebbe nulla senza il supporto di un ottimo cast, e Bornedal ha saputo scegliere con criterio e discernimento.  Jeffrey Dean Morgan – conosciuto soprattutto per il ruolo di John Winchester nel telefilm horror Supernatural e per quello di Denny Duquette in Grey’s Anatomy ­– dimostra di essere un bravo attore, oltre a possedere fascino e bellezza. Il suo Clyde, tormentato e dolente, porta sulle spalle il peso della colpa per aver preferito la carriera alla famiglia. A volte sprezzante e duro, si addolcisce solo davanti al dolore delle sue figlie.

Altrettanto valida la prova attoriale di Kyra Sedgwick – alias Brenda Leigh Johnson, sostituto capo della Cia di The Closer –, afflitta “madre coraggio” che per prima si piegherà alle leggi dell’occulto. Su tutto il cast, primeggiano le due autentiche rivelazioni del film: Natasha Calis (Em) e Madison Davenport (Hannah), giovani ma già promettenti attrici da tenere d’occhio.

The Possession è, paradossalmente, un horror delicato e introspettivo, che rifugge lo splatter e l’uso massivo della violenza a favore della suspense. Un film, quindi, per chi ha voglia di brivido.

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