Frankenweenie, la recensione

Tim Burton torna al cinema con un film d’animazione in stop motion.

In occasione del Lucca Comics & Games è stata trasmessa l’anteprima cinematografica di Frankenweenie, film d’animazione, realizzato con tecnica stop motion, che segna il ritorno sul grande schermo di Tim Burton. Per rialzarsi dalla bruttissima china presa con gli ultimi film, il regista californiano ha deciso di tornare al cinema animato, con una pellicola tanto personale da apparire quasi biografica.

Il protagonista del film è il giovane Victor Frankenstien, un ragazzino poco popolare che preferisce gli esperimenti scientifici allo sport e alla vita sociale imposta. Il suo unico inseparabile amico e Sparky, il suo cane. Quando quest’ultimo muore, investito da una macchina, Victor decide di riportarlo in vita attraverso un complicato esperimento. Il tentativo va in porto e Sparky ritorna a scodinzolare felice. Il risultato di Victor, tuttavia, scatena un’imprevedibile serie di eventi, causati dal desiderio degli altri ragazzi d’imitare a loro volta l’esperimento e dall’ottuso moralismo degli adulti, che condannano la scoperta.

La locandina del filmFrankenweenie è la rivisitazione in chiave disneyana del mito di Frankenstien, ma è soprattutto un’allegoria della vita del regista e della sua difficile giovinezza nella cittadina di Burbank. Nella nuova opera di Burton tornano i temi classici della sua filmografia, dalla natura freak del protagonista, all’intolleranza della società, senza dimenticare le atmosfere dark e l’umorismo nero. E non mancano le citazioni ai grandi classici, dalla pettinatura della barboncina “amica” di Sparky, al Dracula interpretato da Christopher Lee, che i genitori di Victor guardano in televisione.

A rimarcare il desiderio di un “ritorno alle origini”, c’è anche la scelta dei doppiatori, ricaduta su attori con cui il regista non collaborava da tempo: Catherine O’Hara (Beetlejuice, Nightmare Before Christmas), Martin Landau (Ed Wood) e Winona Ryder (Beetlejuice, Edward mani di forbice).

A differenza dei precedenti lavori in stop motion, che giocavano molto sull’alternanza di scene cupe e momenti vivaci, Frankenweenie è caratterizzato da un unico registro narrativo, minimalista e delicato, che dona alla pellicola il retrogusto agrodolce delle vecchie favole e del cinema d’altri tempi.

Dopo il disastroso Alice In Wonderland e il deludente Dark Shadows, Tim Burton compie un balzo verso i vecchi fasti riscoprendo l’equilibrio tra cinema e poesia che sembrava aver perso. Frankenweenie non è il suo miglior film ma è il segnale di rinascita che tutti i “burtoniani” attendevano da quasi dieci anni. Una pellicola che vale la pena attendere (in Italia uscirà solo il 17 gennaio) e vedere.

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