Beauty and the Beast 1×03: All in

La bella e la bestia al tempo della CW, ovvero il lato gentile della legge a braccetto del super-eroe con super-problemi.

Terzo episodio del teen drama in salsa dark che tenta di rinverdire i fasti televisivi dei ruggenti anni ’80. Puntata di rodaggio, dal paradigmatico titolo All Inn, in cui la bella Catherine (aka Kristin Kreuk) e la bestia Vincent (Jay Ryan) sembrano finalmente trovare una via alla coabitazione umana e professionale. Mentre la dolce investigatrice rinuncerà a tampinare l’ex militare mutante nel suo domicilio privato, quest’ultimo si terrà in contatto con periodicità svizzera attraverso pizzini e cellulari usa e getta.

Tra piccioni viaggiatori e soffiate dell’ultimo minuto potranno così essere alleati nella quotidiana lotta contro il male. E se nessuno dei due sembra verosimile nel ruolo di difensore calzamagliato, perlomeno l’autoironia non manca. «Non sono Batman, non veglio su i cittadini di New York!» – sbotta Vincent – «Non la consideri una criminale perché è carina così come Wilansky non ci considera vere detective?» domanda (e non a sproposito) a Catherine la sua partner, Tess, sottolineando l’incongruenza al ruolo di entrambe le interpreti (la Kreuk e Nina Lisandrello). 

E come fare a parlare di eroi che si muovono nell’ombra e di sexy paladine senza muoversi nell’abusato immaginario di tutine latex e superpoteri diventa il sottotesto di tutti i quaranta minuti dello show. Il resto, leggi la trama autoconclusiva, è tempo da riempire senza neanche troppi complimenti. Un giudice che si occupa d’immigrazione (un uomo finalmente!) viene ucciso. La principale sospettata è Irina, un’immigrata bosniaca che si è vista rimpatriare il fratello sprovvisto di green card. Sebbene Irina sembri la colpevole perfetta, Cat intuisce che la ragazza è innocente. Quando questa sensazione viene corroborata da una soffiata di Vincent, Catherine fa di tutto per far emergere la verità.

Cioè mette e a rischio la carriera sua e della collega, pregiudica l’incolumità di J.T. e di Vincent e costringe la bestia ad esporsi, offrendo aiuto nella sua prima veste, quella di medico. Un canovaccio che è ormai stato ripetuto allo sfinimento, con tanto di battute riciclate. «Moriremo tutti!» è quella di JT, «Devo rispettare i tuoi limiti» è quella di Cat e così via fino ai titoli di coda. Al sopraggiungere dei quali solo l’intervento della minaccia complottistica può riportare un po’ di pepe. Per il resto ci si barcamena nella incertezza più totale sulla natura del serial, che non è un teen, non è un procedural, non è un fantasy di natura supereroica. Ma spesso ne mette inscena il peggio.

Momento più alto dell’episodio: il tormentone «Ehi l’ho detto che non sono Batman!», soprattutto per l’involontario effetto comico dovuto alla rimozione del riferimento più adeguato al contesto, cioè Superman… (La Kreuk è stata Lana in Smalville, serie sulle avventure del giovane Clark Kent)

Momento più basso dell’episodio: Vincent può sentire un battito accelerato dall’alto di un grattacielo ma ha bisogno di uno stetoscopio per diagnosticare una bronchite…

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