Le streghe al Cinema

La strega è una figura ricorrente sia in letteratura che al cinema. Le sono state dedicate pellicole fin dagli anni del muto e c’è da scommettere che questo filone non si esaurirà mai. Il segreto, forse, sta nelle diverse chiavi di lettura con cui si può interpretare la strega, personaggio semplice in apparenza ma, in realtà, complesso ed emblematico.

La fattucchiera può far sorridere per la sua goffaggine (come la strega Nocciola), spaventare i bambini (la strega di Biancaneve) e persino gli adulti, disgustare per il suo aspetto o presentarsi come una donna bellissima, una sorta di femme fatale. Ma il suo ruolo non può essere delimitato in maniera cosi netta.

La strega è un ponte tra il nostro presente ed un passato che non si può cancellare. Attraverso lei perfino noi moderni, come quelli che ci hanno preceduto, esorcizziamo delle paure, cerchiamo un capro espiatorio al male. La differenza sostanziale è che noi ci limitiamo a guardare un film o a leggere un libro, mentre i nostri antenati usavano torturare e bruciare sul rogo donne che di sicuro non erano colpevoli di ciò per cui venivano accusate.

Forse anche questo speciale sulle streghe nel cinema è un modo per esorcizzare gli orrori del passato ed i nostri attuali timori. La strega è un archetipo, è l’immagine del nostro inconscio, di ciò che non riusciamo a vedere e ad accettare. Guardiamo un film, leggiamo un libro e le streghe sono sempre lì, per vedere se abbiamo il coraggio di sporgerci dentro al calderone delle nostre paure.

Streghe antiche

Il cinema ha interpretato la figura della strega nei modi più svariati, fin dall’epoca del muto. Uno dei primi film risale al 1903, Le Sorcier, di Georges Méliès. Pochi anni dopo, nel 1907, è La Strega ad imporsi, un prodotto tutto italiano per regia di Giovanni Vidrotti. Entrambi sono cortometraggi.

Nel 1922 è la volta di La Stregoneria attraverso i secoli, il film più famoso di Benjamin Christensen. Secondo alcuni la pellicola avrebbe addirittura influenzato il cinema espressionista tedesco mentre, per altri, la sua importanza è stata sopravvalutata. Di fatto, però, è il film svedese più famoso e più sconvolgente per il modo in cui viene trattato il tema della stregoneria,dal medioevo fino alla modernità.

Streghe moderne

Dagli anni Quaranta in poi la strega ha subito moltissime metamorfosi cinematografiche. Alle volte è diventato personaggio di pura fantasia ma, sempre più spesso, protagonista di storie tratte da vicende realmente accadute.

Uno dei primi film che si possono ricordare è lo statunitense Ho sposato una strega, di René Clair (1942). Interpretato da Veronica Lake, è la storia di una strega la cui anima resta intrappolata per secoli in una quercia. Dopo essere riuscita a liberarsi e ad incarnarsi nel corpo di una ragazza, la strega prepara la sua vendetta contro i discendenti della famiglia che la mandò al rogo. L’amore, però, si mette di mezzo e la protagonista deve decidere se abbandonare o meno il suo desiderio di rivalsa.

Nel 1943 esce un film destinato a rimanere nella storia del cinema: Dies Irae di Carl Theodor Dreyen. Un capolavoro, un’opera memorabile per i temi trattati, per la fotografia perfetta, gli attori in parte e quei rimandi indimenticabili alla pittura fiamminga.

La trama è molto interessante: la moglie di un pastore protestante si innamora del figliastro.
Il marito, incapace di reggere al dolore, muore d’infarto. La madre del pastore accusa di stregoneria la nuora, finendo per convincere della sua colpevolezza perfino il nipote.
La giovane protagonista rinuncia a difendersi al processo e si lascia condannare al rogo.

Come non menzionare Una Strega in Paradiso? La pellicola, del 1958, è un vero cult, un gioiellino che ha per protagonisti Jack Lemmon, Kim Novak e James Stewart, diretti da Richard Quine.
Una affascinante strega è attratta da un uomo simpatico ma già fidanzato. Decide, cosi, di usare i suoi poteri per condurlo a sé. Il gioco funziona finché la bella fattucchiera non si innamora sul serio. Per conquistare il vero amore, però, dovrà essere pronta a rinunciare alla magia.

Il 1960 è l’anno di un altro grande film: La Maschera del Demonio di Mario Bava. Due scienziati russi, per sbaglio, risvegliano una strega dal suo lungo sonno, in una cappella abbandonata in un bosco. È l’inizio di una serie di terribili assassinii a cui solo un potente antidoto può porre fine. Secondo la critica questo film è un horror puro e moderno, che si distanzia nettamente dal cinema horror del passato per il modo di presentare i temi, per le immagini e le inquadrature che catturano anche i minimi particolari spaventosi.

Impossibile, poi, non ricordare Suspiria (1977), di Dario Argento con Miguel Bosè.
Alcune morti inspiegabili gettano un’ombra su una scuola di danza tedesca. Spetterà ad una ragazza il compito di svelare il mistero in cui sarebbe coinvolta una strega, fondatrice della scuola stessa.
Suspiria è uno dei cardini della cinematografia del regista italiano. Grande successo di pubblico in Italia, buone critiche, anche se il capolavoro assoluto, a detta della maggioranza, resta Profondo Rosso.

Le Streghe di Eastwick, tratto dal celebre romanzo di John Updike, resta una pietra miliare nella cinematografia dedicata alle streghe. New England: tre donne sole vedono avverarsi il sogno di avere un uomo accanto quando in paese arriva uno sconosciuto eccentrico e bizzarro. In realtà si tratta di un demone il cui unico scopo è avere una discendenza dalle protagoniste e, quindi, corrompere le loro anime per impossessarsene. Splendida interpretazione di Cher, Susan Sarandon, Michelle Pfeiffer e Jack Nicholson. Un film divertente, ben fatto, da vedere e rivedere.

A cavallo (di una scopa) tra gli anni Novanta ed il Duemila

Il 1996 è l’anno di due film dedicati alle streghe, molto diversi tra loro: La Seduzione del Male di Nicholas Hytner e Giovani Streghe di Andrew Fleming.

Il primo è un adattamento dell’opera di Henry Miller, Il Crogiolo, con Winona Ryder e Daniel Day-Lewis. La storia, tristemente famosa, rievoca i fatti accaduti a Salem nel 1600 quando, sulla base delle accuse di un gruppo di ragazzine, inizia un processo per stregoneria che finirà in una strage perpetrata da superstizioni e pregiudizi.

Il film è di buona qualità e sono notevoli le interpretazioni degli attori. Purtroppo, però, manca la forza che caratterizza l’opera di Miller, scritta durante la “caccia alle streghe” degli anni Cinquanta e diventata uno dei suoi più celebri e drammatici capolavori.

Con Giovani Streghe, interpretato da Fairuza Balk e Neve Campbell, ci troviamo sulla scia delle streghe contemporanee, sfortunate nella vita e alla ricerca della rivalsa attraverso la magia. Quattro ragazze con un passato doloroso, piene di frustrazioni, sperano di trovare nella magia la soluzione a tutti i loro problemi. All’inizio sembrano riuscire a gestire i loro poteri, ma l’avidità ed il mancato rispetto delle leggi magiche le porteranno su una strada senza via d’uscita.

Il film mescola stregoneria, paranormale, magia e wicca. Non è un capolavoro, ma gli effetti speciali sono buoni e la storia è gradevole ed anche divertente a tratti. Non c’è da aspettarsi chissà quale insegnamento sulla figura delle streghe o la loro storia, ma di sicuro merita molto più della sufficienza.

Il 1999 è un altro anno “stregato” in cui il cinema offre due film totalmente antitetici: The Blair Witch Project di Daniel Myrick e Giovanna D’Arco di Luc Besson.

Il primo film è un geniale esempio di cinema indipendente promosso tramite passaparola ed Internet. Tre giovani studenti vogliono far luce sul mistero della strega di Blair, una donna vissuta nel Settecento ed accusata di aver perpetrato atti di violenza ai danni di molti bambini del luogo. Per portare a termine il loro progetto i ragazzi si inoltrano nel bosco in cui la leggenda vuole che viva la strega. Tra atmosfere inquietanti, strani segni, presenze misteriose e premonitrici i tre troveranno il loro destino.

Il film, un horror a metà tra la fiction ed il documentario, segue un ordine logico di narrazione, ma non trova una soluzione finale vera e propria. Per alcuni è un capolavoro, per altri una sciocchezza, ma merita comunque la visione proprio per la particolarità del montaggio e delle riprese.

La Giovanna D’Arco interpretata da Milla Jovovich è un’eroina che sfiora l’isteria. Una sorta di guerriera amazzone androgina che si muove in una pellicola ricca di effetti spettacolari, di azione e pervasa da un ritmo serratissimo. Il cast è stellare: Vincent Cassel, Dustin Hoffmann, Faye Dunaway e John Malkovich. Nomi che impreziosiscono un film che si ama o si odia, senza mezze misure. È diverso dai precedenti che sono stati realizzati sulla celebre Pulzella D’Orleans, bruciata sul rogo il 24 maggio 1430 dopo aver combattuto strenuamente per la Francia. Luc Besson non si è concentrato solo sui fatti storici, ma anche sulle “voci” udite da Giovanna, sulla sua vocazione mistica, lasciando che questa questione, molto spinosa e dibattuta, rimanesse in bilico, avvolta dalla nebbia del dubbio e della leggenda.

L’ultimo film per il cinema di questa panoramica stregata non poteva che essere Vita da Strega, (2005), diretto da Nora Ephron ed interpretato da Nicole Kidman, Michael Caine, Will Ferrell e Shirley MacLaine.

Basato sul telefilm Vita Da Strega (Bewitched, 1964/1972) con Elizabeth Montgomery, narra le vicende della “strega pentita” Isabel (Kidman), che vorrebbe avere una vita serena con marito e figli. L’incontro con il divo Jack Wyatt, che sta preparando una serie televisiva che si chiama proprio Vita Da Strega, finisce per cambiare i suoi buoni propositi. Isabel viene ingaggiata nella serie per quel suo straordinario modo di muovere il nasino e da quel momento saranno guai.
Il film è una allegra commediola un po’ sciocca ma vivace ed adatta ad una serata di puro divertimento.

Streghe in televisione

Chi non conosce un telefilm frizzante e simpatico come Sabrina Vita Da Strega? Basato sui fumetti Sabrina The Teenage Witch, di Archie Comics è andato in onda negli Usa dal 1996 al 2003 (in Italia dal 1998) per sette stagioni. Ancora oggi la televisione italiana lo replica con una certa assiduità, ma bisogna ammettere che le esilaranti avventure della streghetta Sabrina (Melissa Joan Hart), del mitico gatto Salem (Nick Bakay, voce) e delle zie pasticcione Hilda (Caroline Rhea) e Zelda (Beth Broderick) merita la visione anche da parte di un pubblico adulto.
Compiuti sedici anni Sabrina, che vive con le zie, scopre di essere una strega. Da quel momento dovrà imparare a gestire i suoi poteri, trovandosi spesso in situazioni surreali, comiche, assurde e coinvolgendo, suo malgrado, il dolce fidanzato Harvey (Nate Richert) ed i suoi amici.

Ha ammaliato il pubblico per otto stagioni. Streghe (Charmed) è diventato un piccolo cult televisivo grazie ad una storia ben congeniata e alla notevole interpretazione del cast.

In onda dal 1998 al 2006 negli Stati Uniti (in Italia dal 1999) racconta le avventure delle sorelle Halliwell, che scoprono di aver ereditato un potere invincibile dalle streghe loro antenate ed un libro magico “il libro delle Ombre” che le guiderà nella lotta contro il male.

Bel telefilm, ottime trame ed effetti speciali per una storia che si dipana tra passato e futuro ed abbraccia, a tratti, anche i toni della saga familiare. Alyssa Milano e Holly Marie Combs, rispettivamente Phoebe e Piper Halliwell, sono i personaggi cardine dell’intera vicenda, insieme a Brian Krause, che interpreta l’angelo bianco Leo.
L’avvicendamento tra Shannen Doherty (Prue) e Rose McGowan (Paige) all’inizio fu un colpo per i fans, ma la bravura di quest’ultima fece, in parte, dimenticare la bella e determinata Prue.
Da vedere e rivedere. Attualmente, poi, sono in vendita i dvd di tutte le otto stagioni.

Qualcuno dice che le streghe sono tornate. Io dico che non se ne sono mai andate.

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