Beauty and the Beast: 1×02

Proceed with Caution è il titolo originale del secondo episodio, chiamato a gettare le basi della struttura narrativa di Beauty and The Beast

E con cautela procediamo a dare un giudizio su un prodotto che con questo ri-pilot vuole mettere in luce i (pochi) limiti caratteriali dei due protagonisti e rimarcare l’intreccio tra la trama genuinamente poliziesca e quella complottistico-sentimentale.

Si parte ancora da una ragazza morta (gli uomini non vengono uccisi a New York City?) che serve all’investigatrice Cat Chandler come pretesto per avvicinare l’ex militare mutante in incognito Vincent Keller. Con la scusa di mettere le sue doti speciali al servizio del nuovo caso, la tenace poliziotta mira a scucire alla sua belva collaboratrice di giustizia nuove informazioni sull’omicidio della madre e sull’oscura agenzia, la Muirifield, che ne è responsabile.

Mentre l’indagine su una ballerina coinvolta in un triangolo passionale procede in maniera assai meccanica (e nel più prevedibile dei modi), la Bella viene messa in crisi dalle persone più importanti della sua vita. L’amico-spasimante dell’ufficio del coroner è deluso dalla sua mancanza di sincerità, la sorella (Heather, interpretata da Nicole Anderson) non ne tollera l’ossessione per l’omicidio della madre e Vincent si sente solo un mostro-oggetto al servizio della sua crociata antiMuirfield. Ferito dal comportamento di Cat (e dopo averle salvato la vita un’altra volta) l’ex soldato mutante sparisce nel nulla. Gli sceneggiatori usano il primo vero sviluppo seriale di B&B per mettere in mostra i lati oscuri di Cat e Vincent, inenarrabili difetti che si riducono a: entrambi sono volitivi e passionali al limite dell’umana accettabilità, hanno un concetto personale del termine “violazione della privacy” e sono orribilmente avvenenti.

Persino nel momento à la Hulk Vincent si limita a un pugno nel muro e un’espressione vagamente ferina. Per cui, o il make up non era nelle principali voci di spesa della produzione o gli autori intendono sfruttare il fattore e monstrum solo più avanti. Al momento però la frasona «mi hai visto anche nei momenti in cui non vorrei mai essere visto e non sei fuggita» scivola nell’indifferenza generale e provoca nella spettatrice media reazioni del tipo «perché non ha mai visto me la mattina appena sveglia…». Tornando alla trama autoconclusiva, Cat risolve il suo caso senza particolari aiuti paranormali (un caso che chiunque avrebbe risolto) e come happy end aggiuntivo si becca pure la riconciliazione con la bestia ed Heather. Cosa ha fatto per meritare tanta grazia? Ha chiesto sentitamente scusa e giurato che non lo farà mai più. Di fronte ad argomentazioni di tale portata sia la piccola Chandler che Vincent hanno deciso di darle una seconda chance stabilendo (per la seconda volta) le linee guida del racconto.

C’’era una volta una bella investigatrice zitella che viveva con la sorella più piccola e di nascosto frequentava un militare mutante in fuga da una terribile cospirazione. Insieme combattevano il crimine, la solitudine e la mancata avvenenza…

Resta la sensazione che gli sceneggiatori usino il bel faccino della Kreuk e il sorriso di Ryan come soluzione a ogni buco di trama. Un po’ poco persino per una serie spalla. A giovedì prossimo per un nuovo episodio. Si spera che All In regali qualche brivido imprevisto.

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