True Blood 5×09 Everybody Wants To Rule The World

Fino a che punto si può arrivare? Quanto True Blood vuol far riflettere su certi temi e quanto rimescola nel torbido?

Sei vampiri davanti a un banchetto (Salome, Bill, Eric, Nora, Steve e Russell): è ovvio che così può cominciare una barzelletta…

…se qualcuno chiede se si dovrebbe esprimere un ringraziamento per il cibo. Il godimento proviene dalle espressioni di Salome, che proprio perché abbandona i paludamenti di personaggio serio – non che ne porti granché paludamenti, vero? – suscita ilarità, dal feeling fra Russel e Steve e dallo spostamento ironico per cui quello che è non è più: l’uccisione per orrore e dissanguamento di un innocente da parte di personaggi senza coscienza morale, a cui viene estratta ogni aura di malvagità, insita nel concetto stesso di vampiro. Come a dire, “se siamo vampiri facciamo il nostro lavoro”. Nessun personaggio “estraneo” interviene a ricordare che la natura reale dell’azione non è uno snack sacrificale. Una volta era Sookie a conservare questo ruolo. Ora non serve più a questo, almeno per ciò che concerne Bill ed Eric. Tutto è affidato alla fugace inquadratura del terrore e del dolore della vittima. Che questa relativizzazione ci coinvolga o no come spettatori sta esclusivamente a noi. Se non siamo troppo occupati a ridere. Eventualmente ci può stare.

Jason Stackhouse ed Andy Bellefleur interrogano in carcere uno degli Obama e si lasciano prendere dalla foga di estrargli l’informazione su chi sia il Dragone, cioè il capo dell’organizzazione che perseguita il Sups (esseri soprannaturali) per la salvezza degli umani – il Ku Klux Klan di questo universo alternativo che ha per ombelico Bon Temps. Esagerano e lo picchiano a sangue. Due esponenti delle forze dell’ordine stanno malmenando con violenza un prigioniero inerme. True Blood ci mostra la realtà a scopo terapeutico? Servendosi di quel fenomeno per cui lo spettatore dovrebbe ricordare che questo è male, traslando? Se non che poi, all’altro poliziotto tocca di biasimare l’azione stessa. Solo che lui è una figura collaterale, debole. Può essere preso in scarsa considerazione per le sue opinioni, proprio perché personaggio secondario e buffo.

Quando il Dragone viene smascherato abbiamo due comportamenti indicativi di un giudizio verso questa donna che assomma in sé vari elementi di negatività: è irosa, nutre convinzioni aberranti, è la mandante di crimini gravi e, last but not least, è grassa: Sookie quasi naturalmente cerca di scoprire il perché della sua rabbia profonda e le sonda la mente scoprendone l’origine: una terribile delusione. Luna, quando riesce a metterle le mani addosso invece, la picchia di santa ragione, e ogni colpo è riferito al male che ha fatto a lei, ai suoi amici, a sua figlia, ecc. ecc. Gli spettatori possono essere inondati di endorfine per questa rivalsa catartica.

Questo tema dell’episodio è espresso ancora meglio, e senza velami, nella vicenda dell’Ifrit e della scelta di Terry Bellefleur: deve uccidere o essere ucciso? Una volta che Patrick è alla sua mercè deve infliggergli il colpo definitivo alla testa o lasciarlo andare, considerando che 1° è suo amico, 2° gli ha salvato la vita in guerra, 3° ha una moglie che lo aspetta e un bambino in arrivo?

Arlene lo incita a colpire per liberare tutta la famiglia da questo incubo. La relazione con quanto era successo tanti anni prima in guerra è espressamente suggerita: anche lì lui doveva obbedire a un ordine ingiusto, facendo una scelta. E qui il fantasma della donna uccisa allora lo spinge a compiere l’atto di giustizia. Che è? Sparare naturalmente. E viene pronunciato il concetto, caso mai non avessimo capito: “Occhio per occhio, dente per dente”.

Allora? True Blood vuole indicarci un argomento su cui riflettere o ci sta indicando l’ultima moda in fatto di scelte morali? Ci sta strizzando l’occhio? O no? L’effetto di questi messaggi dipende dalla coscienza dello spettatore. La domanda però è: uno show televisivo si può prendere tutta questa responsabilità di eventualmente istigare menti e coscienze morali deboli a comportamenti devianti in base alla legge e alla morale? E non mi venite a dire che siccome la HBO è una rete via cavo e non è rivolta alla maggioranza degli telespettatori, ma a coloro che scelgono di vedere True Blood, ad esempio, il problema non si pone!

Che l’episodio stia elucubrando sul tema del libero arbitrio e del comportamento morale lo capiamo quando viene coinvolto il punto chiave dello show: il rapporto fra Bill e Sookie, da cui si è originato tutto. È perché Bill si è innamorato di Sookie che l’integrazionismo ha un senso. Per così dire il grande amore fra i due, non a caso ricordato da Jason nell’episodio precedente, ha consentito l’attecchire dell’idea della convivenza pacifica fra diversi: grande tema della serie. È perché ci si può amare che si può convivere. Invece che succede? Bill è stato precedentemente invitato da Eric a fuggire. Questo semplice desiderio fa di Eric l’eroe. Un eroe molto pragmatico, che partecipa al banchetto senza troppe storie; del resto lui non è mai stato un integrazionista convinto, è solo un vichingo, libero e senza devozioni se non verso la sua libertà, ce lo ricorda il dialogo con Nora. Semplicemente lui sa che è necessario andarsene da lì e agisce di conseguenza e accetta lo stupido piano di Molly che può mettere a rischio la sua incolumità, come è normale. Il punto è che Bill, che pure aveva accettato l’idea, ha una rivelazione. Una rivelazione divina, per così dire.

Mentre fa l’amore con Salome, in lei vede Sookie e fa quello che una parte di lui ha sempre desiderato fare: la morde e si nutre di lei con convinzione e senza alcuna remora. “Prendo quello che voglio”: la metafora del vampiro. E così che Lilith, la dea ricoperta di sangue gli si rivela e gli sorride. Per questo lui tradisce: è convertito ormai. Cioè: Lucifero è una donna. E’ l’ultima frontiera del sessismo? o quella del femminismo?

Questo passaggio però ha due facce: la prima è che il vero male è successo, cioè il contrario dell’amore fra Sookie e Bill. Nuoccio a chi amo. I traditori degli amici sono al fondo dell’inferno dantesco (Bruto e Cassio, insieme a Giuda sono mangiati da Lucifero il Traditore massimo). Si sta parlando del Male. Però siccome si discute anche della diversità, si può anche dire che chi è un vampiro non deve avere paura della natura di vampiro e deve comportarsi coerentemente con essa, senza accettare condizionamenti e costrizioni. Se sono diverso devo essere come sono. La combriccola dell’Autorità potrebbe essere considerata così. E allora? Si ha diritto alla scelta sbagliata? Si deve picchiare in carcere un fanatico stronzo? Si deve rispondere colpo per colpo a qualcuno che ci ha fatto del male? Si deve uccidere qualcuno per salvare la vita propria e quella della propria famiglia? Non sarà un po’ troppo per un telefilm?

P.S.
Per connotare il male questa benedetta serie si affida all’ultima frontiera della perversione nel nostro mondo, fare male ai “puppies”: Russell rapisce un cucciolo. Forse se quest’ultimo avesse avuto la forma della piccola Emma la percezione della malvagità del vampiro sarebbe stata inferiore?

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