True Blood 5×06 “Hopeless”

La trama di True Blood procede a saltini e brevi capriole. I disegni procedono separati, per lo più, in questo episodio.

Niente grossi incroci e scarse scene corali, che invece sono ciò che più entusiasma alcuni in questa fase della serie.

Niente amicizia fra Tara e Jessica: non saranno girlfriend. Peccato. Hoyt non si tocca, ma non perché Jessica sia ancora innamorata di lui. È tragica e patetica la sua storyline: preferisce essere consumato da un vampiro in un vicolo che vivere ancora il dolore di aver perso la sua sexyvampira e la sua dignità. E ora che è stato raccolto dagli umani che si divertono a uccidere i “sup”, gli esseri soprannaturali di vario tipo, vedremo come si evolverà il suo dolore. Se da “fangbanger” (umano che ama frequentare ed essere ogni tanto semidissanguato dai vampiri) diventerà un loro persecutore, non sarebbe un po’ scontato?

Terry finalmente si libera dal peso e ammette quanto sia stato sbagliato uccidere degli innocenti, accusando chi all’epoca lo aveva costretto a farlo, mentre l’Ifryt bracca entrambi. La scena con Arlene, la loro separazione per il bene della donna e dei bambini è strappalacrime, ma, con il fatto che sostanzialmente Arlene non crede al suo uomo, sottolinea anche il collegamento fra il peso del mondo soprannaturale e le nevrosi. Terry è folle, così come la madre di Lafayette è folle. Entrambi sono stati vittima del soprannaturale. I sani sottostimano la follia, insomma. Really? True Blood crede un po’ troppo a se stessa.

Quanto al legame Tara/Pam, visto il carattere delle due, ci potrebbe essere un po’ da sviscerare: potrebbe essere un boom. Speriamo non sia un flop. Nel frattempo Tara è trattata come un cane di cui la padrona nel frattempo episodicamente è orgogliosa. E va bene… aspettiamo pure qui!

Sam e Luna, reduci dall’attentato: Emma, la lupetta può frequentare Martha nonna lupa (e sapevamolo che sarebbe finita così) e Sam si incrocia con Andy a indagare sui persecutori di “superumani”. Del resto Jason è troppo occupato a rivangare il passato fra visioni dei genitori e visita al night club delle fate. A proposito non erano così brutte, vero? Era una faccenda del tutto transeunte. Ma non è troppo facile così? Cambiare le carte in tavola a metà del gioco?

E qui ci riallacciamo con Sookie, che si tiene occupata, in mancanza di Eric e Bill, sviluppando un senso di colpa fresco fresco per l’uccisione dei suoi genitori che, pare, siano morti per mano di un vampiro che aveva annusato il suo sangue di mezza-fata da un cerotto, quando era piccola. Capiamola, non può mica solo fare la cameriera e la casalinga, no? Deve pur star dietro a qualcosa, dato che quel mascalzone di Eric ha condizionato Alcide a provare per lei un leggero disgusto.

Indi per cui, essendo Alcide un “maschio alfa” e avendo un fisic du role notevole, inoltre non potendo bramare Sookie, qualcosa deve pur fare. Così va a reclamare il suo ruolo di capo nel branco, per salvare i suoi membri dall’asservimento al V e ai vampiri. Con quella statura e quei pettorali aveva altra scelta?

E torniamo all’inizio, a causa dell’imposizione dell’Autorità, il vichingo ha “tenuto buono il cane” mentre Bill, il nostro gentiluomo sudista, ha solo fatto finta di condizionare Sookie, augurandole invece il meglio, rinnovandole la sua devozione, facendola commuovere e… ricordandoci della sua personalità.

Anche la storyline dell’Autorità, infatti, serve fra le altre cose a renderci edotti su come i due affrontano la vita: i nostri eroi infatti sono accolti trionfalmente e vengono liberati dagli aggeggi di contenimento, ma l’Autorità li saggia per verificare la loro fedeltà. Bill sta al gioco, fa il politico, media, guarda il quadro generale, Eric cerca di barcamenarsi fra il suo cinismo, il suo innato individualismo e la necessità di non essere giustiziato nel breve termine. Chi vi è più simpatico? Eric però sopravviverebbe senza Bill?

La trama che meglio “si infittisce” è certo quella del complotto sanguinista. Però la storia presenta zone parecchio oscure: il cancelliere ha ucciso tutti gli umani che erano sul pulmino, invece di condizionarli a dimenticare. L’Autorità esige il rispetto per la convivenza fra umani e vampiri. Le due affermazioni non stanno affatto bene insieme, senza dubbio. È Salomè allora la traditrice che ha salvato Russel Edgington o no? Roman è finito, vero? Il cliffhunger ha funzionato. Lilith è una leggenda? Nora, poi, che cavolo ne sa?

Epperò non dimentichiamoci Lafayette! La gag con la madre è stata forse la più divertente. Jesus ti ama. Nell’ambiguità del giochino di parole, la vocazione dissacratoria di True Blood si riconferma.

Se doveste chiedere se tutto questo è abbastanza per essere soddisfatti di questo episodio, io, sinceramente, direi di no. Sorry.

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