True Blood 5×03 “Whatever I Am, You Made Me”

Con questo episodio si comincia a fare sul serio: i personaggi e i punti di trama introdotti cominciano a funzionare al meglio, dando sostanza alle storie.

Abbiamo Salomè che gioca le carte del suo fascino – Valentina Cervi sembra molto in tono con la serie –  e il suo metodo d’approccio sensuale, ma “affettivo” è parecchio intrigante.

Attraverso il suo sguardo, gli sceneggiatori ci ricordano le caratteristiche dei personaggi di Eric e Bill, per come loro li vogliono spendere. Salomè manipola brillantemente quelli attorno a lei, usando la seduzione sì, ma non in maniera banale. Nel frattempo si chiarisce il rapporto fra lei e il Guardiano. Ora Bill ed Eric hanno una missione, uno scopo trasversale, che promette bromance e azione contro Russel, che, per quanto già visto, non è un nemico proprio da sottovalutare. Almeno in attesa di altro. Infatti la contrapposizione fra i sostenitori della convivenza pacifica con gli umani e i “Sanguinisti”, quelli che vogliono i vampiri duri e puri  e che usano gli umani come bestiame da pascolo, sembra il grande tema. Insomma l’ex re della Louisiana e lo Sceriffo vichingo si butteranno nel campo politico. A loro modo, naturalmente. Come evitare il pensiero di tante coppie Western, stile John Wayne e Dean Martin?

Fanno parecchio bondage le bretelle di “contenimento” applicate ai glabri toraci dei nostri eroi. Molly, che le applica, cioè Tina Majorino, l’attrice ragazzina di Waterworld e l’agente FBI in Bones più recentemente, non può essere messa lì per caso, non essendo un’attrice da poco: speriamo in interazioni interessanti e storyline “divergenti” date le sue qualità di caratterista.

Tara comincia a interagire davvero col mondo in quanto vampiro: sta per azzannare la classica automobilista in panne, guarda caso una tizia democratica e tollerante sui diritti dei vampiri, e poi, folgorata dal riflesso di una se stessa che non può sopportare, mormora “Mi scusi …” e svanisce: è ironico e tragico al tempo stesso. Di un grottesco quasi pirandelliano. Molto True Blood. Va da Sam, un amico lo deve pur cercare, beve, beve e dove va per aspettare il giorno? Nella cella frigorifera. Molto Bar Merlotte. Arlene rappresenta sempre l’“umano tipo” di fronte a tutte queste stranezze “supernaturali”.

Lafayette – qualcuno resterà umano in questa serie? – è sfidato dal suo alter ego stregone: candeggina nella minestra. Identità e parte oscura di sé, una lotta impari per mantenere il controllo, questa sembra essere la sfida, per Tara, per Lafayette, per Sookie. Infatti quest’ultima affronta i suoi demoni, confermando che non può deviare dalla sua rettitudine: avrebbe davvero potuto Sookie non confessare ad Alcyde di aver ucciso Debbie? Ecco un modo di rinfrescare un rapporto in stallo, come quello fra il licantropo e la cameriera/fata.

E gli amati flashback? Scopriamo i retroscena fra Pam, Eric, Bill e, guarda chi si rivede, Lorena. Strano vedere Pam in una posizione simile a quella di Bella di Twilight: l’autolesionismo passivo-aggressivo e l’origine della sua trasformazione in vampiro. Quindi le scene dal passato danno spessore al rapporto fra creatore e “figlia” e, poiché ora Pam si è messa nella stessa posizione di Eric nei suoi confronti, “creando” Tara, come si evolverà questo stranissimo e improbabile legame? Hoyt e Pam, in una scena veloce, ma ben incastrata, condividono questo “cupio dissolvi” questo desiderio di autodistruzione che aveva spinto lei nella vita di Eric e Hoyt a… mettersi il kajal al Fangtasia!

Ma la storyline che potrebbe sfidare di più gli spettatori è quella che riguarda Jason. Alan Ball perturba il profilo semplice e tutto sommato accattivante di Jason, leggero e spassionato e… “tombeur de femme”? Il sesso comincia ad apparire per quello che è stato sempre per lui (non sembrava però), un modo per lenire il vuoto. Il tutto attraverso l’incontro con la sua vecchia insegnante che l’aveva introdotto alle delizie carnali. Ed ecco l’illuminazione, il punto in cui questo suo modo di essere è iniziato. Poverina, però, lei aveva pure chiesto scusa per quello che si configurava come uno stupro vero e proprio: in un modo o nell’altro, qualcuna con Jason ci resta male. Per l’attore, Ryan Kwanten, una bella sfida, quella di dare profondità al personaggio. E Jessica ci sta, a non fare solo sesso con lui, non lo molla. La ragazza non è, proprio proprio, leggera. Ci piace in qualsiasi versione.

Comunque, per quanto riguarda la conclusione di questo episodio, lo sapevamo che farsi la lampada può essere molto dannoso, giusto?

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