L’ultimo cacciatore

Colpi di scena, momenti commoventi e nuovi ritorni nell’episodio 3×20 di The Vampire Diaries.

Mystic Falls si prepara per un ballo scolastico a tema: gli anni ’20, che sappiamo essere tanto cari a Rebekah (Claire Holt).

Elena (Nina Dobrev) e Caroline (Candice Accola), mentre si stanno occupando dei preparativi, ne approfittano per fare due chiacchiere: la bionda vampira cerca di convincere l’amica, ancora emotivamente scossa dall’appassionato bacio con Damon (Ian Somerhalder) a Denver, ad invitare Stefan (Paul Wesley) alla festa come suo accompagnatore. Il proposito di Caroline è sia chiaro che leggermente retorico: la giovane vampira è molto legata a Stefan, ma ultimamente appare troppo desiderosa di fare la cosa giusta. Nella sua mente Elena e Stefan sono fatti per stare insieme: Stefan, a differenza di Damon, è una brava persona (agli occhi di Caroline), ed Elena per quanto possa sentirsi attratta da Damon, non avrà mai da lui quello che Stefan può darle con certezza: la sicurezza di essere amata senza drammi.

“Stefan è il tuo amore leggendario ed io non mi arrenderò senza combattere.”

Ma la piccola Caroline sta davvero parlando solo di Elena? Sta, forse parlando anche a sé stessa cercando di esorcizzare i suoi “sentimenti” per Klaus (Joseph Morgan)? Perché c’è qualcosa (o qualcuno) che tormenta anche lei?

Stefan si presenta alla porta di Elena in elegante abito blu: tra i due la dolcezza dei loro primi momenti non è mai svanita, anche se, questa volta, dai loro volti e dal lento entusiasmo dei loro gesti appare chiaro che il lieto fine è davvero lontanissimo. Forse, irraggiungibile di nuovo. Sembra quasi che entrambi stiano mentendo a loro stessi raccontandosi che andrà tutto bene, come se tutto fosse solo un sogno da cui desiderano svegliarsi per scoprire che non è mai davvero cambiato nulla dal loro primo incontro. Da quel primo “amore leggendario”.

Tyler (Michael Trevino), deciso a far capire a Caroline di essere uomo almeno quanto Klaus (istinto territoriale del licantropo? O solo dell’uomo ferito?), si presenta alla festa, affermando coraggiosamente di non aver paura di un incontro con l’ibrido originario. Se sarà necessario, per Caroline, affronterà anche Klaus. Si nota immediatamente la sua determinazione — ai limiti della follia — nel voler riconquistare Caroline, ora contesa tra due uomini completamente diversi, di emancipare finalmente sé stesso dal rapporto di asservimento che lo lega al millenario vampiro. Il comportamento del giovane Tyler potrebbe essere facilmente ricondotto all’istinto irrazionale di un licantropo, o semplicemente è il comportamento di un adolescente possessivo?

Non appena i suoi occhi incrociano quelli di Klaus (arrivato alla festa convinto da Rebekah, ancora posseduta dallo spirito della madre), tutto il coraggio mostrato con Caroline sembra svanire: non è chiarissimo se Tyler sia spaventato dall’idea di non riuscire a ribellarsi, o semplicemente stia fingendo di non essere spaventato per non svelare al nemico la ritrovata libertà. Il nostro novello Jay Gatsby Originario, comunque, non ci mette molto ad invitare Caroline a ballare, la quale, seppur leggermente a disagio sotto lo sguardo accusatore di Tyler, accetta. Perchè Caroline non rifiuta l’invito?

Durante il ballo, Klaus informa Caroline della sua intenzione di partire, e le confessa anche che, nonostante gli piacerebbe essere in sua compagnia nel viaggio, capisce che lei ancora non è pronta. Klaus non ritiene possibile che lei possa amare un altro uomo (ragazzo?), ma la ritiene troppo legata a quelle stesse convenzioni umane che diventando vampira avrebbe dovuto abbandonare. Dopo di ché, avvicinando il viso a quello della ragazza, le sussurra quasi una promessa d’amore:

“Un giorno, anche tra un secolo, busserai alla mia porta, e allora sarai pronta ad accettare quello che il mondo ha da offirti”.

Negli occhi di Caroline, per un istante, si percepisce la consapevolezza. Il timore di ammettere che Klaus ha ragione. Consapevolezza resa ancor più intensa dalla pericolosa vicinanza fisica dell’uomo: quanto ritrae di poco la testa e sbuffa, la piccola vampira sta scappando da qualcosa che nemmeno lei riesce a spiegarsi. Klaus però, nonostante le sagge parole, non è un uomo molto paziente e le regala un’ultima, non troppo tenera promessa:

“Ragazzo di provincia, vita di provincia. Non sarà abbastanza per te.”

Sulla pista da ballo Elena e Stefan cercano di superare la piccola empasse del loro rapporto — Damon — mentre la ragazza cerca di trovare il coraggio di raccontare a Stefan cos’è successo a Denver. Stefan la ferma: non lo vuole sapere, vuole proteggere il proprio cuore e i propri sentimenti da una ferita forse troppo profonda da rimarginare, da un dolore troppo grande da sopportare. Oppure, non vuole influenzare Elena con la sua sofferenza e lasciarla libera di fare una scelta senza condizionamenti da parte dei fratelli Salvatore? Lo Stefan di quest’episodio mostra l’aria pacata di chi non ha più la forza di lottare.

Purtroppo, come spesso accade a Mystic Falls, non c’è tempo per i momenti romantici. Eshter (Alice Evans), lasciato il corpo di Rebekah e trovato nell’alter ego cattivo di Alaric (Matt Davis) un ottimo alleato contro i vampiri, si presenta alla festa. Convince Elena a seguirla e intrappola tutti i vampiri all’interno della scuola con un incantesimo di confinamento. L’eterna lotta strega/vampiro di nuovo in scena. Esther, la madre dei primi e più potenti vampiri del mondo, gli Originari, stavolta è decisa a utilizzare tutte le armi in suo possesso per riuscire in quello che né lei, né Mikael, né la dinastia Bennett erano riusciti a portare a termine: debellare la presenza dei vampiri dal Mondo. Uccidendo tutti i suoi figli, si spezzerà la linea di sangue che lega i vampiri originari a tutti i vampiri esistenti. Un drastico modo per ripristinare l’equilibrio della natura della vita.

Per far questo Esther, moderna dott.ssa Frankenstein, trasforma letteralmente Alaric, il nostro eroe Alaric, nell’ultimo cacciatore di vampiri: l’unica arma in grado di sconfiggere definitivamente i suoi figli. Forte come loro, immortale come loro e dotato soprattutto di un’arma indistruttibile. L’ultimo paletto di quercia bianca viene incantato da Esther per farlo diventare indistruttibile — e perciò utilizzabile ripetutamente — fondendo l’anello della “non morte”. Ma non solo: Alaric, il vampiro cacciatore, vivrà solo per compiere la sua missione. Una volta uccisi tutti i vampiri Originari, morirà. Il sangue di Elena, la doppelganger, che aveva creato gli Originari, completa l’incantesimo. Adesso Alaric non c’è più. Dopo che il nostro amato e inconsapevole insegnante di storia si sarà nutrito e avrà completato la trasformazione, diverrà un mostro assetato di sangue che niente e nessuno potrà fermare. Alaric, dopo esser stato pugnalato da Esther, si risveglia e uccide Esther, la quale stava minacciando Matt e Jeremy.

Poi Elena, sfruttando i pochi momenti di consapevolezza rimasti, gli racconta quello che è successo: la decisione di non completare la trasformazione è assolutamente prevedibile e giustificata. Come poteva proprio lui, sulle cui mani scorre comunque il sangue di persone innocenti, diventare la cosa che tanto aveva odiato in vita? Un discorso simile a quello che fece il padre di Caroline e mostruosamente in contrasto con la decisione presa da Abby (Persia White), una strega: colei che prima di tutti avrebbe dovuto avere quel coraggio che hanno avuto Bill e Ric.

La scenario della morte di Ric è la cappella dei Salvatore, luogo di strana bellezza mistica e terreno intriso di morte. Mille anni prima, Niklaus, folle di rabbia contro la maledizione della sua stessa madre, proprio in questo luogo le strappò il cuore. Tutti i nostri eroi vanno a salutare Ric: un compagno per alcuni, un mentore insostituibile per altri. Il silenzio è perfettamente in linea con la natura dell’uomo. Una persona su cui si poteva contare: lui era lì e basta. Sono diversi i momenti che colpiscono in questo addio al personaggio di Alaric per come noi lo conosciamo.

Innanzitutto Elena e Jeremy, in qualche modo, hanno ripagato Ric di tutto quello che aveva perso nella vita: prima la moglie, poi Jenna e soprattutto la sua integrità morale. Invece, Elena e Jeremy, avendo bisogno di lui, gli avevano dato, seppur per poco, l’illusione di poter aver una vita normale. Ecco perchè, quando Elena gli chiede scusa per ciò che la sua vicinanza ha comportato, Alaric la ringrazia perchè, anche se per poco, ha potuto sperimentare la felicità di una famiglia. Una casa, un luogo in cui tornare dopo i momenti di tempesta. L’ultimo saluto, doveroso, è quello di Damon. Il nostro vampiro dagli occhi di ghiaccio, come abbiamo imparato da tanti e tanti momenti passati con lui, non esprime quasi mai il suo rammarico, e ancora meno il suo dolore.

Nella mente di Damon non esiste un tempo per permettersi di soffrire: è diventato talmente bravo a cercare di convincersene che quasi riesce ad ingannare anche gli spettatori. Per questo tra lui e Ric non ci saranno addii disperati e abbracci. Solo lacrime leggere, seduti l’uno accanto all’altro per l’ultima volta, bevendo quel bourbon caldo che tante volte aveva nutrito la loro anima di ghiaccio. Lo scambio tra i due rivela moltissimo di entrambi: solo a Ric Damon aveva raccontato del sogno regalato a Rose prima di morire.

“E’ questo il momento in cui mi regali un sogno con arcobaleni e colline verdi?”

Nelle parole di Ric non è presente paura di morire, né nessun tipo di rimpianto: Damon sembra proprio la persona con cui Ric desiderava passare i suoi ultimi attimi di vita. Il miracolo del loro rapporto emotivo è stato proprio questo: due uomini distrutti, senza scopo nella vita, si sono letteralmente scontrati. E tutto il dolore, l’odio e la morte che li aveva accompagnati nel buio del loro passato li ha eternamente legati nel presente. Damon lascia nella cripta la bottiglia di bourbon prima di andarsene: appoggiata e aperta, ancora piena di liquore, come se Ric potesse alzarsi e prendere ancora un goccio, un giorno.

Il finale non ci regala un tenero momento in cui Alaric si avvia in pace verso il grande sonno, bensì Esther che entrando con il suo spirito nel corpo di Bonnie, riesce a nutrirlo con il suo sangue prima che muoia, completando così la trasformazione. A quasi tutti gli spettatori, affezionati ad Alaric, viene spontaneo pensare che il personaggio che in queste tre stagioni aveva pian piano conquistato tutti con il suo modo di fare assurdo e assolutamente amorale, adesso è davvero morto — e soprattutto, visto quello che dovrà compiere contro i suoi stessi ideali, sarebbe stato meglio per lui morire per davvero.

La creazione di un altro essere soprannaturale della madre fa affiorare in Klaus quel furore che negli ultimi tempi aveva lasciato da parte per mostraci alcune sue vulnerabilità. La sua vita millenaria è sempre stata vissuta in funzione di quella famiglia che non solo non lo aveva mai accettato completamente ma che aveva dedicato (e perso) la proprio vita per ucciderlo. Klaus ora è impazzito di rabbia e, dopo aver recuperato ancora una volta il cadavere della madre, lo adagia in una delle bare rimaste in casa sua, macabramente aperte — come se aspettassero di essere utilizzate —, e si rivolge a lei con toni di sfida:

“La mia esistenza ti tormenterà. Tu che mi hai sempre voluto morto, alla fine dovrai rassegnarti a vedermi vivo. E questa sarà la mia vittoria.”

Il nostro terrificante vampiro senza cuore in questo frangente somiglia tantissimo a Rebekah: è rimasto congelato, mille anni prima, nella mancata accettazione di colei che avrebbe dovuto amarlo di più, e ora chiede semplicemente di poter vivere. Con la violenza.

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