L’intervista – J. Tangerine

Si è fatta conoscere con Porcaccia un vampiro!, pubblicato come Giusy De Nicolo. Con Apocalypse Kebab è diventata J. Tangerine, cimentandosi in un “romanzone di genere” dichiara. Intanto la sua penna è sfoderata per un nuovo cimento.

J. Tangerine, definita come “la penna di maggiore sicurezza” della “Bloody Roses Secret Society”, è al lavoro su un romanzo vampirico “molto fumettoso”. Intanto ci parla del suo Apocalypse Kebab, un romanzo più articolato  rispetto al lavoro di esordio.

J. Tangerine è all'opera su un terzo romanzo

Il Kebab non l’ha scelto a caso. Poi c’è l’Apocalisse, conseguenze ed esito di un comportamento forse “umano troppo umano”, ma anche “evento di passaggio”. Sullo sfondo, Praga, città dalla mille suggestioni in positivo e in negativo. E, tra le numerose peculiarità di Apocalypse Kebab, una protagonista coraggiosa “che ama lavorare ai ferri”, cosa alquanto curiosa. Insieme ad altre, che ci svela l’autrice.

1. J. leggendo il titolo del tuo lavoro qualcuno potrebbe intendere che l’Apocalisse ha dirette connessioni con il Kebab, in realtà i riferimenti sono più “sottili”. Quali sono questi riferimenti?

Il kebab è oramai il cibo da strada più diffuso al mondo, ha soppiantato persino la pizza. In un certo senso, è il simbolo della koinè in cui la nostra civiltà è immersa, ma anche dell’interdipendenza di ogni parte del pianeta. Negare che ciò che avviene dall’altro lato del globo influenzi la nostra vita è pura follia.

2. Da cosa nasce la scelta di ambientare il romanzo a Praga?

È una città bellissima e terribile, colma di meraviglie e di squallore. Vi trovi il peggio di ciò che il trapasso dal socialismo reale al capitalismo ha generato, ma quando ne percorri le strade non puoi non restare stregato dall’atmosfera e dallo splendore dei monumenti. Ricordo di essere rimasta imbambolata per non so quanto tempo col naso all’insù, ad ammirare la facciata della cattedrale di san Vito. È davvero incredibile, impressionante. Ambientarvi la battaglia finale del romanzo è stata la scelta più ovvia.

3. Alexandra, la giovane protagonista, consegna kebab a domicilio per mantenersi e dietro l’aspetto minuto cela una forza insospettata. È infatti la Column più potente. E cosa curiosa… adora lavorare a maglia. Ti sei ispirata a un personaggio o a dei personaggi in particolare per caratterizzarla?

Un personaggio che mi ha parecchio influenzata nella prima genesi di Alexandra è stata Gea, la meravigliosa protagonista dell’omonimo fumetto di Luca Enoch. Anche lei è minuta, ma possiede un potere particolare, invisibile alla gente comune, con cui svolge la sua missione. Però Gea è un’adolescente, mentre Alex ha ventitré anni e un passato ancora più complicato, che l’ha indurita e resa cinica. Per questo motivo ho pensato di attribuirle un hobby rilassante, così distante da pistole e armi da taglio.

4. Chi sono e da dove vengono i nemici che si trova ad affrontare?

Compito dei Column è individuare e distruggere qualsiasi essere si introduca nel nostro continuum spaziotemporale. Da tempo ormai si tratta di poche creature neanche tanto pericolose, finché una sera qualunque, una sera uguale a mille altre ma in cui hai i nervi a fior di pelle e non sai dartene ragione, l’aprirsi di una voragine al centro della città preannuncia l’arrivo di qualcosa di molto, molto peggiore. Ma di cosa si tratti e da dove giunga, toccherà al lettore scoprirlo.

La Cattedrale di San Vito, dove si svolge la battaglia finale del romanzo

5. Alexandra si rapporta anche agli altri Column, ma a differenza di altre storie vediamo guardiani poco uniti, elemento alquanto insolito, laddove spesso si fa l’apologia dell’ ”unione dà la forza”. E infatti, da parte di qualche Column, la protagonista sarà tradita. Si tratta di una scelta funzionale alla trama, o hai voluto rispecchiare un certo modo di vedere i rapporti umani?

Il gruppo dei Column non è composto da eroi, tutt’altro. Sono una manica di disadattati, spostati e strafottenti, ciascuno con la propria particolare diversità. Ed è proprio il fatto di essere, a vario grado, dei sopravvissuti conferisce loro il “dono”. Ma ciò non li rende necessariamente solidali, a mio avviso, né corretti e compassionevoli. Non credo che le esperienze traumatiche rendano una persona per forza migliore o peggiore, quello dipende dalle scelte che compie. E ognuno dei Column compierà la sua, quando arriverà il momento.

6. La politica irrompe nelle vicende… In che modo e con quali dinamiche?

Per il potere, naturalmente. Anche nelle situazioni più critiche, qualcuno continuerà ad accapigliarsi per acquisire più potere, manovrando i subalterni come pedine.

7. Chi è l’Arconte, ma soprattutto chi è Tamel?

Tamel è l’Arconte, ovvero il leader della piccola cellula di Inferenti penetrati nel nostro continuum, disperatamente deciso a portare a compimento la sua missione di distruzione. Lui è il Male, o forse no.

8. Come si sviluppa l’amore tra i due nemici?

Quando scoprono di essere più simili di quanto vorrebbero.

9. C’è una demarcazione netta nel tuo romanzo, tra Buoni e Cattivi?

No, come non c’è nella realtà. Ogni azione e comportamento può avere fini e motivazioni impossibili da cogliere dall’esterno.

10. Cosa rappresenta l’Apocalisse nel tuo romanzo?

È la diretta conseguenza dell’ingordigia e della cecità umane. Ma al tempo stesso rappresenta l’ultima speranza di un cambiamento salvifico. Come e più di altri elementi del romanzo, ha una valenza doppia e apparentemente inconciliabile.

11. Che ruolo ha la leggenda del Golem? E quella dei Gargoyles?

Hanno un ruolo funzionale, nel senso che le ho riviste e corrette intrecciandole al passato storico di Praga e dell’Europa e a quello, ovviamente inventato di sana pianta, dei Column. Ma concorreranno anche allo scioglimento finale della vicenda. Ho insomma innestato elementi del tutto fantastici nell’humus della storia e del mito.

Il primo lavoro di J. Tangerine, con la firma Giusy De Nicolo

12. Ci sono autori o autrici – o altre fonti – che ti hanno ispirato questo lavoro? E quali autori/autrici ti ispirano o ami?

Kafka è, neanche a dirlo, uno dei miei miti assoluti. Poi c’è un libro meraviglioso che mi ha fatto conoscere l’ironia tagliente e inarrivabile della gente di Praga, Sotto il culo della rana di Tibor Fischer. Altri autori che idolatro sono Joe Lansdale, Fred Vargas, Niccolò Ammaniti, Stephen King, George Martin e Christopher Moore.

13. Nello scrivere questo romanzo, che cosa hai evitato di fare e cosa hai voluto fare, rispetto al tuo precedente lavoro?

Questa volta ho compiuto un esperimento completamente diverso rispetto al precedente Porcaccia, un vampiro!, che avevo anche firmato come Giusy De Nicolo. Stavolta ho messo mano a un bel romanzone di genere, con molti personaggi e una trama più complessa, lì dove Porcaccia aveva una struttura molto più intimista. Ma ciò che non ho abbandonato, né credo potrei, è l’atteggiamento dissacrante, con cui ho rovesciato qualche cliché.

14. Hai già qualche altro “cantiere letterario” aperto? Se sì, vuoi farci qualche anticipazione?

Sto terminando gli ultimi capitoli di un romanzo vampirico, molto fumettoso, che regalerò sul mio blog ai lettori. Poi dovrò iniziare a pensare a qualcosa di nuovo. Un amico pochi giorni fa mi ha detto: “Mettiti a scrivere, ché tu se non scrivi azzanni qualcuno”. Temo abbia ragione.

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