“The Avengers” di Joss Whedon

Commenti a caldo di Antonella Albano e Roberto Gerilli sull’incredibile ultimo film  targato Marvel Studios: “The Avengers” di Joss Whedon.

Antonella: Ripensando a The Avengers, visto l’altra sera, caro Roberto, la prima cosa che mi viene in mente è “quanto l’ho atteso!”. 

E il motivo non è solo che sono una fan Marvel di antica (molto antica!) data, ma che stimo profondamente Joss Whedon, il regista, per le sue creature televisive – Buffy, Angel, Firefly – e cinematografiche – Serenity – da parecchio. Per questo sapevo bene che in questione non c’era solo l’ultimo grandioso film basato sui fumetti, ma molto di più. C’era dunque grande aspettativa e tremore. Sì, tremore, dati i risultati degli ultimi tentativi del regista in quel di Hollywood: il suo progetto per Wonder Woman non aveva trovato il gradimento delle case di produzione cinematografica e anche Dollhouse, l’ultima serie, aveva chiuso prima del tempo.

Roberto: Per me invece, si può dire che era l’opposto. Prima di vedere il film non conoscevo bene il talento di Joss Whedon. Ne avevo sentito parlare molto, soprattutto per i serial televisivi, ma avevo il timore che un regista dalla scarsa esperienza cinematografica potesse non essere all’altezza di un progetto come The Avengers. Ora che ho visto la pellicola, però… beh scusami Joss se ho dubitato di te.

Antonella:  Lui è veramente un’artista geniale, ma, forse proprio per questo, fino ad ora, fino a questo film spettacolare, quelli che dallo showbiz principalmente ci fanno i soldi di lui non si erano fidati. Quindi, vedere The Avengers mi ha procurato, non prima di tutto, ma anche, un profondo senso di sollievo: finalmente hanno dato carta bianca a quest’uomo sui generis e hanno lasciato che si esprimesse. Lui che, oltre al resto, di fumetti si era anche occupato, scrivendo fra le migliori storie degli X-Men che la Marvel abbia mai visto dopo Chris Claremont! E poi: entusiasmo, profondo, incontenibile entusiasmo! Perché questo film ha dimostrato che si può fare cinema intelligente anche coi fumetti…

Roberto: Concordo in pieno. The Avengers è un perfetto esempio di equilibrio. Equilibro tra scene d’azione e momenti riflessivi, equilibrio tra dialoghi drammatici e battute divertenti, equilibrio tra effetti speciali digitali e ricostruzioni “vecchia scuola”, ma soprattutto equilibrio tra i personaggi. Il rischio principale, a mio parere, era proprio quello di dare troppo spazio a qualche supereroe e rilegarne altri in ruoli di comprimari. La sceneggiatura di Whedon, invece, gestisce in maniera esemplare tutti i protagonisti. Termine usato al plurale, è bene sottolinearlo, perché The Avengers ha un team di personaggi principali che si dividono la scena e combattono (spesso letteralmente) per guadagnarsi lo spazio che meritano. La parola più importante parlando di questo film è però team. Non a caso la pellicola si chiama The Avengers. Caratteristica comune di tutti i film Marvel è, infatti, quella di intitolare le pellicole con il nome del protagonista, e ancora una volta questa usanza è stata rispettata. Il film si chiama The Avengers e il suo protagonista è il team di supereroi messo insieme dal previdente Nick Fury.

Antonella: È vero Roberto. Il ritmo e le riprese d’azione sono state da manuale e, difficile immaginarlo dopo tanti film con effetti speciali visti, in tutte le salse, alcune cose mi hanno lasciato estasiata: per esempio i movimenti delle astronavi/vermoni! Meravigliosi, fluidi, magici. Un effetto bellissimo. E la storia? Sebbene lo schema ovvio non fosse evitabile (problema che si presenta, introduzione dei personaggi che possono risolverlo, lotta, difficoltà, rischio di sconfitta e successo finale) questa storia non è banale: i personaggi sono tratteggiati nelle loro peculiarità con brevi tratti significativi; ovviamente la brevità è resa possibile dal fatto che tutti i film Marvel usciti nelle sale in questi ultimi anni hanno svolto la funzione di prequel di questo grande film corale.

Roberto: Non bisogna dimenticare, poi, che Whedon è riuscito a gestire tutto questo e al contempo ha saputo gestire un nutrito cast di attori, dirigendoli in una corale che risulta più spettacolare degli effetti speciali stessi. Tom Hiddleston e Robert Downey Jr. sono i meravigliosi solisti, ma la vera forza del film è l’alchimia creatasi tra tutti i presenti sul set. I due Chris (Evans e Hemsworth) non saranno mai considerati gli eredi di Robert De Niro ma, lavorando in questa sorta di fulgore collettivo, diventano perfetti e già cult. Senza trascurare ovviamente Mark Ruffalo, Scarlett Johansson, Jeremy Renner, Samuel L. Jackson, Clark Gregg e la bellissima Cobie Smulders (che non risente affatto dal grande salto tra la sitcom How I Met Your Mother a un colossal cinematografico).

Antonella: Esatto! Il dottor Banner infatti non è il solito stucchevole scienziato nerd e persino Hulk qui è adorabile; anche Capitan America, il personaggio che più poteva rischiare di essere monocorde, è stato presentato in modo naturale e convincente. Loki: che stile! Bellissima la scena a teatro, in cui l’eleganza naturale dell’attore risaltava benissimo, mentre la musica classica rendeva il bellissimo contrasto con l’atmosfera satura di minaccia. I personaggi di contorno sono stati trattati con cura e, direi, amore, Nick Fury è stato ben rappresentato nella sua ambivalenza morale: leader di un’agenzia segreta, lo Shield, che macchina nell’ombra, ma anche soldato con un suo codice d’onore. Il tutto in maniera perfettamente coerente con le tradizioni dei fumetti Marvel. Ma fin qui è questione di buona scuola e di maestria, non per nulla Whedon è uno sceneggiatore di terza generazione.

Alcuni momenti, invece, riescono a suscitare vera emozione, come quando Natasha Romanoff, la Vedova Nera, personaggio senza alcun tipo di superpotere, senza esitare nemmeno per un momento, si lancia in volo senza paracadute per andare ad affrontare il suo nemico. Effetti speciali basic, non sono quelli che spiccano qui, quanto piuttosto la rappresentazione di un coraggio puro, inaudito, che lascia con cuore in gola. Whedon sa come colpire, soprattutto con le figure femminili, come ben sa chi ha goduto Buffy. Così come sa anche assolutamente come sdrammatizzare e far ridere, come il confronto fra Hulk e Loki. Eccezionale. Da manuale. Mi ha fatto venire in mente Indiana Jones che, di fronte a un losco figuro minaccioso che avanza facendo volteggiare un’enorme scimitarra, senza scomporsi, estrae la pistola e gli spara. Situazioni comiche che fanno da contrappunto a scene adrenaliniche e a dialoghi densi. A volte anche difficili, non immediatamente comprensibili forse i dialoghi, ma anche quest’aspetto non fa che rendere non banale il film, scongiurando il pericolo di eroi e cattivi che si riversano addosso le dichiarazioni scontate, risibili e del tutto superflue di certi film d’azione.

Roberto: E Whedon però non è stato solo un abile direttore d’orchestra. La sua impronta artistica è presente in molte scene ed emerge soprattutto nel combattimento finale. La carrellata volante che mostra fluidamente tutti gli eroi impegnati nei loro rispettivi combattimenti lascia lo spettatore senza fiato. È grande cinema, non solo intrattenimento.

Antonella: Sono perfettamente d’accordo con te Roberto! È un film da vedere. E, per quanto mi riguarda, da rivedere assolutamente!

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