Once Upon a Time 1×18 “The Stable Boy”

L’ultimo episodio di Once Upon a Time ci porta nel passato di Regina, il personaggio più inquietante e sopra le righe di tutta la serie.

La matrigna di Biancaneve, interpretata da Lana Parrilla, è sì una cattiva DOC, ma ha sempre lasciato fino a questo momento una scia di perplessità sulle sue motivazioni, poiché la sceneggiatura gettava il seme del dubbio sulla sua cattiveria, forse più della stessa recitazione dell’attrice.

Tracce di umanità, stonate con il contesto total black della Regina Cattiva, rendevano il personaggio più intrigante. “L’unico modo per superare la paura è affrontarla” dice a un certo punto la giovane Regina in un flashback ambientato nel mondo delle fiabe: questo episodio vuole mostrare come il coraggio di sopravvivere al dolore inflitto da chi più dovrebbe amarci può sfigurare irreparabilmente un’anima.

Un altro pezzo del puzzle va dunque al suo posto: ciò che avevamo visto finora in questa serie indubbiamente affascinante è l’inimicizia profonda fra Snow e Regina, già all’epoca del matrimonio in seconde nozze del re padre di Snow con la dark lady. Ora capiamo che cosa è successo prima e finalmente conosciamo la madre della nostra cattivissima preferita, dopo che nello scorso episodio, Hat Trick, avevamo incontrato suo padre, salvato dalle grinfie della Regina di fiori, sovrana del Paese delle Meraviglie.

Regina è l’unica figlia di una famiglia di recente ricchezza, sua madre, apprendiamo, era la figlia di un mugnaio. La ragazza ama cavalcare ed è teneramente amata dal padre, mentre la madre, interpretata da una grande Barbara Hershey, pretende da lei un comportamento tale da realizzare i suoi sogni di rivincita sociale. Il fatto poi che la mamma pratichi la magia e non esiti a usarla per ottenere obbedienza dalla figlia rende il quadro ancora più inquietante. Regina ha coraggio, vorrebbe l’approvazione della madre, ma ha abbastanza carattere da pensare di opporlesi. Di nascosto infatti ama lo stalliere, Daniel; da lui riceve l’anello, ricavato da un finimento, che è l’oggetto più amato dal freddo sindaco di Storybrooke.

A un certo punto le circostanze (o le arti magiche materne?) fanno sì che una Regina dolce e coraggiosa salvi da un cavallo imbizzarrito, lanciato in folle corsa, una ragazzina bruna dalla pelle lattea, che naturalmente è la piccola Snow. Non si può non notare l’inquietante somiglianza fra questa piccola attrice e Ginnifer Goodwin, l’interprete di Snow White/Mary Margaret, accentuata da una scioltezza recitativa davvero invidiabile… sentiremo ancora parlare della giovanissima Bailee Madison. La gratitudine del re per aver salvato sua figlia diventa, a velocità sorprendente, una proposta di matrimonio che getta nello sconforto Regina: l’unica soluzione è fuggire con Daniel lo stalliere, perché lei non vuole rinunciare alla sua felicità.

L’unica a scoprire il progetto è la piccola Snow che promette a Regina di mantenere il segreto con tutti, ma soprattutto con la terribile madre. Sono ben raccontati gli inizi di un rapporto di immediata simpatia fra la piccola e Regina. Quando la madre di lei però estorce a Snow l’informazione segreta, fa leva sull’ingenuità della piccola, che crede la donna davvero interessata al bene della promessa sposa. Biancaneve, che ha perso la sua mamma, vuole, per il bene della sua nuova amica, che non si infranga il rapporto fra le due.

Questa vicenda viene narrata in risposta a ciò che avviene a Storybrooke: Mr. Gold e il Sindaco cospirano perché le sorti di Mary Margaret, già da un po’ in gattabuia, peggiorino sempre più ed Emma brancola nel buio, perché non sa come aggirare le prove schiaccianti che inchiodano la sua amica. Regina esprime alla maestrina reclusa tutto il suo desiderio che lei paghi per il male che ha commesso. Alle proteste di innocenza di lei, il Sindaco confessa di sapere perfettamente che lei è innocente. In un momento ad alta densità emotiva Mary Margaret, disperata, chiede perdono di qualunque colpa lei possa avere commesso, ma Regina rifiuta le scuse rivelando l’abisso senza fondo del suo odio. “Pagherà per quello che ha fatto” così replica ad Emma quando l’ultimo tentativo di provare il coinvolgimento del Sindaco nella rovina di Mary Margaret fallisce: su suggerimento di August, lo scrittore, il biondo sceriffo infatti era ritornata sul luogo dove era stato rinvenuto lo scrigno con il cuore di Kathryn. Lì aveva trovato un frammento di un badile che poi si scopre corrispondere a quello rotto, presente nel garage di Regina. Quando però Emma si presenta a casa del Sindaco con il mandato di perquisizione il badile rotto è scomparso. L’unico aspetto positivo è che finalmente capisce che Sidney, il giornalista/specchio parlante, fa il doppio gioco, dato che, grazie a una cimice da lui installata nell’ufficio dello Sceriffo, Regina è sempre al corrente di tutto e riesce sempre a stare un passo avanti a loro.

“Quella donna ha distrutto l’ultima esistenza che voleva distruggere” così continua Regina alla sconvolta Emma. Così si comprende il segreto doloroso per cui attribuisce a Biancaneve, e a una Biancaneve ancora bambina, la colpa della fine del suo amore e della sua esistenza:nel regno delle fiabe la terribile madre, con l’espressione di chi stia compiendo un sacrificio necessario per il bene della propria figlia, uccide Daniel subito dopo aver illuso la figlia che lo avrebbe accettato. Lo shock è atroce e poi ancor più duro è vedere la pietrificata Regina alle prove del bellissimo abito da sposa con il quale si appresta ad adempiere agli egoistici progetti di gloria della madre. È una figura tragica che, quando scopre che è stata proprio Snow a rivelare alla propria madre l’amore per Daniel e il progetto di fuga con lui, crolla definitivamente. Vediamo nascere l’odio inveterato che scatena tutta la storia e l’esilio dei personaggi delle fiabe nell’incantata cittadina del Maine.

C’è moltissimo da dire su questa dinamica psicologica del personaggio, poiché è palese l’orribile violenza sulla propria vita che Regina subisce, e da parte della propria madre che dovrebbe amarla sopra di tutto. I progetti egoistici ammantati di altruismo che abbiamo sempre visto nel Sindaco, anche nei confronti del proprio figlio Henry, sono gli stessi che scorgiamo nel luccichio sinistro dello sguardo di questa perfida madre. Non c’è dolore peggiore che quello inflitto fra madre e figlia, così siamo condotti a capire il meccanismo perverso della mente di Regina, intenzionata a vendicare il proprio amore perduto.

In qualche prossima puntata scopriremo sicuramente la sorte della madre, se anche lei sia stata o no l’oggetto del suo odio, ma sicuramente abbiamo potuto constatare come the Evil Queen sia stata costretta da un blocco degno di psicanalisi a rispecchiarsi nella madre, conformandosi a lei in tutto e per tutto, quasi assorbendone la personalità per una sorta di meccanismo di difesa, mentre tutto il suo odio, invece di dirigersi sulla sua genitrice – per evitare qualcosa di insopportabile -, si scatenava sulla innocente Snow, rea solo, alla sua tenera età, di ingenuità. La fiaba di Biancaneve, di per sé, ci racconta, sotto forma di simbolo, del terribile conflitto generazionale fra madre e figlia (la figura della matrigna è solo un travestimento di una madre che non si può odiare perché è troppo doloroso): la versione di OUAT rimanda all’indietro il conflitto svelandocene le origini psicanalitiche: chi è oggetto di violenza in ambito familiare con grande difficoltà non diventa un violentatore a sua volta.

A Storybrooke intanto, però, qualcosa sovverte la difficile situazione della presunta omicida Mary Margaret: in un vicolo viene ritrovata una barbona in stato confusionale. Con un efficace cliffhanger Kathryn ritorna fra i vivi! Ma come fa a vivere senza cuore? Ah già, scusate: siamo a Storybrooke!

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