La Furia dei Titani

Tanta azione per condire un insipido minestrone mitologico.

A due anni da Scontro tra Titani, Sam Worthington torna sul grande schermo negli eroici panni di Perseo, figlio ribelle di Zeus che preferisce l’umanità ai capricci divini. A dirigere questo sequel è Jonathan Liebesman (Word Invasion) scelto dalla Warner Bros per sostituire Louis Leterrier, capro espiatorio dei deludenti risultati del primo capitolo.

La Furia dei Titani è ambientato dieci anni dopo i fatti narrati in Scontro tra Titani. Perseo vive una vita tranquilla con suo figlio Elios. Ha abbandonato l’armatura e la spada in favore delle reti da pesca. Il destino, tuttavia, non è d’accordo con la sua scelta. Gli uomini hanno smesso di credere e di pregare nelle divinità dell’Olimpo e senza la loro devozione gli dei stanno perdendo i loro poteri. L’Olimpo si sta disgregando e le divinità non sono più in grado di contenere la potenza del titano Crono, imprigionato dai suoi figli (Zeus, Ade e Poseidone) nel Tartaro. Ade e Ares si alleano per aiutare la fuga del titano. Attaccano Zeus e lo catturano. Solo Perseo può ora salvare l’umanità. Con l’aiuto della regina Andromeda e del semi-dio Agenore, Perseo scenderà nel Tartaro, pronto ad affrontare il suo destino.

La trama sembra essere un debole (e banale) filo usato per legare tra loro momenti dal potenziale spettacolare, e guardando il film questa idea non può che essere confermata. Rispetto al suo predecessore, La Furia dei Titani rappresenta un netto salto di qualità ma, nonostante questo, la pellicola è solo un susseguirsi di scontri e duelli dall’esito scontato. La stessa ispirazione mitologica, su cui si dovrebbe basare il film, è in realtà una visione raffazzonata dei miti antichi, usati come eterogenei ingredienti di un minestrone capace di far inorridire gli storici.

Il cast è composto da un’altisonante galleria d’attori tra cui, oltre al già citato Worthington, spiccano Liam Neeson (Zeus), Ralph Fiennes (Ade) e il sempre travolgente Bill Nighy (Efesto), ma nonostante la caratura degli interpreti, le pochissime scene dedicate ai dialoghi non riescono a risollevare la trama esclusivamente adrenalinica. Ai veterani del grande schermo sono stati affiancati Toby Kebbell (Agenore), usato come macchietta comica, e Rosamund Pike (Andromeda), evidentemente aggiunta al film solo per la necessità di alzare le quote rosa del cast. L’unica sorpresa positiva è rappresentata da Édgar Ramírez, odioso e coinvolgente nei panni di Ares.

Come detto, il novanta per cento del film è composto da scene d’azione e ricostruzioni in computer grafica e sembra doveroso, quindi, parlare degli effetti speciali. Il titano Crono è stato realizzato interamente in CGI e, se tralasciamo che somiglia un po’ troppo al Balrog de Il Signore degli Anelli, l’effetto ottenuto è imponente. La stessa qualità è stata usata anche per la creazione delle chimere e del Pegaso, mentre un paio di sfondi appaiono troppo “appiccicati” e inverosimili. Nel complesso il lavoro fatto dal team degli effetti speciali è molto buono.

Può bastare la buona computer grafica per realizzare un buon film? Quello che è certo è che La Furia dei Titani non è un film per palati fini, che rinuncia allo sviluppo dei personaggi in favore di una spettacolarità estremizzata. Riuscirà la Warner Bros a vincere questa scommessa? La risposta ce la darà il botteghino, ma se la conseguenza dovesse essere un altro film della serie, forse è meglio augurarsi di no.

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