Alcatraz: un primo bilancio

Terminata da pochi giorni la prima stagione della serie Alcatraz, è interessante tentare una prima analisi di questa serie sulla quale si sono da subito puntati gli occhi di critica e pubblico poiché presentata come la nuova produzione di J.J.Abrams.

La serie è scritta da Bryan Wynbrandt (Kyle XY), Steven Lilien (Kyle XY) e Elizabeth Sarnoff (Lost, Deadwood), ma risente dell’influenza di Abrams – che compare come executive producer – già dall’antefatto.

La storia (contiene SPOILER) ruota ovviamente intorno alla rocca di Alcatraz nella baia di San Francisco e nota prigione del passato. Infatti, venne chiusa nel 1963 ufficialmente per i costi crescenti della sua gestione ma la serie ci rivela come in realtà accadde un fatto inspiegabile: improvvisamente detenuti e personale della prigione scomparvero senza apparente motivo. La versione ufficiale fece credere i detenuti morti o scomparsi ma dall’epoca una speciale task force cerca di scoprire cosa sia successo in realtà. Ai giorni nostri gli scomparsi stanno ricomparendo come se non fosse passato un giorno dal 1963 e le indagini di questa task force si incrociano con quelle di Rebecca Madsen (Sarah Jones), agente di polizia che indaga su un omicidio legato ad Alcatraz con l’aiuto dello scrittore esperto della storia della prigione Diego Soto (Jorge Garcia). I due arrivano sulla rocca e fanno la conoscenza di Emerson Hauser (Sam Neill) e Lucy Banerjee (Parminder Nagra). Le indagini porteranno Rebecca e Diego a far parte di questa task force alla quale la poliziotta è particolarmente interessata poiché uno dei detenuti ricomparsi è suo nonno nonchè l’omicida del suo partner lavorativo. Nel corso dei primi 13 episodi il gruppo andrà alla ricerca dei vari detenuti ricomparsi e contemporaneamente verranno rivelati fatti legati al passato misterioso della prigione.

La serie – anche per dichiarazioni dello stesso Abrams – vuole essere soprattutto un procedural chiuso, con episodi autoconclusivi ma, sin da subito, vengono gettate le basi per una linea narrativa orizzontale legata alla mitologia dell’isola. E non potrebbe essere altrimenti visto che lo spunto di partenza va ad inserirsi in quel filone che da X-Files in poi ha presentato serie che univano la fantascienza al procedural più classico. Lo sviluppo narrativo di Alcatraz ha sofferto sicuramente dei pochi episodi programmati (ed una seconda stagione è ancora da confermare) e quindi non ha sviluppato bene tutte le storie o i personaggi. Basta, ad esempio, vedere come nell’ultimo episodio vengano trattate la maggior parte delle linee narrative orizzontali laddove nei precedenti 12 episodi si era data la precedenza al caso della settimana.

La serie però ha notevoli potenzialità anche in considerazione del fatto che questo tipo di serie hanno bisogno di un po’ di tempo per prendere la giusta strada e far legare il pubblico alle proprie vicende. Pensiamo a Fringe che alla prima stagione ha stentato non poco mentre poi nelle successive si è affermata come una delle serie più amate ed originali (anche se non sempre premiata dagli ascolti).

Se Alcatraz dovesse essere confermata per una seconda stagione di 22/24 episodi, è indubbio che gli autori potranno lavorare con materiale dagli sviluppi virtualmente infiniti, con le storie dei singoli detenuti che vanno ad intrecciarsi ai misteri dell’isola. Isola che si pone come archetipo narrativo (come per Lost) ma che al contempo si fa personaggio accanto ai nostri eroi. La solitudine dell’isola si affianca ai protagonisti, soli per diversi motivi: Rebecca non mostra di avere una vita al di fuori del lavoro e non ha famiglia. Per questo finisce per soccombere nellos contro con il giovane nonno; Diego racconta di non essere molto amato dai genitori per le sue scelte professionali e vive la sua vita di eterno adolescente tra fumetti e PC; Hauser ha lo sguardo e l’atteggiamento di un uomo solo e ferito dalla vita e veniamo a sapere che nel passato era legato a Lucy che ha perso nella sparizione collettiva del 1963 e che ha ricercato per 50 anni; Lucy si ritrova catapultata in un mondo che non è il suo e nel quale cerca disperatamente di ritagliarsi un posto per ritrovare il “suo” Hauser. Soli sono i detenuti e le guardie che ritornano poiché anche essi non hanno idea di cosa sia accaduto. Forse il solo nonno di Rebecca, Tommy Madsen, ha idea dei risvolti del salto temporale ma solo una eventuale seconda stagione potrà determinare a fondo il suo ruolo.

La serie si presenta – come sempre per le serie statunitensi – impeccabile dal punto di vista estetico e registico. La doppia linea narrativa – passato e presente – privilegia i toni scuri, nel passato per la scelta di utilizzare colori spenti in linea con l’ambiente carcerario, nel presente perchè la maggior parte del tempo speso per le indagini viene passato in quella che Diego definisce “la bat caverna”. San Francisco non sempre è in primo piano anche se diviene prepotentemente protagonista nei minuti finali nello spettacolare inseguimento in auto tra Rebecca e Tommy, scena che cita ed omaggio il film Bullit con Steve McQuenn, del quale la corsa in auto replica movimenti e inquadrature, oltre che la presenza del maggiolino verde. Sul web sono disponibili diversi speciali e dietro le quinte che mostrano con quanta cura e professionalità siano state girate queste scene che nulla hanno da invidiare al grande schermo.

Proprio l’episodio finale si connota come conclusivo (la protagonista Rebecca muore sul tavolo operatorio dopo essere stata accoltellata da Tommy) ma l’apertura della porta sotterranea di Alcatraz da parte di Hauser e Lucy lascia aperte possibilità di sviluppo interessanti. E poi sappiamo che la morte in tv è solo questione di ascolti e se la serie verrà rinnovata non dubitiamo che Rebecca possa tornare.

Curiosità e note

1. La scena della corsa in macchina è, come detto, ripresa dal film Bullit e può essere vista qui!

2. L’attore che interpreta Diego Soto è Jorge Garcia ovvero Hurley di Lost, uno dei personaggi più amati della serie. Garcia aveva preso in giro il suo personaggio più famoso in un episodio di How I Meet Your Mother.
3. Tra i registi della serie figura quello di Jack Bender che aveva già lavorato con Abrams in Alias e Lost ed è uno dei più talentuosi registi televisivi. 
4. Nel cast originale era prevista la presenza di Santiago Cabrera che doveva interpretare il personaggio ricorrente del fidanzato di Rebecca ma lo si vede solo pochi secondi nel pilot ed infatti la sua scheda personaggio sul sito ufficiale della serie è vuota. 
5. Lucy è interpretata da Parminder Nagra divenuta famosa nel 2002 giocando a calcio in Sognando Beckham. Dopo questo film è stata nel cast di ER per molto tempo. 
6. Hauser è interpretato da Sam Neill, l’attore più noto del cast (Fino alla fine del mondo, Il seme della follia, Lezioni di Piano, Jurassic Park). Il suo personaggio essendo dell’FBI dovrebbe essere americano ma l’attore è neozelandese ed alcune parole ed intonazioni della sua recitazione ogni tanto rivelano la sua origine. Ha una sua vigna dove produce Pinot Nero. 
7. Una eventuale seconda stagione dovrebbe rivelare il ruolo del direttore della prigione, il bravo Jonny Coyne.
Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo!

Altri articoli:

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.
  • RSS
  • Facebook