Tanit. La bambina nera – Lara Manni

“In ogni storia è possibile aprire una porta serrata”. Lo scrive Lara Manni in Tanit, capitolo “conclusivo” della trilogia iniziata con Esbat. Una bambina nera, due mondi che entrano in cortocircuito. La conferma di una voce della narrativa fantastica sui specis.

“Storie che ritornano”, destini che si intrecciano e che concludono non una storia ma un ciclo. E si sa, chiuso un ciclo, se ne apre uno nuovo. L’esbat torna insieme ai personaggi in lotta per la salvaguardia dei rispettivi mondi. Umani da una parte, demoni dall’altra. E protagonista, Tanit, la bambina nera, figlia di una Dea e di un demona,  dalla cui nascita dipende la sorte di tutti.

Tanit conclude la trilogia che comprende Esbat e Sopdet

Non è finita la battaglia ingaggiata da Hyoutsuki e Yobai, demoni in corsa tra mondi paralleli. Su di loro esercita ancora il proprio potere Ivy, la ragazzina che da fan del manga La leggenda di Moeru è diventata l’artefice del destino dei due demoni  e di Axieros, la dea che soltanto attraverso una donna mortale con determinati “requisiti”  può partorire Tanit, la bambina nera. A contrapporsi alla dea è la protagonista, sullo sfondo di una Roma insanguinata da casi di violenza senza controllo. In questo contesto caotico, la ragazzina conosce Nadia, una donna che fin dall’inizio pare volerla proteggere. Con la donna, il compagno Brizio, che avrà a sua volta un ruolo centrale nella partita posta in essere per scongiurare una tragedia già annunciata. Tale tragedia odora di morte, ma anche di vita, di amore e odio. Ivy è ancora innamorata di Hyoutsuki, con cui ha ormai intessuto un legame che affonda le sue radici in una storia lontana nel tempo. Ma con lui si giocano scontri-incontri di una violenza tanto viscerale, quanto più si pone la necessità di una scelta per salvare il mondo degli umani.  O, per Hyoutsuki, quello dei demoni.

Chi è Tanit? Il nome è quello di una divinità molto importante nell’antica Cartagine. Tanit era una delle consorti di Baal. Venerata come dea protettrice della città era preposta alla fertilità, dell’amore e del piacere, e associata alla Luna, alla buona fortuna e alle messi. La Tanit di Lara rovescia tale prospettiva. Si tratta infatti di una bambina nera, la cui nascita porterà distruzione per gli umani. A cercare di impedire la nascita della figlia della dea sono i Grigori, gli angeli caduti citati negli Apocrifi dell’Antico Testamento. Creature in forma umana con facoltà speciali. L’autrice cita le fonti sacre quali Libro di Enoch, ma anche l’Apocalisse di Giovanni, di  cui alcuni passi costituiscono i titoli dei capitoli, instillando nel lettore l’attesa “per quello che sarà”. Il sacro è un elemento pregnante, perché fa parte della vita dell’essere umano. Sacro, che eleva, ma che può anche “abbassare“. E che fa sempre i conti con il profano: la carne, la sessualità. L’amore.

Storie d’amore procedono di pari passo. Un amore che è crudeltà e vita, e che della vita è parte imprescindibile. Nessuna unilateralità in quelli che sono i temi affrontati dalla scrittrice. Ivy ama Hyoutsuki, il quale a sua volta è legato alla giovane da un rapporto che affonda in una storia precedente. In un legame così forte, scaturiscono i presupposti per l’amore impossibile tra un essere umano e una creatura sovrannaturale. Un classico per il fantastico, che richiama gli amori impossibili delle eroine letterarie, spesso vittime di questi amori. Ivy dipende da questo legame, che ha cercato più volte di spezzare, obbligandosi a non disegnare più. Ma c’è qualcuno più forte di lei, che la riporta sui fogli bianchi da riempire: Hyoutsuki. Il demone sembra provare repulsione per lei – i demoni sbranano gli umani, che disprezzano profondamente-, ma allo stesso tempo c’è un desiderio forte che lo spinge ad andare da lei, e nel momento dell’attacco per eliminarla, ad arretrare. Addirittura, arriverà anche a proteggerla, quando dovrebbe ucciderla.

Il simbolo della divinità Tanit

Parallelo al loro, vi è l’altro amore. Quello della dea con Yobai. Un amore che cela anche il suo opposto, complesso, latore di vita, ma anche – come nell’altro caso – di morte. Come nei precedenti lavori, le creature sovrannaturali sono esseri complessi, che nella superiorità della loro natura rispetto a quella umana non celano difetti. Ricordano le divinità pagane, che nelle loro peculiarità, incarnano vizi e debolezze umani. Ma i demoni, così umani nella loro complessità, non si lasciano catturare nella rete delle definizioni. Nel loro agire c’è una sofferenza viscerale, così come nelle azioni di Axieros, una dea che si ricollega a un femminino investito, almeno in apparenza, di accezione negativa. In realtà la crudeltà delle creature sovrannaturali è paragonabile a quella degli umani, anzi, pare che proprio agli esseri umani pesi maggiormente tale condanna.

Tanit si svolge nella Roma in cui è nata e vive l’autrice. Una città di cui  Lara restituisce un vivido ritratto a colori, con riferimenti alla cronaca leggibile sui quotidiani, di fatti che insanguinano la capitale. Siamo nell’Italia dei giorni nostri che vive l’incertezza della crisi. E abbiamo personaggi umani, non eroi o vip, che vivono l’incertezza della vita. Questo mondo entra in collisione con quello dei demoni in maniera limpida, ciascuno portando nell’altro la propria verosimiglianza. Piano reale a fantastico s’intrecciano, ma allo stesso tempo corrono su due binari paralleli ma antiteticiIl fantastico non irrompe nella realtà per migliorarla, e la bambina nera non è una sorta di Messia venuto sulla Terra per salvare gli uomini, ma ha una funzione salvifica rispetto al mondo da cui ella proviene.

Il romanzo di Lara Manni tocca alcuni grandi temi: la vita, la morte, l’amore. Sono temi archetipici, attraverso cui l’animo umano viene scansionato accuratamente, facendone emergere le contraddizioni e le particolarità. Non abbiamo eroi invincibili, persino gli stessi demoni, soggiogati alla matita di un’umana, non lo sono. Né, tra gli uomini, esistono Ercoli o Giasoni; più probabilmente troviamo un Achille con il suo tallone debole. È così per Ivy, che pur avendo la facoltà di decidere della sorte di Youtsuki e Yobai, ha a sua volta bisogno di essere protetta. E questa protezione gli arriva da Max, il ragazzo con cui convive. Il giovane l’ha sempre aiutata nei momenti più critici,  ma non è un amore; piuttosto è una dipendenza. Ivy, che decide del destino dei demoni, è a sua volta in balia della sua fragilità, che è anche la matrice della sua forza. Una situazione che rispecchia molti rapporti di coppia in cui l’amore non è la vera ragion d’essere dello stare insieme. E nel romanzo vi sono altri amori – se così si possono chiamare – di questo tipo.

La trilogia che si chiude con Tanit, rappresenta un’opera importante, soprattutto in riferimento a una critica, che mette la letteratura fantastica in secondo piano rispetto al mainstream. Lara Manni, con uno stile che tocca l’emotività e la mente, fa incontrare due culture così diverse quali quella italiana e quella nipponica e attua un sincretismo culturale che si apre al mondo, alla storia, all’umanità. Non manca Tolkien e nel tema delle storie “che continuano” si pone la riflessione sulla letteratura, come troviamo nell’ Ende de La storia infinita. Indubbiamente chi è appassionato di manga e anime entra  subito in sintonia con questo e gli altri romanzi. Ma non bisogna lasciarsi ingannare da facili apparenze. Tanit, come i precedenti, meritano attenzione, a dimostrazione che il fantastico italiano ha voci di pregio, ben oltre le distinzioni nate da pregiudizi culturali elitari. E Lara, che supera cliché e stereotipi proponendo una sua magia,  è una di queste voci.

L’autrice:

Lara Manni vive a Roma. Ha scritto per anni sul portale EFP, dove ha ottenuto innumerevoli successi di critica. Oggi scrive sul suo blog, laramanni.wordpress.com, fra i siti italiani più seguiti e su Carmilla.
Tanit chiude la trilogia iniziata con Esbat (Feltrinelli, 2009) e Sopdet (Fazi, 2011).

Tanit

di Lara Manni
Casa Editrice: Fazi
Collana: Lain
Codice ISBN: 9788876251139
Pagine: 382
Prezzo: € 16,00

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