L’intervista: Romina Casagrande su “Dreamland Forest”

Non è solo un luogo. La “foresta, terra dei sogni” è un vero e proprio personaggio. E le forze che racchiude, tra angeli e demoni, storia e mito, sono molteplici, come le chiavi di lettura del secondo lavoro di Romina Casagrande. Che non si ferma mai e ha già in mente delle fate… molto cattive.

Un romanzo autoconclusivo nelle sue linee portanti, ma chi si appassionerà ad alcuni suoi protagonisti dotati di lunga vita potrà ripercorrerne viaggi e peripezie nel corso dei secoli e dei prossimi due libri”. Lo afferma Romina Casagrande, autrice meranese che, dopo l’esordio con Amailja, a distanza di poco, è tornata con Dreamland Forest.

Un fantasy in cui la scrittrice elabora diverse chiavi di lettura su questioni anche “spinose”, quali la religione e il sacro, lasciando aperti spiragli di riflessione, con connessioni alla realtà. Nessuna verità “da imporre” per la scrittrice, che afferma “Ho voluto evitare di dare risposte. Spalancare lo sguardo su più prospettive di modo che il lettore possa scegliere quella in cui più si rispecchia e che sente propria”.

Secondo lavoro per Romina Casagrande

Angeli e demoni che rappresentani le tensioni contrapposte dell’animo umano, in lotta tra loro… anche se la reale battaglia è portata avanti dagli esseri umani e il contesto non è quello “urban” cui siamo abituati, ma quello di un Alto Medioevo in cui si ritrovano le radici del fantasy. Il lavoro di Romina, non si ferma qua però. Le idee si susseguono e dichiarandosi viaggiatrice nel tempo, ha già qualcosa in ballo insieme a delle fate… molto cattive.

1. Da Amailja a Dreamland Forest. Il secondo romanzo per un autore può essere una prova particolarmente difficile, a causa dei paragoni che, soprattutto quando si tratta del lavoro d’esordio, sono forse più “infidi”. Hai avuto questo tipo di timore? Come hai affrontato il lavoro in corso d’opera?

Innanzitutto vi ringrazio tantissimo per avermi ospitata qui e per esservi interessati del mio secondo romanzo! È emozionante come ogni ritorno. Per quanto riguarda la domanda, diciamo che quando ho in mente una storia e il desiderio di scriverla è così forte da cercare di metterla sulla carta, non penso a quello che c’è stato prima o che verrà dopo. Naturalmente, mi piacerebbe sempre che le mie storie trovassero una pubblicazione, però quello che c’è intorno mi crea molta ansia mentre la gioia più grande sta nello scrivere. Nel momento in cui mi metto al computer, se dovessi pensare al resto, è molto probabile che mi bloccherei.

2. Arrivando alla tua seconda pubblicazione: com’è nata l’idea? Già ci hai detto che sei una grande appassionata di Alto Medioevo, ma c’è dell’altro…

Molte delle domande sulle quali il romanzo cerca di riflettere mi frullavano in testa in quel periodo e non mi lasciavano in pace. L’individuazione dell’epoca è venuta da sé. Un po’ per l’amore e la curiosità che mi legano a essa, ma in gran parte perché la storia stessa richiedeva un’ambientazione in cui queste domande si calassero con naturalezza. Un’epoca spaccata e in bilico, un essere a metà tra qualcosa che è stato e un futuro incerto, divisa tra credo e forze politiche differenti. Insomma un ritaglio di pensieri e culture che permettesse una molteplicità di riflessioni e punti di vista sulla stessa tematica. Un riflesso di quella che viviamo, ma slegata a una distanza sufficiente da noi per vedere le cose con maggiore obiettività.

3. Religione, esoterismo, reincarnazione: sono elementi ricorrenti, che costituiscono piani di lettura del tuo lavoro. Sono questioni dalle “mille e più implicazioni”, non facili da affrontare. Come hai voluto “trattarle nel tuo romanzo”? E cosa hai voluto evitare di fare, o meglio, di scrivere?

Ho voluto evitare di dare risposte. Spalancare lo sguardo su più prospettive di modo che il lettore possa scegliere quella in cui più si rispecchia e che sente propria. Metter a confronto e far dialogare tali prospettive è stato forse l’esperimento cui ho tenuto di più durante la stesura del romanzo. C’è qualcosa di pericoloso nelle ideologie, se non sono accompagnate da un approccio dialettico aperto. Ritengo in egual modo rischioso e insopportabile l’atteggiamento di tanti moderni profeti con risposte per tutto e soluzioni pronte.

4. Ritieni che il fantasy si leghi al sacro? O il sacro è un “pretesto letterario?

Secondo me c’è un rapporto di grande affinità, quasi di “filiazione”. Il legame che unisce il fantasy con il mito, il folclore, la leggenda o le divinità di qualsiasi epoca e tradizione ne è, credo, manifestazione piuttosto chiara. Ma c’è anche qualcosa che va oltre: il bisogno del magico, dell’espediente in grado di dare logica e spiegazione a una realtà che nonostante il passare dei secoli e le conquiste della scienza, appare ancora difficile da comprendere, da ordinarie in gabbie e categorie.

Non solo luogo. La foresta è un vero e proprio personaggio.

5. Gli angeli e i demoni sono le creature sovrannaturali protagoniste. Come hai sviluppato la loro battaglia?

Dreamland Forest è un romanzo autoconclusivo nelle sue linee portanti, ma chi si appassionerà ad alcuni suoi protagonisti “dotati di lunga vita” potrà ripercorrerne viaggi e peripezie nel corso dei secoli e dei prossimi due libri. In questo capitolo troviamo i demoni ancora deboli, privati di quasi tutti i loro poteri. Solo Lucifero sembra non aver risentito della caduta (c’è un perché, naturalmente) e il suo “vestirsi” di lupo è soltanto l’espressione del suo orgoglio di combattente che non rinuncia a esibire le cicatrici. Anche così, anche dal fondo, il suo potere è forte. Lucifero è un impertinente ottimista e un giocatore d’azzardo che considera il mondo come un tavolo da gioco. Lui non ha dubbi, soltanto rabbia e furore. È arroganza allo stato puro. Qui vediamo combattere soprattutto gli uomini, perché angeli e demoni possono fare ancora ben poco. Ma così è decisamente più divertente.

6. Chi sono gli angeli e chi sono i demoni che agiscono?

Sono l’espressione delle tensioni contrapposte dell’animo umano. Non per niente gli angeli e i demoni di Dreamland Forest sono “fratelli di sangue” e più di una volta assisteremo a cambi di direzione e ripensamenti.

7. Quali segreti racchiudono queste creature?

Sono pericolosamente simili.

8. La foresta è un semplice luogo, o può essere visto come un personaggio, cuore che pulsa, anima che palpita?

Viene descritta come un personaggio. Persino Erik, il protagonista più coraggioso e sprezzante del romanzo, si sentirà a disagio nel cuore della foresta. È un luogo ambiguo, dolce e caldo se bagnato dal sole, terribile quando è avvolto dalle nebbie della notte. Soltanto la vicinanza di Iworin riuscirà a far sentire meglio Erik. È un po’come la vita: è meglio attraversarla con qualcuno che per una misteriosa magia sa diradare il buio che a volte confonde il cuore.

9. Che ruolo ha l’amore nella vicenda?

Ci sono diversi tipi di amore. L’amore ostacolato, l’amore fraterno, l’amore di una madre per la figlia, l’amore per qualcosa che si è perso. Quando tutto ci delude abbiamo due prospettive: combattere più che mai per far sentire la nostra voce oppure chiuderci nelle nostre individualità, cullandoci in sentimenti appaganti. Sto cercando una via di mezzo. Un amore, sentimenti forti e irrinunciabili che ci accompagnino nella lotta, infondendoci coraggio.

La Dea, divinità adorata dal popolo di Iworin, ma strumento nelle mani dei Druidi.

10. Hai scelto un’altra protagonista femminile molto forte. Malgrado venga venga emarginata dagli altri abitanti del villaggio e vista in malo modo, lei “non molla” e lotta per quello in cui crede. Credi che Iworin abbia punti di contatto con le donne di oggi?

Iworin non viene emarginata in quanto donna, ma perché impura per nascita. Le condizioni in cui verrà alla luce sono del tutto particolari e getteranno in grande scompiglio il villaggio che per colpa sua sarà costretto ad abbandonare molte certezze. È vero però che la religiosità stessa della sua gente ha dei tratti particolari e piuttosto misogini. Venerano una Dea, ma il potere concreto ed effettivo è maschile. D’altronde si sa, le maschili divinità del cielo hanno sempre usurpato ruoli e poteri delle più terrene e materne divinità femminili. Quindi il potere autentico, le decisioni e la guida spettano in ultima analisi alla classe trainante maschile. E quello della Dea è soltanto un pretesto per tenerlo saldo. Iworin ha sicuramente punti di contatto con le donne di oggi. Studiando un pochino il Medioevo ne ho scoperte comunque parecchie di donne tutt’altro che remissive nei secoli passati… Iworin è una donna coraggiosa. Non mi piacciono molto le protagoniste lamentose. Preferisco chi nelle difficoltà si rimbocca le maniche e fa da sé. Certo, poi può sbagliare e incorrere in pasticci ancora più grandi, ma l’immobilità mi fa paura.

11. E che ruolo ha Simaril, un “gatto impiccione” e diciamo anche “umano, stranamente troppo umano”?

Odia i Druidi, devo dire, da loro ricambiato. Un motivo ci sarà.. è davvero un bel peperino.

12. Per la scrittura del romanzo, ti sei avvalsa di fonti storiche in particolare?

Le biblioteche dei miei musei mi sono state utilissime. Ci tengo molto al fatto che i particolari storici abbiano una certa validità. Gli amuleti della principessa Ennemase, i riferimenti ai sacrifici…poggiano su documentazione storiografica. Anche il riferimento ai Reti, che sopravvissero effettivamente nelle zone alpine fino a epoche piuttosto tarde, è documentato. Un’espressione interessante della loro permanenza è la lingua ladina, un idioma retoromanzo, tuttora parlato in alcune valli. Un interessante miscuglio di lingue celtiche, latino, tedesco e italiano. Purtroppo però sono in pochissimi quelli che ancora lo conoscono e lo usano.

13. Sulla tecnica basata sul continuo “passaggio di testimone” dei narratori, e sullo lo stile: come hai proceduto e per ottenere quali esiti?

Vado a intuito e seguendo il mio gusto. Alcune scene mi piace che vengano narrate da un certo punto di vista, corrispondente a un personaggio e così proseguendo in una girandola a cui cerco di dare coerenza e continuità. Lo stile delle introduzioni è più elaborato ed enfatico mentre le voci parlano in modo più diretto, senza troppi fronzoli.

14. Romina hai già delle idee in cantiere per un prossimo romanzo? Hai qualche altra uscita “ in agenda”?

Progetti molti. Qualcosa di nuovo nel cassetto c’è…

15. Ci puoi parlare di quello che vorresti scrivere? Qualche idea che hai in testa, sempre che si possa dire…

Mi avete portato fortuna, sarei anzi molto felice di potervi dare qualche informazione in anteprima appena si concretizzerà. Per ora continuo a viaggiare nel tempo. Questa volta, però, tra presente e futuro, in compagnia di fate molto cattive.

Per entrare nel magico mondo dell’autrice, potete visitare il suo blog personale: rominacasagrande.blogspot.com.

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo!

Altri articoli:

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.
  • RSS
  • Facebook