Intervista – Connie Furnari

Streghe che trascendono i classici luoghi comuni dell’urban fantasy, ma che incarnano la magia, mixata ad azione, il sentimento e a una buona dose di brillante ironia. Così Connie Furnari ha voluto imprimere il suo marchio di autrice, in Stryx.

Il romanzo nasce come autoconclusivo, ma l’autrice, Connie Furnari, catanese, classe 1976, con la passione per  l’urban fantasy e il paranormal romance, non esclude che in futuro possa esserci un nuovo capitolo sulle sorelline Sawyer. Nel frattempo, però, ci racconta delle vicende di Sarah e Susan,  protagoniste di Stryx, Il marchio della strega, un lavoro che mixa sentimenti, ironia, azione avvincente e magia… senza bacchette dotate di virtù sovrannaturali.

Stryx, un romanzo autoconclusivo. Almeno per ora...

Molti, come sostiene anche Connie, l’hanno paragonato alla serie tivù,
Buffy, l’ammazzavampiri
, in particolare per i numerosi momenti di azione, che avvincono  il lettore. E come in Buffy, non manca un amore complicato – molto complicato. Ma Stryx, Il marchio della strega è un romanzo che cerca di svincolarsi dai luoghi comuni dell’urban fantasy, dando spazio al gioco dell’inventiva, nel contesto della Salem “culla storica” della caccia alle streghe.

1. Connie, che cosa racchiude il marchio della strega che le due protagoniste, Sarah e Susan (e, in seguito, scopriremo, non solo loro), hanno impresso sulla spalla?

Il marchio è appunto l’iniziale S, di Stryx: secondo l’etimologia, era chiamato Stryx un tipo di uccello notturno. In seguito da questo nome latino derivò la parola “strega” proprio per indicare una creatura della notte.

2. C’è un senso reale per la condanna che le due ragazze subiscono? O si tratta di un caso fortuito? E se il senso c’è, in cosa consiste?

La vita delle sorelline Sawyer cambia fin da quando incontrano per la prima volta Lucifero, nel 1685. Chi ha già letto il libro sa però che la loro condanna era iniziata molti anni prima, senza che le due ne avessero la minima consapevolezza… Questo indica che era destino diventassero streghe.

3. Sarah e Susan sono d’indole opposta, si scontrano, s’invidiano a vicenda per differenti ragioni, eppure sono legatissime l’una all’altra. Come si evolve il loro rapporto nella storia?

Sarah e Susan sono proprio come due tipiche sorelle adolescenti dei giorni nostri. Si invidiano a vicenda, si scontrano per i loro caratteri completamente opposti, eppure durante le difficoltà ognuna sa che può contare sull’aiuto dell’altra. Nessuna delle due è la “buona” o la “cattiva”: Sarah tirerà fuori una grinta che non credeva di avere e Susan invece mostrerà un’umanità che credeva scomparsa.

4. Chi è il “diavolo”, ovvero Lucifero, che nella storia compare in carne ossa solo in alcuni punti, ma la cui presenza aleggia continuamente?

Nel mio romanzo Lucifero non è la fonte di tutti i guai, come nella maggior parte degli urban fantasy. È il tipico padre che non riesce a comprendere le figlie, che cerca di guidarle, che le sottovaluta a volte… Il suo rapporto con Sarah è conflittuale ma alla fine dimostra di tenere a lei quanto a Susan.

5. Sarah e Susan, che hanno vissuto varie esistenze, tornano a Salem, la loro città natale, e qua faranno i conti con le loro origini, oltre che con quelle della lotta alle streghe. In tutto questo, c’è la volontà di “far chiudere un cerchio”?

In realtà sì, la caccia alle streghe era germogliata a Salem quindi ho creduto fosse giusto che le due ragazze affrontassero il loro passato in quella città.

A Salem, le sorelle Sawyer "chiudono un cerchio".

6. L’ambientazione americana della vicenda da parte di un’autrice italiana ha una ragione dettata da esigenze di contestualizzazione storica o nasce da un interesse, da un “guizzo” della fantasia?

L’ambientazione è americana solo perché si svolge a Salem nel New England; se non ci fossero stati i cacciatori di streghe e le persecuzioni, avrei anche potuto ambientare il romanzo in Francia o in Cina.

7. Che ruolo ha l’amore nella vicenda? E come si dosa rispetto agli altri elementi della trama (azione, humor, caratterizzazione dei personaggi)?

L’amore è un aspetto fondamentale della storia perché le due sorelle lo vivono ognuna in un modo diverso: Sarah è romantica e vede solo l’aspetto puro del sentimento, Susan invece è smaliziata e usa il suo aspetto appariscente come un’arma. Ho cercato di descrivere le situazioni amorose in modo reale, facendo parlare i protagonisti come se fossero dei veri adolescenti dei nostri giorni, quindi con: impulsività, rabbia, ma anche con ingenuità e malizia. Nel romanzo comunque non mancano le scene di azione e di lotta, anche a colpi di battute sarcastiche, per questo molti hanno già paragonato il mio libro al telefilm “Buffy l’ammazza vampiri”.

8. Ci sono stati autori e/o elementi, vicende che ti hanno ispirato particolarmente nella costruzione della trama e nella creazione dei personaggi? Molte sono infatti le citazioni ironiche e battute divertenti e in diversi momenti citi Harry Potter, come se la saga creata dalla Rowling avesse lasciato una forte impronta nella tua scrittura.

È stato scontato per me citare J.K. Rowling perché scrivendo un libro sulla magia e sulle streghe, era necessario omaggiare un’autrice che ha regalato così tanto al genere fantasy.

9. Che cosa hai evitato di fare nello scrivere il romanzo?

Ho evitato di seguire i classici luoghi comuni degli urban fantasy: le storie d’amore vanno di pari passo con quelle d’azione, i buoni non sono mai del tutto buoni, e stesso discorso dicasi per i cattivi. Ho evitato assolutamente l’uso delle bacchette magiche: volevo che i poteri delle streghe fossero legati alla gestualità delle mani, per evidenziare l’impronta arcaica della Salem del 1685.

10. Stryx fa parte di una saga? Se sì, c’è qualcosa in pentola?

Stryx è nato come romanzo autoconclusivo, non è da escludersi però un seguito, se continuerà ad appassionare i lettori. C’è ancora molto da dire sulla storia, alcuni lettori mi hanno chiesto aneddoti sulla vita delle due ragazze nel 1685, dopo la scoperta dei loro poteri…

11. Che cosa ha significato per te scrivere e pubblicare questo romanzo? E cosa significa scrivere fantasy per te?

Stryx mi ha dato molte soddisfazioni a livello sentimentale e personale, pubblicarlo ha significato realizzare un sogno! Il fantasy è la mia passione, mi fa emozionare più di ogni altro genere.

12. Chi sono e chi non sono per te le streghe?

Le streghe di Connie Furnari: magia senza... bacchetta

Il messaggio finale del libro è che tutte le donne sono “streghe”, e che tutte le donne hanno il “potere”: come Sarah e Susan, la differenza sta nel decidere come usarlo, e da che parte stare, con il bene o con il male.

13. Hai dei progetti in cantiere e/o già pronti? Se sì, ci puoi dire qualcosa?

Ho completato un paranormal romance sugli angeli dannati, dalle atmosfere angoscianti e dark: è ambientato nella Londra vittoriana, la storia è sensuale e intricata, ed è parecchio lontano dalle atmosfere adolescenziali di Stryx

14. Come autrice di Fantasy e generi affini, quali sono le tue prospettive per il futuro? E ti vorresti cimentare in qualche altro genere? Se sì, quale?

Per ora le mie grandi passioni sono i generi urban fantasy e paranormal romance. Ho già scritto delle fiabe per bambini e qualche romanzo di narrativa però, quindi non è escluso che in futuro non possa dedicarmi anche a questo.

15. Cosa vedi nel tuo futuro di autrice? E in quello del Fantasy italiano e internazionale?

Per il mio futuro non saprei, quello che spero è che continuerò a scrivere perché solo scrivendo mi sento veramente bene e in pace con me stessa! Riguardo al panorama internazionale, vorrei solo che alcune autrici non scopiazzassero le une con le altre, molti urban fantasy sono praticamente identici! Purtroppo è facile imitare una scaletta di eventi che va di moda, quello che serve è la capacità di osare e scrivere nuove avventure.

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