Dreamland Forest – Romina Casagrande

A.D. 978, Raetia. Una foresta che racchiude misteri occulti. Forze contrapposte in movimento, battaglie per l’imposizione del cristianesimo, un popolo ancora legato al Paganesimo. L’amore che abbatte ogni barriera. Tra storia, leggenda, amore, magia, un nuovo fantasy di Romina Casagrande.

Torna l’autrice di Amailja, tra conferme e novità. Il nuovo lavoro è un fantasy collocabile nella categoria “Angeli e demoni”, ma a differenza dei lavori costruiti su questi due caratteri, la battaglia reale si svolge tra gli esseri umani. Non mancano l’intreccio di storia e leggenda, care all’autrice di un romanzo caratterizzato dai diversi livelli di lettura, in quanto storia d’amore, d’avventura, magia, ma anche riflessione sui credo religiosi e su come essi vengano manipolati per giustificare un potere

Amore, religione, angeli e demoni per il secondo romanzo di Romina Casagrande

Ci sono molti punti di contatto con il precedente lavoro. Il tema della
reincarnazione, i riferimenti alla storia, fusa alla leggenda, e quelli alla terra natale di Romina. La foresta “magica” protagonista del romanzo, con il suo Monte Sole, si colloca infatti nella regione Raetia (nome italiano, Rezia), ovvero denominazione della regione geografica alpina nell’antichità, abitata dal popolo dei Reti. Una zona, quindi, che corrisponde a quella di nascita e residenza dell’autrice, da sempre appassionata di storia e folklore locali. In questo caso, però, nessun contesto contemporaneo come, invece, avviene nel precedente fantasy. La vicenda si svolge, nell’Anno Domini 978 e vede al centro dell’azione un popolo ancora legato alla  fede pagana, che è riuscito a sfuggire alle conversioni al cristianesimo imposte in quegli anni di persecuzioni e imposizioni. Il popolo crede nella Dea, la cui voce si manifesta in una prescelta, una bambina cui la sacerdotessa giunta in età avanzata, passa il testimone. Depositari del volere divino sono i Druidi, quattro come gli elementi, inflessibili e detentori di un potere immenso, che consente loro di inculcare nel popolo quelle superstizioni, che generano i pregiudizi.

A essere colpita dai pregiudizi è Iworin, in quanto frutto di un amore impuro, che l’ha maledetta. La ragazza vive su una collina con il gatto Simaril, isolata rispetto al popolo da cui è ostracizzata. Solo una persona trascende i pregiudizi. Si tratta di Bejdì, amico d’infanzia, “apprendista Druido”, che cerca di riabilitare l’amica agli occhi dei superiori. La situazione cambia nel momento in cui Iworin conosce il bellissimo Erik, mercenario ferito che lei incontra clandestinamente per soccorrerlo. Tutto sembra andare bene, finché la predestinata, Isister, non sparisce. Del fatto viene accusata Iworin, rea di avere avuto contatti con gente che vive al di là del fiume. E così inizia una serie di avventure che vedono coinvolti la ragazza, Erik e Beidj, nonché i Druidi, che nascondono un’ inquietante verità. Non ultimi, Simaril, un gatto alquanto “bizzarro” e strane forze che si muovono nel grembo della foresta, tra sogni indotti, pensieri che penetrano nella mente degli umani, lupi che incarnano altro da sé. Non manca un nemico che mette i bastoni tra le ruote alla protagonista. Ma non sempre le cose sono come appaiono e le trame della vita riservono vere e proprie sorprese.

Dreamland Forest è un romanzo che presenta diversi piani di lettura. È un fantasy, calato in un contesto storico classico, che quindi lo riconnette alle opere del genere, in una sorta di “ritorno alle origini”, con atmosfere che riportano ad esempio ai libri della Zimmer. L’epoca è l’Alto Medioevo, di cui l’autrice è una grande appassionata. Elementi classici per una storia che presenta personaggi dell’Urban-fantasy, gli angeli e i demoni, protagonisti di una catena di eterne rinascite in forme diverse, e di una contrapposizione che non porta a uno scontro diretto. In realtà a combattere sono gli esseri umani, in virtù del libero arbitrio, mentre  i demoni intervengono come manipolatori, non sempre vincenti. La sfida tra le diverse forze sovrannaturali resta sempre aperta, in un ciclo che al momento sembra vedere in vantaggio i demoni. Ma tra i personaggi, uno in particolare rivela una natura diversa, che non ha niente a che vedere con il paganesimo. Simaril, il gatto “impiccione”, ha un ruolo cruciale, tant’è che la sua presenza sembra essere un “dono del cielo”. E sembra non a caso nei momenti più difficili il felino torna alla padroncina.

Non è il Gatto con gli Stivali, ma Simaril è sicuramente speciale

La battaglia per la conquista di un territorio, l’affermazione di un potere temporale e spirituale, ma anche dell’amore. Il sentimento che nasce tra Iworin ed Erik è forte e intenso, qualcosa mai provato da entrambi. La scintilla scatta prima per il mercenario, dedito ad amori mordi-e-fuggi. Nella ragazza, “simile a una creatura di un altro mondo” (verso di una canzone degli Stratovarius N. d. R.) trova qualcosa di speciale. Con la scusa di una ferita, riesce a farsi soccorrere dalla ragazza, che non resta indifferente al guerriero. Per entrambi sarà “una prima volta”. Un legame che distoglie Iworin da quello con Bejdì. Il quale capisce di amarla, anche se è consapevole che si tratta di una storia impossibile. La stessa Iworin gli confessa di non riuscire a provare lo stesso sentimento che prova per Erik, il quale si contrappone in tutto e per tutto all’amico. Ma c’è anche un’altra ragione che impedisce a Bejdì di amare la sua amica. I poteri che manifesta a un certo punto non sembrano provenire solo dalla sua condizione di Druido. Bejdì ha qualcosa di speciale, come il lettore scoprirà in seguito.

Iworin è un’emarginata. Gli abitanti del villaggio la accusano di essere fonte delle disgrazie che avvengono, prima fra tutte, la scomparsa della predestinata, e così diventa il capro espiatorio. Una figura ricorrente nella letteratura e nella vita, in cui una persona, in particolare di sesso femminile, viene additata come latrice di sfortuna. E come tante eroine dei classici della letteratura mondiale, Iworin trova in sé il coraggio di andare contro le convenzioni, senza però incappare in una tragedia. Quello che lascia perplessi è come, nel contesto del culto della Dea, e quindi in una visione in cui il femminino, oggetto di numerose profezie (oltre l’ambientazione celtica, pensiamo a quella latino-americana con le Profezie della curandera), dovrebbe essere visto in un’ottica positiva rispetto alle donne, è in mano ad autorità maschili. La Sacerdotessa, a differenza di altre visioni, è in mano ai Druidi, i quali sono i rappresentati di una religione, attraverso cui, giustificano il proprio potere.

Le religioni, con tutte le loro implicazioni, hanno un ruolo centrale nel romanzo, che apre spiragli di riflessione, riportando ragioni storiche e dinamiche umane e di costume, senza però additare a un credo migliore. Nessun intento didascalico, il tema sacro, che impregna di sé la narrazione e rientra nella rappresentazione di un contesto storico, non è finalizzato a sostenere una gerarchia o la superiorità di un credo rispetto ad altri.  Il sacro è qualcosa che fa parte della vita dell’uomo e Romina ne riesce a cogliere dettagli, rivelando le contrapposizioni, mostrando come nella storia esse si ripropongano ciclicamente.
La fede, come qualcosa in cui credere, un’ entità cui legare la propria quotidianità; ma è anche uno strumento di dominio, spesso strumentalizzato per assoggettare i popoli, attraverso l’imposizioni di verità rivelate, ritenute indiscutibili. Un esempio in tal senso, nel romanzo, è dato dal  comportamento dei Druidi e dei nobili appartenenti ai diversi popoli in lotta per la conquista dell’Italia.

Nel romanzo, la voce della Dea, che si esprime attraverso una sacerdotessa

Romina crea una storia diversa da Amailja, dotata di una personalità
incisiva per stile e capacità di cogliere dettagli
. La scrittura scorrevole e accurata, in alcuni punti presenta però alcune ripetizioni, forse dovute a qualche svista in sede di editing. Qualche momento narrativo è un po’ “trascinato”, come il finale, con il disvelamento di alcuni dettagli che l’autrice avrebbe potuto suggerire piuttosto che spiegare, per dare spazio al gioco della fantasia del lettore. Ma l’autrice meranese, penna sensibile, a tratti onirica, a partire dalle proprie passioni e radici, riesce a creare una storia che è altro da sé, a differenza del proliferare di narcisismi letterari, soprattutto alla fine del Novecento.  Mixa magia, storia, sacro e profano immettendo una dose erudita, come per Amajlia, indagando ciò che va oltre le apparenze, senza “pasticciare” sul tema religioso, anzi toccando una questione spinosa e di grande attualità qual è quello delle lotte per l’affermazione di una fede (e diciamo pure, di un’ideologia). Lotta che spesso il vero amore, inteso come sentimento totalizzante, supera, mostrando come a volte il cuore sia più forte e sensato della ragione.

L’autrice:

Romina Casagrande. Nata a Merano nel 1977 è laureata in Lettere con indirizzo Classico. Insegna presso la scuola media “Giovanni Segarini” di Merano. Ha collaborato con il museo del Turismo- Touriseum di Merano e con il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano-Museion, sotto la direzione dell’artista Heinz Mader. Appassionata di Storia, tradizioni e folklore, divide il suo tempo tra scrittura, pittura in una casa piena di animali. Dreamlanda Forest è il suo secondo romanzo, dopo Amailja (Anguana Edizioni, 2011) .

Dreamland Forest

di Romina Casagrande
Casa Editrice: Nulla Die
Codice ISBN: 9788897364542
Pagine: 200
Prezzo: € 20,00

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