Once Upon a Time 1×09 “True North”

Due bambini sperduti cercano di sfuggire all’attenzione della gente per non essere affidati ai servizi sociali e separati… Potevano mancare, in Once Upon a Time, Hansel e Gretel?

Ovviamente no. La storia si snoda ancora una volta aggirando e attraversando spesso il tema della famiglia e dei legami veri e profondi, ottenendo due obiettivi, oltre ad aggiungere il pezzo di mosaico dei due fratellini, il primo è fronteggiare il nodo dell’abbandono, quello di cui è stata oggetto Emma (da parte di Biancaneve e del Principe azzurro) e quello di Henry da parte di Emma stessa.

Così il novello sceriffo di Storybrooke cerca di risolvere il caso dei due ragazzi mirando a farli accettare dal loro riluttante padre. Non vuole che Ava e Nicholas finiscano negli ingranaggi dei servizi sociali dove pure lei è finita, soffrendone amaramente.

La storia della fiaba e quella nell’incantata cittadina del Maine si toccano, si allontanano, si citano e, come sempre, il catalizzatore è un oggetto che è passato per l’ambigua bottega di mister Gold: una bussola che il padre nella fiaba aveva affidato a Gretel e che dà il titolo all’episodio, The True Nord, il vero Nord. Come a dire, come non perdere la direzione giusta nella vita, quella direzione che ci mantiene uniti alle persone che amiamo, senza farci distogliere? La bussola doveva condurre i ragazzi dal loro padre anche se l’avessero perduto nel profondo della foresta, nella realtà era un oggetto che l’uomo aveva dato alla defunta madre dei suoi figli, che lui non aveva mai conosciuto.

Due considerazioni prima di continuare: tutto passa sempre per mister Gold, per le mani intriganti di Rumpelstiltskin e i suoi patti col trabocchetto. In un passato episodio si era potuta notare la presenza di due pupazzi appesi nel negozio, due ragazzini, uno col cappello e una con lunghi riccioli d’oro. In questa serie dunque c’è una diffusa rete di rimandi che vogliono essere colti dallo spettatore, a mostrare una trama complessa che deve essere sciolta attraverso il disvelamento del ruolo di Emma, il progetto a lungo termine di Regina e il loro reciproco collidere. Il significato non troppo nascosto a livello simbolico poi è bene espresso da una frase tratta dal primo episodio: Storybrooke, ma in effetti anche la realtà normale quotidiana, è un luogo dove è rubato il lieto fine. Come dire che la serie vuole correre sul filo della domanda di senso sull’esistenza e dove la lotta è quella di ognuno per conquistare il coraggio dei protagonisti delle fiabe e quella per non cedere alle lusinghe della strada facile della malvagità.

E questo è il secondo obiettivo: se nelle fiabe è facile stabilire chi è buono e chi è cattivo, nella realtà Regina non è così diversa da una donna decisa che protegge suo figlio senza troppe smancerie, che usa la legge a suo piacimento, ma rispettandone la forma esteriore, che lotta per mantenere ciò che è suo. Perfino la distruzione di Graham, lo sceriffo suo amante, ha una sua precaria ragion d’essere: quante donne sono disposte a distruggere il proprio uomo in vista di una separazione? Passando sopra a tutto? Si tratta sempre di indagare sul controverso equilibrio fra bene e male.

Nel mondo delle fiabe ci è concesso di abbandonarci al giudizio negativo sulla regina cattiva, anche grazie agli ammiccamenti sopra le righe di Lana Parrilla, ma anche qui fino a un certo punto. The evil queen chiede al padre dei bambini, che da lei era stato fatto imprigionare, come mai i suoi figli, posti di fronte alla scelta, avevano comunque preferito un padre che forse li aveva abbandonati (così aveva fatto credere lei) a una vita agiata e lussuosa con lei nel castello. Lo chiede con le lacrime agli occhi, ferita da quella scelta di Hansel e Gretel. Il lato umano del cattivo, le sue motivazioni pur contorte e malsane ci vengono sempre rivelate, così come nella puntata precedente era stato fatto con il crudele Tremotino.

Trattandosi di una serie americana viene da pensare che il suggerimento occulto che ci viene porto dagli sceneggiatori è che forse tutti si potrebbero giovare di un buon numero di sedute dallo psicanalista. La banalizzazione del male? Di certo sempre la sottolineatura della libera scelta.

Al dramma del libero arbitrio, infatti, Emma Swan viene ricollegata quando le viene consentito di “redimersi” impedendo al padre dei ragazzi di abbandonarli, come aveva fatto lei con Henry. Nel frattempo Mary Margaret/ Biancaneve si trova a vedere, per la casa che condividono, la copertina che è l’unico ricordo che Emma ha della mamma che l’ha abbandonata. La riconosce? Sì, no, forse.

L’ultima notazione. Vi siete mai accorti che quando dopo le prime scene c’è il logo della serie con il titolo e una foresta di notte, ogni volta ricorre un simbolo diverso? Un unicorno nella seconda puntata, un uomo con la spada nella terza che racconta del principe azzurro, una volante fata madrina nella quarta in cui si parla di Cenerentola, un arcolaio nella quinta (lo usa Tremotino che dà il veleno al “Grillo parlante” per liberarsi dei genitori), un drago nella sesta, che è quello che deve uccidere il principe per avere in sposa la figlia di re Mida, un lupo nella settima dove si racconta del cacciatore di Biancaneve, un uomo con una luce nell’ottava con la genesi di Tremotino e, infine, nella nona la casetta di marzapane della fiaba.

A proposito avete notato l’affascinante strega punk che vuole farsi l’arrosto con Hansel e Gretel? L’attrice Emma Caulfield, che ha portato brillantemente il ruolo di Anja, il Demone della vendetta, in Buffy The Vampire Slayer. E il povero contadino? Nicholas Lea, alias Alex Krycek, il nemico ricorrente di X-Files. A buon conoscitor, poche parole!

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