L’intervista – Giulia Marengo

Da un mondo possibile, a quelli che compongono la Galassia di Vis si è messa in mezzo… la mano dell’autrice che si è lasciata andare al flusso delle idee. E così è nato Un antico peccato esordio di Giulia Marengo, nonché primo capitolo di una trilogia che fonde felicemente fantasy e fantascienza.

Tra i suoi sogni di bambina, vi erano quelli di diventare archeologa, neurochirurgo, Nobel per la Medicina e… scrittrice. Con il tempo, come racconta nella sua biografia,  Giulia ha seguito un diverso percorso professionale, ma tra quelle dell’infanzia, è rimasta la passione per la scrittura. E tra un racconto pubblicato e l’altro, è arrivato Un antico peccato, primo capitolo di una trilogia in cui Giulia mostra di avere una mano sapiente, per un riuscito “fanta-cocktail”.

Un esordio tra fantasy e fantascienza per Giulia Marengo

Uno stile elegante, un disegno accurato dei personaggi e un “antico peccato” che si lega al tema della magia, in una Galassia in cui quest’ultima è in declino. Giulia Marengo intesse una trama ben congegnata, per un lavoro che è nato sotto la spinta di una passione coltivata in anni, tra lettura e scrittura, a 360°.

1. Giulia, quale percorso ti ha portato a creare, non un mondo, bensì una Galassia costituita da numerosi e multiformi mondi?

In realtà, quando ho iniziato a buttare giù le idee per quello che sarebbe diventato Un antico peccato, il mondo avrebbe dovuto essere uno solo. Avevo intenzione di scrivere un racconto lungo, basato sulle dinamiche relazionali di un gruppo di persone precipitate su un pianeta ostile. In realtà alla fine mi sono fatta prendere la mano, o meglio, la storia ha preso il sopravvento. Così sono nati i mondi della Galassia di Vis.

2. I personaggi sono tutto, fuorché stereotipati. In loro si scorgono zone d’ombra relative a un passato non del tutto definito (o in fase di definizione) ma anche al disegno psicologico che mostra una complessità per molti di loro. Come sei arrivata a idearli? C’è stato qualcosa/qualcuno che ti ha ispirata?

Penso che i personaggi siano come le persone reali: puoi incontrarli in un certo momento della loro vita, ma questo non significa che non si portino dietro un nutrito retaggio di esperienze, ricordi, bagagli culturali. Ed è naturale che questo passato influenzi il modo in cui si pongono, e le loro azioni. Se una persona è stata ferita in passato, tenderà alla diffidenza nei confronti degli estranei. E se si è sempre sentita messa al secondo posto, sarà spinta da un forte desiderio di rivalsa. Talvolta nei miei personaggi filtra un po’ delle persone che ho conosciuto, e suppongo sia inevitabile. Ma tutti loro hanno una vita propria fra le pagine, respirano e agiscono spinti dalle proprie esclusive motivazioni.

3. E cosa o chi ti ha ispirata nella trama (se ci sono “elementi ispiratori”)?

Anche in questo caso, penso che sia impossibile narrare di ciò che non si conosce. Il vantaggio del fantasy e della fantascienza è che ti consentono di ambientare in un universo completamente diverso, alieno e palpitante di magia e portenti, vicende che sono invece molto concrete. Va da sé che le influenze, soprattutto letterarie, sono molte. E’ evidente il debito nei confronti di Frank Herbert e il suo Dune, per esempio. Ma il fatto che abbia voluto mescolare due generi nasce soprattutto dall’amore che porto per entrambi. Inoltre, a chi non piacerebbe inventare mondi?

4. In Occidente, Bene e Male, sono sempre in contrapposizione. La loro lotta è al centro di vicende entrate nell’immaginario collettivo. Nel tuo romanzo tale dicotomia non è così evidente. Come consideri tale rapporto?

Penso che il bene assoluto, così come il male totalizzante, non esistano. Nel mondo reale raramente c’è una dicotomia mutuamente esclusiva di bianco e nero, la realtà è fatta di sfumature fumose di grigio. In ogni cuore si cela un lato oscuro, e anche l’anima più bieca può essere capace di compassione. Inoltre, ritengo che ci sia una ragione dietro ogni azione, per quanto sconsiderata. Nel secondo volume, per esempio, ci sarà un’indagine più approfondita del passato di alcuni personaggi, e si scoprirà il perché di molti avvenimenti apparentemente senza spiegazione.

5. L’antico peccato è qualcosa che va considerato in termini religiosi, o trascende tali termini?

No. Non ho mai inteso suggerire metafore di stampo religioso. “L’Antico Peccato” è la traduzione di “Ka’Alarish”, il potere oscuro e malsano evocato da Verenith Aurennan e dal Primo Ministro Rhantos nella loro sconsiderata brama di potere. Resta inteso che, una volta che il manoscritto è stato dato alle stampe, cessa di essere di proprietà dell’autore e passa nelle mani del lettore, che può scovarci tutti i significati che preferisce. Tuttavia, la storia, per come è stata concepita, non ha riferimenti religiosi.

Tra i protagonisti, donne bellissime, ma soprattutto forti e volitive, come Lerin e Jayce

6. Tra i naufraghi su Micondar, vi sono anche due donne, ma non sono le classiche fanciulle indifese che troviamo in altri romanzi. Segno che i tempi sono cambiati o queste donne forti restano un’ideale?

Conosco tante donne meravigliose, forti, che sanno ciò che vogliono e non hanno paura di rischiare per ottenerlo. Sono brillanti, e determinate. Nei romanzi, invece, c’è ancora un po’ lo stereotipo della fanciulla in pericolo, che siede inerte e spaventata ad attendere che il principe azzurro la tragga d’impaccio. Eppure, abbiamo tante dimostrazioni che non è così che funziona, quantomeno non sempre. Lerin è una donna dal carattere deciso, piena di risorse, che è abituata a cavarsela da sola. Jayce, sebbene più fragile, è molto intelligente, ed è disposta a sacrificare tutto – anche se stessa – per coloro che ama. Queste due figure femminili sono un tributo a tutte quelle donne fantastiche che leggono romanzi e non accetterebbero mai di lasciare che qualcuno decidesse per loro.

7. Verenith, “la cattiva di turno”, non è la consorte di un grande imperatore, ma è la Somma Signora. Chi è davvero questo personaggio, che “usa e getta” le persone e sembra non nutrire sentimenti positivi?

Verenith è un personaggio “a senso unico” solo in apparenza. E’ la massima autorità di Micondar, ma non ha conquistato il seggio alla Rocca di Aelthin con facilità. Si trascina dietro un passato ingombrante, sul quale getteremo uno sguardo più indiscreto nel prossimo capitolo della serie. Come per tutti, le sue azioni sono del tutto motivate. Ha bisogno di un grande potere per poter imbrigliare la forza distruttrice di Ka’Alarish, e cerca di porre rimedio al suo errore non per la sopravvivenza della Galassia, ma per quella del suo pianeta. Ma perché lo ha evocato, in primo luogo?

8. La vicenda che ci racconti è anche “magica”. In cosa consiste, o meglio, da dove nasce la magia di Un antico peccato?

Un antico peccato è ambientato in una Galassia dove la magia si sta spegnendo, e la gente deve sopperire alla sua mancanza attraverso l’uso della tecnologia. La magia, nella Galassia di Vis, era di tipo elementale: Fuoco, Terra, Aria e Acqua, gli elementi fondamentali, costituivano il Potere che i Portatori riuscivano a maneggiare e piegare al proprio volere. Quattro Portatori, uno per ciascun elemento, incanalava il proprio potere nel corpo dei un Elementale, una creatura in grado di assorbire in sé tutti e quattro i poteri. Ma i Portatori di Fuoco sono pressoché estinti, e i pochi Potenziali superstiti si nascondono dalle autorità. Perché è Terra, l’elemento più corruttibile, ad aver preso il sopravvento. Dopo secoli di sfruttamento, però, la Natura si sta ribellando, ponendo le basi per ripristinare l’equilibrio che è stato corrotto…

9. Il romanzo è contraddistinto da una costruzione della trama ben congegnata, in cui i colpi di scena funzionano. Quanto è stato difficile lavorare su tale costruzione?

Meno di quanto si possa pensare. A dire il vero, gran parte della storia si è scritta da sé – io ho messo soltanto le dita, l’impegno, e la passione! All’inizio scrivevo a braccio, senza pianificare, e quindi l’intreccio assumeva strane forme, e prendeva svolte impreviste. La cosa più difficile è stata non perdere di vista tutti i fili che lasciavo sciolti, in modo da poterli ricondurre all’intreccio principale senza dimenticare qualcuno per strada. E sono davvero tanti, perché la storia è appena cominciata!

10. Che cosa hai evitato di fare o di scrivere in questo tuo lavoro?

Ho cercato di asciugare un poco lo stile, soprattutto con il procedere della narrazione. Per natura ho una scrittura piuttosto “barocca” che alla lunga rischia di appesantire il testo. E spero di aver evitato di cadere nella banalità, che, da lettrice, è ciò che più mi fa perdere il gusto per la storia. Spero che Un Antico Peccato funzioni anche per quanto riguarda la sospensione dell’incredulità, e che non ci siano troppe incongruenze – non è semplice inventare mondi e renderli credibili, quando le tue nozioni di astrofisica sono nulle. E se ci fosse qualche dettaglio che mi è sfuggito, beh, mi scuso in anticipo – sono ancora un po’ alle prime armi!

11. Che cosa ha significato per te scrivere e pubblicare questo romanzo?

Molto. Avrei continuato a scriverne anche se nessuno me l’avesse mai pubblicato, perché scrivere mi appassiona, e mi aiuta a schiarirmi le idee – e a razionalizzare. La pubblicazione però è stata una prova di grande fiducia nei miei confronti, perché mandare alle stampe il romanzo di un’esordiente è sempre rischioso. Infatti, ancora stento a crederci. Mi capita di tirare giù il volume dallo scaffale della libreria e controllare che ci sia davvero il mio nome sopra…

Tra gli autori amati da Giulia, anche Dino Buzzati

12. Rispetto al fantasy in Italia: come consideri il trattamento
riservato a questo genere? E come sono trattati secondo te gli autori?

Mi spiace che i romanzi fantasy siano relegati, piuttosto pretestuosamente, alla “letteratura di genere”, e guardati un po’ dall’alto in basso. Soprattutto perché molti, fra i più grandi scrittori di tutti i tempi, si sono dilettati nell’esplorare il fantastico e il regno del portentoso. Poe, Lovecraft, Buzzati… In Italia l’editoria ha la tendenza a privilegiare titoli stranieri, a discapito degli autori Italiani. Anche, e soprattutto, nella narrativa fantasy. A loro volta, i lettori si adeguano all’offerta che trovano in libreria, in genere romanzi che hanno avuto successo all’estero. Diventa una sorta di circolo vizioso. Sarebbe magnifico se venissero concesse più chances agli autori nostrani, perché molti di loro hanno davvero tanto talento. Non solo per il fantasy, ma anche per la fantascienza, e l’horror.

13. Cosa vuol dire per te scrivere Fantasy?

Scrivere fantasy è un’esperienza intensa, quasi totalizzante. Diventi tutt’uno con i tuoi personaggi, e ami, soffri, muori con e per loro. Ed è bellissimo quando riesci a trasmettere le stesse sensazioni ai lettori. Il fantasy è evasione per eccellenza, e non c’è niente di più bello che sottrarre il lettore ai suoi crucci, anche solo per mezz’ora, e trasportarlo altrove, in un mondo dove tutto è possibile.

14. Ci sono altri generi che ami particolarmente? Se sì, quali?

Amo la narrativa, in generale. Leggo praticamente tutto: fantasy, fantascienza, gialli, thriller, qualche horror (ma visto che sono suggestionabile, poi mi vengono gl’incubi – con King succede sempre), e la narrativa cosiddetta “mainstream”. Amo forse un po’ meno i romance, più che altro perché mi lasciano sempre un tantino scettica. Anche se, devo confessare, ho il cuore tenero.

15. Quali sono i tuoi autori di riferimento?

Sono tantissimi! Per il fantasy, Gaiman, Martin, Herbert, Pullman, C.S. Lewis. Poi Carrol, Dickens (il mio primo amore), Benni, Pennac, Buzzati… Ultimamente ho amato molto Jonathan Stroud e il suo irriverente Bartimeus, e Robin Hobb.

16.  Un antico peccato fa parte di una trilogia… A quando il prossimo capitolo?

Il secondo volume è già ultimato, perché in realtà il manoscritto originale che ho inviato alla Reverdito era mastodontico, è stato suddiviso in due. Ed è per questo che Un Antico Peccato lascia un po’ con il fiato sospeso. Ci sarà più magia, più azione; saranno svelati segreti, e il passato di alcuni personaggi verrà alla luce. Per il momento, sto lavorando alla storia per il terzo capitolo.

17. Hai altri progetti letterari/editoriali in cantiere?

Durante l’estate ho lavorato a un nuovo progetto, un romanzo autoconclusivo, stavolta, ambientato in una città che amo moltissimo. Per il momento l’ho lasciato nel cassetto, ma non si può mai sapere, giusto? Nei ritagli di tempo fra un lavoro e l’altro scrivo racconti, e molto recentemente mi sono buttata su qualche articolo e recensione. Insomma, mi tengo impegnata…

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