Once Upon a Time 1×05

Nell’ultimo episodio di Once Upon a Time possiamo svelare il segreto del Grillo parlante.

Once Upon a Time è una delle serie che stanno catalizzando di più l’attenzione del pubblico in questo fine autunno.

In parte l’interesse risiede nel fatto che gli sceneggiatori Adam Horowitz e Edward Kitsis, reduci dalla gloria di Lost, riescono a mantenersi in equilibrio sulla lama di un rasoio, dato che giocare con le fiabe può far cadere nella scontatezza: e invece no, la serie tiene e cerchiamo di capire perché, ora che già la quinta puntata è giunta a intrigarci.

Nella 1×05 “That Still Small Voice” spicca il timido Archie Hopper che riveste il doppio ruolo di terapeuta del piccolo Henry e, nel mondo delle fiabe, di Jiminy Cricket, il Grillo parlante di Pinocchio. La serie rielabora in maniera originale le vicende fiabesche, conferendo autonomia psicologica sia ai personaggi delle fiabe sia ai loro alter ego nel mondo reale, rappresentato da una rarefatta cittadina del Maine chiamata Storybrooke, luogo di esilio di Cappuccetto rosso, Biancaneve e Cenerentola insieme a tutti i comprimari, stregati e costretti alla dimenticanza.

Nei continui e spiazzanti passaggi dalla realtà “reale” a quella fiabesca, infatti, il personaggio di Jiminy è il figlio del “Gatto” – la mamma –  e della “Volpe” –  il papà. Con loro in un carrozzone conduce una vita da teatrante girovago, ma anche di ladro e truffatore. Per i suoi furfanteschi genitori quest’ultima attività è una vocazione e un’arte, non così per il nostro Jiminy, che viene dipinto come riluttante, ma dotato borseggiatore bambino. Il suo desiderio di fare la cosa giusta combatte con la doppiezza che ritiene insita in lui proprio a causa dei genitori, che sembrano costituire ineluttabilmente la sua identità. La pregnanza della storia sta infatti proprio qui: Jiminy fa un patto con il terribile Tremotino (il Rumpelstiltskin della tradizione anglosassone) per poter ritrovare la sua libertà: nel tentativo di fare il bene fa un patto col male, ma, ovviamente, le sue scelte si ritorcono contro di lui provocando, pur non volendo, dolore innocente.

Alla stessa maniera, nella vicenda parallela, Archie il terapeuta del piccolo Henry scende a patti con Regina, il sindaco della città, pur di non perdere il proprio posto, accettando di estirpare una volta per tutte nel piccolo la convinzione che il mondo fiabesco sia reale. Il maldestro tentativo per poco non provoca la morte di Henry. L’occasione per redimersi arriverà quando la fata turchina nel mondo delle fiabe ascolterà il suo inesausto desiderio di bene e gli darà la possibilità non di ritornare indietro nel male compiuto (quel che è fatto è fatto), ma di rimediare in un’altra maniera. Cogliere l’occasione per redimersi, quindi, diventa la chance per affermare la propria vera e libera identità anche per Archie, che, a Storybrooke, terrà testa alla perfida Regina, rivendicando il diritto di aiutare il ragazzo a suo modo.

L’attore Raphael Sbarge, caratterista veterano in diversi film e telefilm tra i quali The Guardian, impersona il Grillo parlante, riuscita metafora di chi scava fra conscio e inconscio indicando un giusto percorso, non così scontato da individuare. In una intervista a TvLine, ha esternato il suo entusiasmo per questo ruolo che gli dà l’opportunità di raccontare due tipi di storie, una in un mondo fantastico e l’altra nel mondo moderno.Questo è sicuramente il sogno di ogni attore” ha affermato, sottolineando anche la somiglianza fra questo sistema narrativo e quello di Lost: in entrambe le storie infatti la ricerca della propria identità e delle proprie motivazioni si sviluppa su due piani narrativi incrociati in cui uno illumina l’altro in un gioco di rimandi a incastro. Il suo personaggio deve evolvere il senso del giusto – continua l’attore – e lo fa “attraversando gli anelli di fuoco”.

Questo è il fascino della serie: il grillo parlante viene indagato nelle sue motivazioni e nelle sue origini e così, quando lo riconosciamo nel solito ruolo, abbiamo un personaggio più sfaccettato e tridimensionale di quanto le fiabe ci rimandino. La stessa cosa avviene per esempio con Biancaneve o con Cenerentola. La prima la troviamo a fare il brigante da strada a causa della persecuzione della regina, la seconda, ragazza madre a Storybrooke, invece di stringere rapporti con la Fata madrina lo farà con il terribile Tremotino, in un incrocio fra le storie, che complica e arricchisce la vicenda. La stessa Regina, malvagia strega nella fiaba e intrigante sindaco nella cittadina, acquista rilievo perché non è solo malvagia, ma è anche sinceramente preoccupata di Henry, il figlio di Biancaneve che lei ha cresciuto. È contemporaneamente una donna in carriera che stringe i denti e lotta per mantenere a tutti i costi il predominio sulle situazioni e la cattiva strega che trama per mantenere lo status quo dell’incantesimo che ha creato.

Così tutti i ruoli femminili fiabeschi lasciano cadere gli stereotipi come vestiti vecchi e i personaggi vagano da una storia all’altra intrecciando strettamente i propri destini. Emma Swan è l’ago della bilancia, che con le sue scelte infrange la magia e la invera, in quanto unica adulta che crede a Henry.

Il mondo delle fiabe, con le sue paurose oscurità e le sue luci romantiche, diventa grazie a questa serie la palestra per l’esercizio del senso morale e per la ricerca faticosa e “perigliosa” della propria identità. In Italia la serie debutterà finalmente il 25 dicembre 2011 su Fox.

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