Eva di Kike Maìllo

A marzo uscirà nelle sale cinematografiche italiane il film Eva di Kike Maìllo.

Questa coproduzione franco-spagnola ha fatto ben parlare di sé e conseguito una menzione speciale al Festival del Cinema di Venezia, distinguendosi anzitutto perché è il primo film di fantascienza del cinema spagnolo, e poi per l’eleganza e la peculiarità con cui ci parla di un futuro non troppo lontano.

Corre l’anno 2041 e Alex, famoso ingegnere cibernetico, torna nella sua cittadina, Santa Irene, dopo esservi mancato per dieci anni, per partecipare di nuovo a un progetto per lui molto importante: la creazione di un bambino robot con emozioni e anima umane. Il luogo è un piccolo centro ammantato di neve nei cui laboratori si progettano le presenze cibernetiche che sono quasi l’unico segno che consente agli spettatori di collocare davvero questa vicenda nel futuro. Il tratto distintivo del film è infatti l’ambientazione normale, rassicurante negli elementi addirittura un po’ retro, se non fosse per gatti, pony e vari tipi di robot con sembianze umane dalle svariate mansioni che interagiscono con le persone. L’aria sembra quella di oggi, con la presenza discreta, ma non per questo meno stupefacente, del futuro che si è reso tecnologia cibernetica alla portata di tutti.

L’atmosfera rarefatta di questa cittadina ammantata di neve è l’ambiente ideale per la vicenda umana, che di questo film è la vera protagonista, del giovane ingegnere che, nel suo paese e nella sua casa, ritrova la donna di cui una volta era innamorato, Lana, che ha invece poi sposato suo fratello David. La bambina di costoro è Eva, che dà il nome al film. Eva è incredibile, dolce, spontanea e intelligentissima. Da subito stabilisce un rapporto profondo con lo zio e insieme affronteranno i nodi che rendono avvincente il film. Chi siamo davvero e che cosa abbiamo in fondo al cuore? Si può instillare l’anima in un manufatto dell’uomo? Che vuol dire paternità? Si può essere liberi pur essendo robot? Anche senza essere adrenalinico come un film americano, “Eva” ha azione, una trama abbastanza avvincente e ambientazioni sofisticate proprio perché non smaccatamente futuristiche.

Il film ha dalla sua la regia elegante di Kike Maìllo, giovane regista di Barcellona che ha studiato alla prestigiosa Scuola di Cinema e Audiovisivi della Catalogna e che fin da ragazzino, prima ancora di immaginare di diventare un regista, aveva costruito e giocato con i robot. Eva si giova di effetti speciali notevoli – il film è costato ben sei milioni di euro –, di protagonisti talentuosi – Daniel Brühl, il protagonista, ha già buoni film alle spalle e lo rivedremo presto a interpretare Niki Lauda per John Howard, e la giovane attrice che impersona Eva, Claudia Vega, ha una capacità recitativa naturale incredibile – e di una perizia registica guadagnata da Kike Maìllo in numerosi cortometraggi e spot pubblicitari.

A marzo lo vedremo, distribuito da Videa-CDE. Speriamo che al seguito di questo che è stato definito un piccolo gioiello, si inauguri un nuovo e vigoroso filone di fantascienza europea.

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