Monsters

L’opera prima del giovane Gareth Edwards

Non rientra esattamente nel genere sci-fi horror e i molteplici riferimenti cinematografici ne sono la prova: non ha una trama originale, però è comunque una pellicola interessante, da non lasciar passare inosservata.

Monsters è il “figlio più giovane” del genere fantascientifico con venature horror e fantasy. Le citazioni dal cinema di Cameron (Avatar), Spielberg (Jurassic Park), Carpenter (Villaggio dei Dannati) e Romero (La Notte dei Morti Viventi) sono varie e facilmente individuabili. Non mancano nemmeno riferimenti a film come Alien e addirittura Indiana Jones. Gareth è riuscito a creare un’opera prima che forse tiene eccessivamente d’occhio l’andamento del box office, ma comunque è ben fatta e interessante. La critica è stata molto colpita dalla capacità del regista di filmare con buona tecnica i bellissimi paesaggi messicani che fanno da sfondo alla storia.

La sinossi ufficiale dovrebbe interessare soprattutto i fans dei generi che il film mescola sapientemente: “Sei anni fa una navicella spaziale della NASA, che faceva ritorno sulla terra portando con sé alcuni esemplari di una specie aliena, è precipitata sull’America Centrale. Presto hanno cominciato ad apparire nuove forme di vita e buona parte del Messico è stata messa in quarantena e sigillata come zona infetta. Oggi gli Stati Uniti e i militari messicani lottano per contenere le creature. In questa pericolosa situazione un giornalista accetta di accompagnare un’atterrita turista americana attraverso la zona infetta del Messico per condurla in salvo al confine con gli USA”.

I protagonisti sono due attori praticamente sconosciuti: Scoot McNairy, che interpreta un fotografo duro ma dal cuore tenero, e Whitney Able, bella ragazza bionda in grado di affrontare con determinazione qualunque pericolo. A ben guardare queste caratteristiche i due personaggi appaiono un po’ troppo stereotipati, però sono proprio i tipi che piacciono al pubblico.  Insieme affrontano un viaggio in una zona del Messico dichiarata infetta da quando, sei anni prima, vi è precipitata una navetta spaziale con all’interno forme di vita aliena. I due dovranno vedersela con pericolosi mostri che anche il governo americano cerca di tenere a bada attraverso un muro di separazione tra gli Usa e il Messico. Inutile dire che questa barriera “di protezione” ne ricorda una (purtroppo) più famosa e reale, che delimita la stessa area, ma non serve di certo a proteggere gli Stati Uniti dagli alieni. Il finale è a sorpresa, ma comunque aperto e la suspence viene sostenuta con maestria.

In effetti c’è una cosa che a prima vista proprio non va: il titolo scontato. Forse usando più fantasia si poteva trovare un titolo più accattivante e meno comune. Peccato, vista la buona qualità del lavoro. A proposito del film e di eventuali seguiti Edwards ha detto: “La prima idea per il film era di avere tre storie differenti, quella di un soldato, quella di un suo famigliare in Messico, e poi la coppia, ma diventava troppo complicato e ambizioso. Per essere il mio primo film, tutto ciò lo avrebbe reso dieci volte più difficile, quindi i produttori me lo hanno sconsigliato. Penso che ci siano molte più storie da raccontare in quel mondo, mi è davvero piaciuto esplorarlo. E mi piacerebbe tornarci un giorno”.

Il film verrà distribuito in Italia da One Movie il prossimo dicembre. Negli Stati Uniti, invece, il film è uscito il 29 ottobre 2010. Gli effetti visivi sono stati tutti realizzati da Gareth Edwards con il suo computer. Inoltre sembra che esistano moltissime ore di girato che non sono state mai usate. La versione finale di circa novanta minuti, è arrivata dopo ore e ore di montaggio e indecisioni riguardo alla selezione scene e ai tagli da effettuare.

Monsters ha già ottenuto il suo primo riconoscimento: si è appena concluso, infatti, il Trieste Science+Fiction 2011, che ha raggiunto le quindicimila presenze e il premio Asteroide 2011 per il miglior lungometraggio in concorso è stato vinto proprio dal film di Gareth Edwards. Questa è la motivazione: “Per il suo preciso, trasgressivo approccio alla tematica della presenza aliena sulla Terra. Per la sua narrativa logica e coerente, che dimostra come un film di SF sia in grado di sviluppare risvolti sia politici sia sociali. Per la sua proposta visuale ad alto impatto, proposta amplificata sia da eccezionali location che da un uso inappuntabile della grafica computer. Infine, sia pure nella ampia scala degli eventi rappresentati, per la sua focale sui personaggi principali, sullo svilupparsi del loro rapporto e sulla loro relazione con le ‘componenti aliene’ degli umani”.

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