L’intervista a Romina Casagrande

Il suo romanzo d’esordio, Amailija, nasce dal mix vincente delle passioni della sua stessa autrice. Ma per Romina Casagrande, la scrittura è anche e soprattutto passione, ovvero volontà di “seguire quello che dice il tuo cuore”.

Classe 1977, laureata in Lettere con Indirizzo Classico, Romina Casagrande è insegnante presso la scuola media “Giovanni Segantini” di Merano, sua città natale. Appassionata di storia, tradizioni e folklore, grande amante del mistero e del fantasy, è autrice di un romanzo intrigante e di grande fascino, in cui confluiscono i suoi interessi. E collante di questi interessi, una passione su tutte: quella per la scrittura.  

Romina Casagrande, autrice di Amailija

Amailija nasce da un connubio vincente di elementi che coincidono con gli interessi dell’ autrice stessa. Ma per Romina Casagrande la scrittura è anche un ventaglio delle mille possibilità aperto su svariati mondi amati e resi possibili . Ed è la possibilità di “scrivere la storia che vorrei leggere”, qualcosa per cui è soprattutto importante “seguire il proprio cuore”.

1. Romina, la prima domanda è “di rito”: Come nasce Amailija?

Amailja nasce da diverse mie passioni. La prima è quella per la Storia che nel romanzo ho rielaborato sulla base anche di una mia personale visione. Da qua anche la rielaborazione del personaggio di Margareth, nobildonna realmente vissuta ed entrata nella leggenda, di cui ho immaginato aspetti che nella realtà non sono noti, ma su cui ho voluto agire attraverso l’invenzione della fantasia, pur nel rispetto dei criteri della credibilità e della verosimiglianza.
Non mancano i tarocchi, di cui io sono grande appassionata. Inoltre ho avuto modo di approfondire, è quello relativo alla storia del popolo Rom. Si tratta di una storia poco conosciuta e su cui ho avuto modo di raccogliere informazioni grazie alla testimonianza diretta di alcune persone che ho avuto modo di interpellare sull’argomento. Tali informazioni hanno trovato una corrispondenza anche con quelle riportate in alcune tesi di laurea di Sociologia e Antropologia che ho avuto modo di leggere. Infine un’altra mia grande passione, quella per il mistero e per il fantasy, un genere che, soprattutto nelle ultime espressioni offre molte possibilità di spaziare con gli argomenti.

2. Un fantasy, due storie d’amore. Margareth e Cristoph, da una parte, “l’altra Margareth” e Patrick dall’altra. Potrebbero essere viste come storie complementari, come dire, due facce della stessa medaglia?

Le due storie d’amore sono effettivamente due storie contrapposte. Da una parte abbiamo l’amore “notturno” tra Margareth e Cristoph, mentre quello tra Alice e Patrick è solare. Certo, quest’ultimo presenta molti elementi stereotipati, è un amore “perfetto”, anche se a un certo punto la studentessa sentirà puzza di bruciato, rispetto ad alcuni comportamenti di Patrick. Tuttavia, essendo il primo amore molto “forte”, ho voluto rendere il secondo più “leggero”.

 3. Ma Patrick non risulta un “po’ troppo” stereotipato, ovvero troppo perfetto “per essere vero”?

Dicevo che a un certo punto Alice “sente puzza di bruciato”, quindi, malgrado la componente fiabesca, anche questo amore presenta a un certo punto alcune problematiche. D’altra parte, però, se è vero che Patrick è un personaggio alquanto stereotipato, non si tratta di un eroe che salva la protagonista. È vero che quando la situazione diventa particolarmente complessa, lui cerca di dare il suo contributo, ma sarà Alice, pur se aiutata anche dagli amici e da altri personaggi della vicenda, ad affrontare le sue prove, da sola.

 4. E per quanto riguarda la Margareth del passato?

In questo caso ho cercato di riesumare un amore forte. La leggenda ci tramanda l’immagine di una “dannata”, ma nel romanzo io ho voluto raccontare la storia d’amore che la nobildonna ha vissuto con un pittore di corte. Mi sono “divertita” a immaginarla, cercando di restituire l’immagine di un sentimento viscerale.

5. A proposito di convergenza: Alice arriverà a indossare i panni della Margareth del passato. Da cosa deriva questo legame?

In primo luogo, abbiamo Amailjia, che è l’amuleto indossato da Alice e che lega le due donne. Poi, a un certo punto, Tala la maga rivela alla studentessa le ragioni di una scelta che nasce da una sostanziale affinità tra le due. Si tratta infatti di donne  molto forti e questo è un altro comun denominatore. La nobildonna è una figura storica vissuta nel 1300, che per l’audacia mostrata nel prendere alcune decisioni controcorrenti rispetto all’epoca in cui vive, quale quella di ripudiare il consorte, nei secoli è stata dipinta come strega. Di lei ci resta una nomea poco edificante. Alcuni dipinti la ritraggono praticamente un mostro e la leggenda ci tramanda l’immagine come una donna strega. Nel libro non troviamo questa immagine, ma quella di una donna, che ho restituito in tutta la sua umanità. A proposito vi è anche un aneddoto che ho deciso di non inserire per non rafforzare l’immagine della donna strega. La leggenda narra infatti che il giorno delle seconde nozze, all’arrivo a corte, sarebbe caduta da cavallo. Inoltre Margareth avrebbe perso dei figli e l’unico figlio sarebbe morto a nove anni in seguito a una caduta da cavallo. Un serie di eventi tragici che rafforzano la maledizione e che ho volutamente omesso, per non far prevalere la componente “mitica” a discapito di quella umana.

Tra le passioni di Romina, presenti nel romanzo, anche i tarocchi

6. Un’altra figura enigmatica è quella della maga Tala. Nel romanzo ha ruolo strettamente connesso alla maledizione della nobildonna, ma ha anche un ruolo che si potrebbe definire “introspettivo”… E’ forse la voce della coscienza delle due Margareth?

Tala ricopre anche il ruolo di voce della coscienza, ma non solo. Non si tratta della “classica” cattiva. Amica della nobildonna, a un certo punto si trova in contrapposizione con lei per la necessità. La giovane è stata anche lei coinvolta nella maledizione scatenata dai comportamenti della nobildonna ; perciò diventerà anche sua nemica per una necessità, che arriva a sovvertire i legami che intercorrono tra le due.

 7. Una particolarità di questo romanzo è che la protagonista non è un’adolescente, come la maggior parte dei personaggi dei romanzi fantasy, ma una studentessa universitaria. Conferma del fatto che l’adolescenza si è prolungata?

Si conferma il prolungamento dell’adolescenza anche sulla soglia dei vent’anni , anche se bisogna dire che Alice inizialmente si trova in una fase di passaggio. E nel momento in cui trova la razionalità ecco che nella sua vita, irrompe l’irrazionalità. Ma la cosa bella è le situazioni che la ragazza vive, quell’affrontare le esperienze con lo stupore del bambino.

8. Non solo fantasy. Abbiamo anche la Storia e la leggenda. Dove comincia l’una e dove finisce l’altra?

In questo romanzo mi sono divertita a mescolare i piani. I confini tra i vari elementi sono molto labili, s’intrecciano e a partire da mondi precostituiti si ha la possibilità di crearne di nuovi. Senza contare anche che ho riempito zone d’ombra grazie alla fantasia ed esplorando i mondi, pur mantenendo dei cardini fissi, legati alla verosimiglianza, che nel gioco della scrittura, resta un punto di riferimento. Tuttavia il fantasy, per la malleabilità che lo contraddistingue, dà diverse possibilità di espressione.

9. Che cosa significa per te avere scritto e pubblicato questo romanzo? E cosa significa per te scrivere?

Scrivere per me rappresenta una passione. E credo che occorra scrivere quello che piace. È vero che una propria passione può piacere o meno ai lettori. Tuttavia a chi vuole scrivere io consiglio di realizzare qualcosa che si sente proprio. D’altro canto la pubblicazione del romanzo mi ha messo di fronte a diversi aspetti della scrittura. Amailija ha avuto un suo iter: l’ho scritto in circa tre mesi, cui è seguito in periodo di revisione di quattro/cinque mesi. Poi sono arrivate le proposte agli editori e la pubblicazione da parte di Alacran, casa editrice che, però, ha chiuso a seguito di problemi. Così sono ripartita… ed è arrivata la pubblicazione con Anguana Edizioni.  Una spinta importante l’ha sicuramente dato il periodo, particolarmente propizio per il fantasy.

 10.  Quali sono i tuoi autori di riferimento?

Joe Lansdale è tra gli autori di riferimento di Romina

Tra i miei autori preferiti vi sono Joe R. Lansdale, soprattutto per l’uso del linguaggio e lo stile… Philippa Gregory, autrice che mi ispira molto per il lavoro sui personaggi. Un’altra autrice che apprezzo molto è Chelsea Q. Yarbro, per i suoi notevoli horror storici. Infine, amo tantissimo Stephen King.

11. Romina hai già qualche progetto “nel cassetto”? Puoi darci alcune anticipazioni?

Il primo lavoro è un racconto per Writer’s dream, intitolato Appuntamento con il demone. E poi un altro romanzo per cui è prevista la pubblicazione, anche se per ora non svelo nulla. Io sono una grande appassionata di Storia medievale, in particolare amo l’Alto Medioevo e nel mio nuovo lavoro ho attinto ancora una volta alle leggende locali che presentano punti di contatto con la storia della Britannia. Protagonista, un’anima capace di attraversare i secoli. Non manca poi l’amore, che è quel sentimento che complica e sconvolge gli equilibri, portando anche alla salvezza chi lo prova. (Non aggiungiamo troppo per lasciare un po’ di attesa ai nostri lettori e alle nostre lettrici N.d.R.)

12. Che cosa vorresti scrivere?

Amo molto l’horror, anche se si tratta di un genere molto difficile. Se si va sulle creature tipo mostri come vampiri l’effetto paura non è efficace. Ben più efficace è il male quotidiano, la banalità del male che si propone e che è ciò che veramente spaventa.

13. Sul fantasy e sulla scrittura: quanto è difficile scrivere, ma soprattutto pubblicare questo genere? E cosa consiglieresti agli aspiranti scrittori?

Il panorama editoriale è alquanto variegato. Da una parte vi sono case editrici che puntano a opere “stilizzate, mentre altre valorizzano proposte più “ricercate”. Credo che sia importante scrivere quello che si vuole dire, “seguendo il proprio cuore”. La passione è quella che conta, poi se ci si crede, arriva anche il resto. Inoltre a mio avviso è importante di ascoltare le critiche e i suggerimenti, cercando di ponderarle in maniera adeguata, e avendo sempre un approccio umile. Infine devo dire che il confronto con l’editor mi ha dato la possibilità di imparare tante cose importanti e alcuni segreti di un’attività che è anche mestiere.

  Amailija: la trama. 

Anno 1342. Il patriarca di Aquileia lancia un terribile anatema su tutte le terre di Margareth, ultima Signora del Tirolo. Calamità e sciagure sconvolgono il paese e sollevano l’odio del popolo contro di lei, chiamata da tutti strega. Ma cosa si nasconde davvero dietro la maledizione della principessa triste, di cui nessuno conosce il volto? E soprattutto cosa la lega, quasi sette secoli più tardi, al destino di Alice, guida giovane e inesperta nel suo antico castello? Anno 2010. Merano. Un apparente colpo di fortuna porta Alice a diventare una guida estiva per Castel Grafenstein, dove l’attende una presenza misteriosa, che visiterà i suoi sogni e cercherà di cambiare il suo destino. Tra passato e presente, scomuniche papali, cupe superstizioni e talismani Alice dovrà fare una scelta. La propria vita o un amore eterno ma impossibile?

Amailija

di Romina Casagrande
Casa Editrice: Anguana
Prezzo: € 18,00
Codice ISBN: 978-88-97621010

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