Le tredici – Susan Moloney

Quando il mito di Faust incontra quello delle streghe, donne che accettano il compromesso con  il male per avere una vita “perfetta”. Ma l’apparenza poggia su fondamenta rese solide soltanto dal sangue e da un numero: il 13.

Tredici è il numero perfetto, da cui dipende il mantenimento degli equilibri di Haven Woods. La morte di “Chick” rompe una catena che senza l’anello cruciale rischia di sfaldare la bellissima apparenza che è stata eretta. Ma si sa, spesso dietro alla perfezione si nasconde l’orrore, raccontato nella scrittura minuziosa di Susie Moloney. 

Haven Woods sembra un piccolo paradiso terrestre. Da tempo la gente non si ammala, non c’è traccia di criminali – almeno apparentemente – e ogni casa sembra custodire vite famigliari simili alla pubblicità del “Mulino bianco”. In questa località vivono tredici impeccabili signore, di quelle che sembrano uscite da una serie televisiva americana, ma non disperate come Casalinghe della serie o ansiose per la ricerca dell’uomo perfetto come in Sex and the city. Qui i look impeccabili si accostano al raggiungimento di obiettivi, in accordo alle convenienze sociali.

La perfezione mostra delle crepe nel momento in cui muore “Chick”, una delle signore, in circostanze alquanto fumose. Un vuoto che va subito colmato, e la soluzione sembra arrivare con l’arrivo di Paula, giunta a Haven Woods al capezzale di Audra, la madre ammalata, anche lei, una delle tredici. Al suo arrivo insieme alla figlia dodicenne Rowan, Paula ritrova le amiche e le persone di un passato da cui ha provato a staccarsi anni prima, in particolare in seguito ad alcuni eventi tanto tragici quanto inspiegabili che l’hanno profondamente segnata. Ma è evidente che prima o poi il passato torna, insieme a quegli eventi che sono rimasti sospesi nel limbo del mistero.

Durante il soggiorno Paula ritrova Marla, la migliore amica dell’infanzia e dell’adolescenza che invita lei e Rowan a una festa. Intanto la figlia si affeziona a Old Tex, il cane della nonna e si imbatte in cose (oggetti come ciocche di capelli e unghie conservate in buste sottovuoto) e persone strane che sollevano la sua diffidenza. Tra queste Izzy Riley, la madre di Marla, che sta tenendo le file della trama di cui lei è la prima tessitrice. È la prima delle tredici, l’iniziatrice della catena che per avere una vita perfetta è scesa a compromessi con il male, trascinando con sé altre seguaci. Non sa di essere la nonna di Rowen, che è il frutto dell’amore tra Paula e il figlio, David, morto in tragiche circostanze, come il marito di Audra, Walter.

L’apparente perfezione di Haven Woods cela una scia di sangue che sembra non avere tregua. Morti che rappresentano il tributo al male, insidiato in una casa, la stessa in cui abitava Chapman, un uomo che a un certo punto a massacrato la famiglia e dove dovrebbe svolgersi una festa: il sabba in cui dovrebbe tenersi il rito che consentirebbe di ricomporre la catena, ripristinando in tal modo gli equilibri della comunità. La casa, in questo caso teatro di una strage famigliare, è ormai un elemento classico del genere sovrannaturale e horror. Oltre all’omonima, celebre saga inaugurata dal primo capitolo diretto da Sam Raimi nel 198, ricorre in tanti film e libri. Casa stregata, ma anche soggetto vivente o luogo di connessione tra due dimensioni. Nel romanzo della Moloney la casa riveste soprattutto l’ultima funzione, ma, al contempo, è animata da presenza malefiche: è il luogo del sabba, che sostituisce quello tradizionale dell’albero di noce attorno al quale si svolge l’incontro con il demonio. D’altro canto, cambiano i tempi e cambiano anche le modalità di svolgimento dei riti. Le streghe giungono in auto, e per l’appuntamento non si cospargono di unguenti o mostrano la loro mostruosità, ma non dimenticano le frivolerie inculcate dalla società. L’unico dubbio che resta riguarda il mistero della strage che ha visto protagonista e carnefice, anni prima, Chapman. È stato il suo gesto a richiamare il male, oppure il male era già presente e ha spinto l’uomo alla strage? È rimasta impressa nell’immaginario collettivo la scritta “Lui è qui”, ma resta sospeso il punto interrogativo.

Le vere protagoniste sono le streghe. Nessun distinguo tra magia nera o bianca e nessuna parentela con le sorelle Halliwell della serie cult. In questo romanzo le streghe sono cattive, o meglio, sono donne succubi della mitologia contemporanea che esaspera il culto dell’immagine. Diventando streghe, le tredici, protagoniste della vicenda raggiungono la realizzazione di sé, votandosi al culto della perfezione che resta relegato alla superficie. Nessun riguardo alla sfera dei sentimenti e dei rapporti umani; al contrario la perfezione richiede un pegno di sangue che riguarda i propri cari. La superficialità travolge lo spessore dell’amore preso in tutte le sue accezioni, al punto da barattare la vita della persona “a cui si tiene di meno”. Da questo punto di vista c’è una bella allegoria rispetto a mito del successo, che porta a offuscare la visione della realtà, riducendo i legami umani a rapporti di minore o superiore importanza, e facendo dimenticare valori di natura morale. Ma del resto patteggiare con il male significa abbandonare ogni percezione della morale e non a caso Paula, che vive una situazione di ragazza madre, dunque da lavoratrice precaria che deve fare i conti con una figlia ormai adolescente che ama profondamente, si sente a disagio in un paese dove conta solo l’apparenza.

La Moloney non fa cenno all’apostasia, l’atto con cui solitamente Satana – qua chiamato enigmaticamente “lui” o padre malvagio – accoglie le nuove adepte e che consiste nel rinnegare la religione cristiana e nel compiere poi atti blasfemi. Non mancano riferimenti al sacro, come il crocefisso che Rowan tiene con sé e che avverte come una protezione importante. Ma sono sempre riferimenti sottili, apparentemente defilate visto il predominio del culto dell’immagine, ma che restano come retaggio di una cultura ben presente nella ragazzina.

In primo piano sono anche i rapporti tra le persone. Matrimoni apparentemente felici, il passato con cui Paula deve fare i conti. La morte dell’uomo che amava, cui è corrisposta la nascita, come uno strano contrappasso. Il ritorno a una “vita perfetta“, dopo avere passato situazioni terribili e che potrebbe essere una tentazione. Ma Paula è radicata alla realtà e al valore dei sentimenti in una maniera tale che prova repulsione per Haven Woods e, anzi, se non fosse per la malattia della madre, sarebbe già andata via. Paula, Rowan e Sanderson sono i personaggi più autentici e quindi, nel loro approccio con il paradiso artificiale, non accettano compromessi. Una buona parte del romanzo delinea in maniera precisa, ricorrendo al flashback i rapporti tra i personaggi, ponendo anche un paradosso. Izzy la strega, dotata di incredibili poteri, non sa di essere la nonna di Rowan. Come se la lontananza dalla propria umanità le impedisse di conoscere attraverso i poteri le verità della sua esistenza.

Tra Faust, qualche richiamo a Le Streghe di Eastwick e a Stephen King e a David Lynch, Le tredici si avvale di un ricco repertorio di simboli. La scrittura della Moloney, concreta, minuziosa e attenta alle ricostruzioni. Nel descrivere i rapporti con il passato, tende a rallentare molto il ritmo e la tensione, fino al finale che avvince. Nella prima parte, però, la paura viene imbrigliata dalla ragione della penna che ha una forte valenza narrativa. Ne deriva un appesantimento, che tuttavia ha una ripresa dalla seconda parte. I colpi di scena si susseguono in un finale che non stravolge, ma che è piacevole. Il racconto in sé non è originalissimo, ma i personaggi, delineati attraverso le azioni, sono coinvolgenti. Bellissimo soprattutto quello di Izzy colto in tutte le sue contraddizioni, strega cattiva, ma che vive in sé il dramma della fuga dalla mediocrità umana. Un po’ “fiabesca” la storia d’amore tra Paula e Sanderson, che subito viene accettato dalla figlia. E struggente l’incontro con il passato.  Non manca qualche sorriso di fronte alla perfidia delle streghe, anche se non è spaventoso. Ma “spaventosamente credibile” è il ritratto della superficialità che annienta ogni rapporto umano.

L’AUTRICE

Susie Moloney vive tra il Canada, dove è nata nel 1962, e New York, è un’affermata autrice supernatural/ horror, ma giura di non essere una strega. Le Tredici è il suo ultimo romanzo, ma ha già all’attivo bestseller come Bastion Falls (1995), A Dry Spell (1997) e The Dwelling (2003).

Le tredici

Autore: Susie Moloney
Titolo originale: The thirteen
Editore: Giunti
Pagine: 384
Prezzo: 16,00 €

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