Torchwood: Miracle Day

Jack Harkness è tornato. E con lui Gwen Cooper. E stavolta dovranno vedersela non con la fine del mondo, ma con un mondo di vita…

In un giorno normale, alle dieci e trentasei del mattino, un uomo muore. Ed è l’ultimo. Perché da quel momento, da quel giorno, nessun essere umano muore più. Roba da Torchwood, è chiaro. Ma il team non c’è più. Jack è lontano, nel tempo e nello spazio e Gwen prova disperatamente a ricostruire la pace familiare, con Rhys e la loro bimba Anwen. Troppo dolore tra loro, dopo la morte dell’amato Ianto. Eppure, il destino li chiama a lavorare insieme, di nuovo. E accidenti se lo sanno fare….

Così si apre la quarta serie di Torchwood, spin off del celeberrimo Doctor Who, da cui ormai si è definitivamente emancipato. Il sottotitolo potrebbe essere Alive an’kicking, atteso che Torchwood dovra vedersela con la morte in persona. Protagonisti, come sempre Jack Harkenss e Gwen Cooper, rispettivamente interpretati da John Barrowman e Eve Myles. Grandi novità per questa serie, da sempre ambientata in Galles e girata con la Bbc. I soldi sono pochi, la Bbc ha dovuto praticare forti tagli di budget e per molto tempo si è pensato che non sarebbe stato possibile dare un prosieguo alle avventure del fascinoso Jack. Ed ecco entrare in gioco un partner americano, la Startz, che scommette sulla serie. Mette soldi e una condizione: che la serie venga spostata in America. Così, dopo una partenza tutta gallese, l’azione si sposta al di là dell’oceano, tra Washington e Los Angeles dove ciò che resta del team Torchwood, ossia Gwen e Jack, vengono portati. In tutto questo, un vero e proprio cataclisma colpisce Jack Harkness: the   51° century guy, come egli stesso si definisce, è tornato ad essere mortale. Ed è l’unico essere vivente e mortale sulla faccia della Terra.

Il miracolo, come viene definito, impone subito una presa di coscienza seria: non solo non si muore più, ma si continua a nascere. Ben presto termineranno le scorte alimentari, altrettanto presto i farmaci ; le terapie non saranno più in grado si affrontare i germi patogeni che, a loro volta, diverranno immuni alle cure e ci sarà bisogno di dosi massicce di antidolorifico poiché, se pure è sparita la morte, non è scomparsa la sofferenza. L’umanità, dopo un primo momento di ubriacatura, comprende di essere sull’orlo del baratro. Gli ospedali sono al collasso, le risorse cominciano a scarseggiare e nel mondo si verificano anomalie assurde e raccapriccianti. Poiché non muore davvero nessuno: persino un corpo decapitato sopravvive, le mani amputate continuano a sopravvivere, la gente assassinata sopravvive attaccata alle macchine della terapia intensiva, che è al collasso.

In questo scenario così folle, si inseriscono una serie di elementi. Prima fra tutti, Oswald Danes, un pedofilo assassino che è sopravvissuto all’iniezione letale grazie al giorno del Miracolo, che diverrà in breve tempo una sorta di guru, manipolato più o meno coscientemente da una potentissima casa farmaceutica che sembra aver molti interessi attorno allo stato di non morte, che è interpretato da un magistrale Bill Pullman; Rex Matheson, interpretato da Mekhi Phifer, una gente della Cia ambizioso e irruento, che riceve un palo in pieno petto e che sopravvive, grazie al miracolo; Esther Drummond, la dolce analista cui da il volto Alexa Havins, che insieme a Gwen rappresenta l’umanità e la forza d’animo in questa storia magnificamente narrata; l’arrivista e perfida Jilly Kitzinger, una Pr senza scrupoli che rappresenta forse la figura più disturbante e ambigua della vicenda, che Lauren Ambrose interpreta magnificamente.

Al timone della serie che consta di dieci episodi, la storica produttrice della BBC Julie Gardner  e uno dei più grandi sceneggiatori inglesi per la televisione, Russel T. Davies, affiancato da altri writers statunitensi, tra cui una certa Jane Espenson che ha firmato puntate di alcune serie come Buffy, Caprica, Dollhouse, Battlestar Galactica, Games of Thrones… cosucce così. La stima tra questi due professionisti è così grande che i due hanno dichiarato che qualunque nuova serie Davies preparerà, la Espenson lavorerà per lui senza riserve.

Ciò che davvero colpisce di questa serie, e che rappresenta il trait d’union con le precedenti, è l’incredibile capacità del plot di calare situazioni fantastiche in un contesto estremamente reale e realistico. Non si tratta di sinonimi, ma di sfumature diverse: il contesto reale, il setting e le situazioni sono ambientate in un contesto urbano. Ciò che lo rende un unicum è il modo in cui questa tematica viene affrontata: i malati abbandonati negli ospedali, il disorientamento della gente che, dopo la prima ebbrezza, non riesce ad accettare davvero l’idea che non si possa morire, anche con ferite terribili; la scaristaà del cibo, le considerazioni sulle medicine… e poi ancora le bassezze umane.

Gli sceneggiatori hanno portato avanti lo spirito originale di Torchwood: il puntare l’attenzione sopratutto sulla miseria umana, sulla capacità di pochi di agire secondo ciò che giusto e non secondo ciò che è più comodo o vantaggioso. Come in Children of the Earth, in cui erano bambini di tutto il pianeta a essere vittime di una macchinazione aliena che mirava alla loro energia per sopravvivere.

Gli esseri umani, i potenti, in tal caso, sceglievano di sacrificare gli indesiderabili: gli orfani, i disadattati, i figli degli immigrati. E questa è una delle scene più crude e terribili trasmesse in una serie televisiva… perché è tremendamente realistica. Perché, e non vi è dubbio alcuno su questo, i potenti della terra scaricherebbero il peso della tragedia su chi non può difendersi. Così come accade esattamente in Miracle day, dove gli ammalati, i senza speranza, vengono confinati in ospedali e campi di raccolta, senza aiuto e cure, lontani dagli occhi di un’umanità che non vuol vedere la sofferenza e la malattia.

Tematiche non facili da affrontare. Eppure Miracle day ci riesce perfettamente, coniugando un ritmo altissimo a una grande qualità degli script, alla chiarezza e al rigore scientifico delle tematiche. Un cast di alto livello, scene curate, tematiche forti ( ci sono espliciti contenuti omosessuali), scene drammatiche alternati a momenti di grande intimità fanno di Torchwood- Miracle day uno dei must della stagione televisiva di quest’anno.

Inoltre, per chi volesse conoscere la storia del gruppo di investigatori di eventi e forze aliene presenti nel mondo, nato all’ombra dello Hub di Cardiff  e battezzato dal vortice del tempo, ebbene Rai 4 manderà in onda tutte le stagioni da Gennaio 2012. Se invece, volete conoscere la nuova serie, prenotate la poltrona davanti al televisore ogni lunedì alle 21.50 su Fox ( e niente bambini attorno). E lasciatevi andare al miracolo…

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