Supernatural è tornato – 1×07

Finalmente la settima stagione di Supernatural ci catapulta nel mondo misterioso e sconvolto di Sam e Dean Winchester. Che succede se non ci si può fidare nemmeno degli angeli?

Nostro Padre se n’è andato molto tempo fa. E’ stata dura. Pensavo che la risposta fosse il libero arbitrio, ma ora capisco. Avete bisogno di una mano ferma, avete bisogno di un padre. E ora sono io vostro Padre”.

Un angelo, vestito di un trench stazzonato, convito di dover fare il suo dovere fino in fondo, decide di sopperire alla latitanza di Dio e si arroga questo ruolo. Mentre parla il campo si allunga e vediamo che parla al centro di un immenso prato ricoperto di figure abbattute con immense ombre d’ali. Parla di paternità dopo aver massacrato i suoi fratelli. Vi fa pensare a qualcosa?

L’ideologia è quella cosa in base alla quale un uomo o un gruppo di uomini pensano di sapere la ricetta per risolvere i problemi del mondo e si arrogano il diritto di decidere per gli altri e di far fuori quelli che ostacolano questo sacrosanto progetto di bene: la Rivoluzione francese, il Nazismo, il Comunismo.

Ovviamente siamo in un telefilm e si può obiettare che, se sono tutti mezzucci per prolungare e rimpinguare gli ascolti per resistere un’altra intera stagione e se il punto è lo share, non si dovrebbero disturbare troppo alti contesti culturali… Eppure i due livelli possono convivere, il punto è capire anche se si amalgamino in un equilibrio stilisticamente accettabile.

Stiamo parlando del primo episodio nella nuova stagione di Supernatural, la settima. La serie ha superato l’impasse e il difficile momento dell’abbandono, alla fine della quinta, di Eric Kripke, il suo creatore che, detto quanto aveva inteso dire col suo lavoro, aveva già programmato di mettere il punto, pur rimanendo come produttore esecutivo. La sesta stagione però ha superato l’esame grazie a Sera Gamble che ha preso il posto di Kripke come showrunner e ha affiancato Bob Singer (il produttore, non l’omonimo personaggio) ed è riuscita a traghettare oltre la serie in modo abbastanza elegante.

Supernatural prende, convince e conta su uno stuolo nutrito di fan che la seguono fedelmente. I due fratelli Dean e Sam, impersonati da Jensen Ackles e Jared Padalecki, cacciatori del male soprannaturale che si nasconde nelle pieghe della vita quotidiana, procedono imperterriti lungo le strade della provincia americana costellate di villaggi e cittadine che hanno bisogno del loro apporto professionale specializzato.

Gli sceneggiatori hanno approfondito diligentemente e creativamente le loro identità e il loro rapporto, in coerenza con l’assunto che la serie fosse incentrata soprattutto sulla famiglia, separandoli e mettendoli alla prova, uccidendoli (un numero imprecisato di volte) e risuscitandoli, mandandoli all’Inferno prima uno poi l’altro, facendoli scontrare con fantasmi, vampiri, mostri mitologici e figure delle tradizioni misteriche dei popoli più svariati. Non c’è mito che non sia stato usato per popolare il parco affollato dei nemici, ma la serie nelle ultime stagioni ha sostanziato la storia trasversale che corre attraverso le stagioni per mezzo di demoni (e fin qui si tratta di aficionados) e di angeli, approdando alla mitologia cristiana.

Infatti un personaggio principale insieme ai due fratelli Winchester, oltre all’inossidabile Bobby Singer, figura paterna sostitutiva, è diventato nella quinta stagione, Castiel, di professione angelo.

Da allora la tematica “religiosa” è divenuta dominante ed è arrivata al culmine quando il mondo dei demoni e quello degli angeli ha cominciato a conflagrare a causa dell’assenza nientepopodimenochè di Dio. Gli autori avranno esitato prima di cacciarsi in una situazione spinosa che poteva creare imbarazzi per diverse questioni di tipo religioso e non? Probabilmente non troppo. A loro favore c’è da dire che non hanno chiamato direttamente dio a fare comparsate, ma la sua latitanza è già molto pregnante a livello di contenuto. Che Dio non risponda agli appelli è una sensazione di una buona parte della società secolarizzata. Che gli angeli e i diavoli si scambino i ruoli è da un lato sintomo e testimonianza di una confusione morale diffusissima e forse è anche metafora della classe politica: non è più così facile sapere chi siano i buoni e chi i cattivi (peraltro gli angeli indossano quasi sempre il doppio petto). Questo ovviamente per gli USA dove è più normale pensare che i buoni si possano trovare in una certa fazione politica: in Europa siamo più smaliziati e disillusi.

Sam e Dean Winchester sono chiamati, come protagonisti, a incarnare il semplice e puro tentativo dell’uomo di fare la cosa giusta, in coerenza con un senso morale che subisce la tentazione di svincolarsi dalla religione, accusata di aver tradito le aspettative della gente.

Alla fine della sesta stagione (ATTENZIONE SPOILER!) Castiel, in piena hybris luciferina, vuole essere lui Dio e, in questo primo episodio della settima stagione, comincia ad agire come il senso comune e certa classe intellettuale benpensante farebbe: fulmina i preti incoerenti, si schiera a favore della libera identità sessuale, se la prende con la religiosità new age e cerca di raddrizzare tanti torti che erano sula lista da tempo. Risultato: le stragi dei colpevoli che diventano le stragi di chi non era d’accordo. La tentazione della hybris di cui parlavamo all’inizio. La punizione “divina” viene sentita antidemocratica. E allora se anche chi vuole raddrizzare i torti sbaglia, che rimane? Quale può essere la vera fonte della misericordia? Questa sembra la domanda posta da questa season premiere. Castiel sembra ritornare in sé solo quando riconosce il legame di amicizia con Sam e Dean; così chiede aiuto e chiede scusa per averli traditi e per aver sbagliato. Qual è il messaggio? Un bene unico rimane all’uomo, la dirittura morale e l’elementare senso dell’affetto che la natura umana suggerisce, mai dati per scontati, fragili e in perenne pericolo delle seduzioni del male.

La disperazione che filtra nei rivoli sotterranei e ricorrenti nelle tematiche del telefilm, come in molte altre opere di fiction (tra le mistery ad esempio Angel di Joss Whedon) è dovuta proprio a questa sensazione che Dio abbia abbandonato i piani alti e che l’uomo debba fare da solo, contando sul libero arbitrio e procedendo per tentativi ed errori e confidando in una bontà intessuta nel cuore di rousseauiana memoria. Il male però, come divisione, come ipocrisia, come menzogna è sempre in agguato dentro di noi, coerentemente con l’idea del peccato originale. Il senso di abbandono e il grido di aiuto faremmo bene a leggerli ancora come una accorata e incoercibile domanda a qualcuno che forse potrebbe ancora far sentire la sua voce.

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