Neil Gaiman intervista Terry Pratchett

Gaiman & Pratchett: la fantastica coppia del fantasy made in UK. Ed è subito… magia.

Vi proponiamo l’intervista che vede protagonista Terry Pratchett pubblicata sul sito ufficiale di Neil Gaiman. Questa è una delle occasioni migliori per poter leggere due tra i più grandi autori di fantasy che la Gran Bretagna ha sfornato negli ultimi trent’anni.

Terry Pratchett, autore del ciclo di romanzi di Discworld (nominato Sir per i suoi meriti artistici e letterari) linguista e illustratore oltre che scrittore prolifico e attivista per la ricerca sull’Alzehimer (malattia che sta progressivamente erodendo le sue capacità mentali contro cui combatte da alcuni anni a questa parte), fenomeno da milioni di dollari per i suoi romanzi e i giochi di ruolo ispirati ai suoi mondi fantastici, è forse la figura più interessante, assieme a Gaiman, del panorama fantastico mondiale.

Il suo mondo, Discworld, è un disco che “galleggia” sulla schiena di una tartaruga, A’tuin, e sorretto da elefanti giganteschi. Non esiste un vero e proprio ordine per i suoi trenta e più romanzi: ogni storia rappresenta un frammento di un mosaico composito e anarchico, in cui il lettore può apprezzare di volta in volta i cambiamenti e le evoluzioni dei personaggi.

Sono ravvisabili, più che altro, dei sottocicli: Il ciclo delle streghe, il ciclo di Rincewind, il ciclo della Morte, il ciclo di Tiffay Aching, il ciclo di Moist von Lipwig e il ciclo della Guardia Cittadina. Proprio a quest’ultimo Gaiman fa riferimento, parlando del capitano Samuel Vimes e della città di Ankh-Morpokh. Vimes ha un vissuto che lo riporta a quello di tanti poliziotti moderni (come l’autore stesso attesta nell’intervista): nasce in una zona malfamata della città, ha un passato da alcolista, eroe incorruttibile e cinico, ha subito molti attentati per il suo codice morale che lo rende inviso a malfattori e aristocratici. E, come ogni poliziotto duro e puro che si rispetti, ha sposato una donna bella e ricca, pur non approfittando della sua ricchezza.

In questo mondo prettamente fantastico convivono atmosfere simili a quelle dell’Inghilterra rurale in stile edoardiano ed eventi crudi, realistici, tipici della società del XX secolo. Una commistione tra le più originali e imitate… ma con scarso successo. Perché Pratchett lega fortemente la realtà odierna a un mondo in bilico tra lo steampunk e l’Ottocento inglese. La sua società è fortemente strutturata, la magia una componente essenziale della vita quotidiana.

Pratchett prende spunto anche dal quotidiano: dalle prime esperienze come cronista ha mutuato i characthers per i componenti della Night watch. Dal mondo che lo circonda e dalle sue esperienze come linguista e ricercatore, la creazione di un micorcosmo e di un linguaggi proprio, fortemente strutturato. Egli ammette, nel corso dell’intervista, che la sua ispirazione è tratta da una molteplicità di stimoli, e che è stata ovviamente influenzata dalle sue esperienze, non ultima quella della malattia, che ha reso la sua prosa  forse meno divertente ma più intensa e profonda: dai romanzi storici alle stampe d’epoca, dallo studio della società inglese dell’Ottocento allo studio di persone e caratteri. Questo addentellato alla realtà è fondamentale per continuare nel tempo a garantire un mondo credibile e vicino ai gusti del lettore, come è accaduto con il tema dell’omosessualità o della crisi economica che l’autore ha filtrato nei testi, attraverso il vissuto di alcuni dei protagonisti. Implicitamente, dunque, egli parla della responsabilità dello scrittore nei confronti non solo dei propri fan ma della società in generale, laddove il ruolo dello scrittore è quello di inventare sì, storie fantastiche, ma che sappiano parlare al cuore e alla mente dei lettori, inducendoli a riflettere.

La sospensione della logica è un requisito essenziale se si vuol entrare nel mondo godibile e stravagante di Terry Pratchett, ma il divertimento è assicurato, perché la scrittura di Pratchett è intrisa del miglior British Humour. Divertimento e originalità assicurati, dunque, per un autore che ha segnato pesantemente l’evoluzione del fantasy nella letteratura mondiale.

Neil Gaiman: Da dov’è nata l’idea per Snuff?

Terry Pratchett: Non saprei dirtelo con sicurezza, ma penso di essere stato ispirato dal personaggio di Sir Samuel Vimes, com’è ora, e poiché ho trovato interessante i suoi monologhi interiori, ho deciso di utilizzare il vecchio e ben sfruttato trucco narrativo che prevede lo scenario di un poliziotto in vacanza da qualche parte per rilassarsi, perché tutti sanno come andrà a finire. E poi ho pensato che spostare Vimes fuori dal suo elemento cittadino e lontano dalla sua zona abituale avrebbe fornito degli spunti piacevoli da raccontare.

NG: The Watch mi ha affascinato. Sei riuscito a scrivere un poliziesco nudo e crudo, che allo stesso tempo costituisce un romanzo intelligente e divertente, ambientato in un mondo fantastico.

TP: Per essere precisi, Mister Gaiman, il mondo in cui Sam Vimes si trova, difficilmente, può essere definito fantastico. Ok, ci sono goblin, ma l’atmosfera generale è quella delle contee dell’Inghilterra centrale. È tutta una questione di elementi comuni a tutto il genere umano. Ho semplicemente descritto Sam Vimes che gestisce una situazione difficile, nel modo più realistico possibile, come qualsiasi altro poliziotto, e il pensiero nei modi stessi e di essere Sam Vimes, mentre mette in discussione motivazioni e modi di procedere fino alla fine.

NG: Ti ricordi cosa ti ha ispirato inizialmente per il personaggio di Sam Vimes? Come ha reagito la polizia “vera” a The Watch?

TP: Ho tre caschi da poliziotto in fila nel mio studio, regalati da poliziotti che sono fan di Sam Vimes. Mi ricordo che durante la promozione del mio libro, ogni tanto arrivava nella libreria di turno un poliziotto – mai dalla porta principale, ma sempre da quella del personale, rivolgendo un cenno con la testa al gestore, e dopo che la coda si era esaurita. E quanto mi diceva era talmente prevedibile che avrei potuto quasi dirlo io al posto suo. Cose del tipo: “Oh, sì, [risata sarcastica] abbiamo certamente un Nobby Nobbs anche noi, e ogni commissariato ha un sergente Colon“, e devo ammettere che il poliziotto che mi parlava in questo modo era chiaramente proprio lui un sergente Colon fatto e finito. Conosco diversi poliziotti e ho avuto a che fare con loro spesso quando ero giornalista – è facile scrivere di loro, perché tendono a comportarsi tutti allo stesso modo.

NG: Hai detto veramente in una precedente intervista che ti piacerebbe essere come Sam Vines? Perché?

TP: Non credo di aver affermato in realtà una cosa del genere, ma sai com’è si diventa volubili quando si diventa anziani. L’autore può sempre riflettere sulla propria personalità e scoprire aspetti di se stesso con il quale può arricchire i suoi personaggi. Se proprio vuoi saperlo, direi che da quando ho deciso di rendere pubblico il mio Alzheimer sono diventato un personaggio pubblico, ho visitato Downing Street due volte, ha scritto lettere furiose al Times, ho partecipato a dibattiti alla Camera dei Comuni, e in generale sono diventato un vecchio, e a volte mi siedo qui disorientato a pensare tra me e me, “In realtà, il tuo compito è quello di startene qui a scrivere un altro libro. Cambiare il mondo è compito di altre persone… ” E poi torno in me ed esclamo “No non lo è!” E così, tenendo presente che in questi giorni, la gente chiama un ragazzino proveniente dalle case popolari “Sir” mi permette di poter inventare la personalità di Vimes.

NG: Quando ti metti a scrivere “in modalità Vimes”, avverti una differenza nel modo di vedere il mondo, per dire, rispetto a quando descrivi i tuoi Rincewind o Granny Weatherwax?

TP: Oh, sì, sicuramente sai come funziona. Una volta che hai il tuo personaggio ben piazzato in testa, tutto quello che si deve fare è lasciarlo fare, metterlo giù, e semplicemente descrivere quello che fa, pensa o dice. E’ davvero così. è paradossale, sai di essere tu a pensare, ma il tuo pensiero è settato su Sam Vimes. Anche la modalità Tiffany Aching funziona piuttosto bene, per quanto singolare possa sembrare.

NG: Hai scritto un numero sufficiente di libri, da averne qualcuno che preferisci di più, anche se le altre persone non riuscirebbero a capirne il perché. Puoi dirci quali sono? Ci sono libri che hai scritto e vorresti segnalare in particolare ai lettori, che altrimenti potrebbero non notarli?

TP: E’ una buona domanda, cui è però difficile rispondere. Mi è sono veramente divertito a scrivere Monstrous Regiment, che in qualche modo è diventato quasi una sorta di patrimonio culturale. Con modifiche minime avrebbe potuto essere ambientato nelle guerre peninsulari del mondo reale. Io ti conosco e tu conosci me e sappiamo entrambi che mentre a volte si svolgono delle ricerche allo stesso tempo automaticamente si fanno delle ricerche senza sapere cosa si sta cercando; si leggono semplicemente libri su qualsiasi argomento che attiri la nostra attenzione, ed è sorprendente come tutte quelle piccole cose che si leggono in tutti quei libri di seconda mano finiscano per fornirti spunti per la narrazione. È un dato di fatto che ho fatto un sacco di ricerche interessanti per Monstrous Regiment nelle librerie lesbiche.

NG: Ci sono dei personaggi di Discworld che pensavi di riproporre, ma non ne hai ancora avuto occasione?

TP: Da qualche parte nei recessi della mia mente c’è una storia nella quale l’eroe è il Evil Harry Dread, non proprio tagliato per essere un contemporaneo di Sauron… ma posso affermare che mi ha fatto pensare di tirare di nuovo fuori questo personaggio.

NG: Su un articolo in cui si parlava di scrittura pubblicato sul New York Times, Carl Hiaasen (uno scrittore che mi consigliasti di leggere durante il tour Good Omens), ha scritto: “Ogni scrittore cerca ispirazione in luoghi diversi, e non c’è vergogna nel dichiarare di cercarla tra i titoli dei giornali. E’ necessario, infatti, quando si vuole fare della satira contemporanea. Il sarcasmo si basa su punti di riferimento d’attualità… Purtroppo, per i romanzieri, la vita reale sta diventando anche troppo divertente e inverosimile.” Discworld come ambientazione permette una via di fuga? O è uno strumento che ti permette di rigirare le informazioni in modo imprevedibile per i lettori?

TP: Penso che potremmo parlare di nuovo di similitudine del genere umano. Mi auguro che tutti i personaggi del Discworld possano risultare riconoscibili e comprensibili e pertanto spesso li rappresento alle prese con problemi moderni e contemporanei, come Mustrum Ridcully che si mette in discussione riguardo al tema dell’omosessualità. In verità, non ho mai dovuto andare a cercare ispirazione per roba del genere, spesso è lei che trova me. Sono stato molto contento quando Making Money è uscito appena prima della crisi bancaria e tutti hanno detto che ero stato in grado di prevederla. Certo non ci voleva un genio per prevederla.

GN: Quali sono i maggiori cambiamenti che hai vissuto visto negli ultimi trenta anni nel modo in cui i vari generi affrontati – soprattutto humour, fantascienza e fantasy – sono percepiti e ricevuti dal pubblico? Oppure credi che non sia cambiato molto, in realtà?

TP: Questo è un argomento difficile da trattare. La mia percezione è che in questi giorni, fantasy e fantascienza siano effettivamente i generi più di tendenza. Tu, Neil, condividerai sicuramente il mio pensiero. Quando ho iniziato a girare per promuovere i miei libri, le persone che si incontravano erano, per quelli di noi con il radar ben puntato, veri e propri fan. Al giorno d’oggi, i miei libri ambientati nel Discworld e la maggior parte delle mie altre opere sembrano essere diventate quello che potremmo chiamare materiale per “pubblico di lettori generico”. Certo, quando eravamo in Australia all’inizio di quest’anno, a me e Rob ci sembrava di galleggiare sulle ali del fandom. Mentre ero in un negozio per comprare un paio di stivali RM Williams, la commessa si è rivelata essere una fan. Entrando da David Jones a Sydney per comprare un paio di Calvin Klein, la prima donna che abbiamo incontrato si è dichiarata anche lei essere una fan che è diventato il nostro personal shopper per l’intera mattina. E lo stesso è stato l’uomo alla cassa, e così via. Il personale della compagnia aerea al check-in erano fan, e su un volo, a metà pranzo, una bottiglia di un buon vino mi è stata messa davanti e lo Stewart mi fa: “La moglie del capitano è la tua più grande fan.” Tuttavia, in giro c’è chi pensa ancora che si tratti di una tendenza un po’ nerd, la percezione tipo del lettore medio dei miei libri è ancora quella di un quattordicenne chiamato Kevin. Ma sai, quel ragazzo è cresciuto e sta ancora leggendo i miei libri, e così anche i suoi figli.

NG: Hai scoperto ultimamente nessun meraviglioso libro con riferimenti all’epoca vittoriana?

TP: Credo di averli ormai quasi tutti, ed è strano che tu me lo chieda perché nei momenti liberi dalla rifinitura di The Long Earth sto lavorando su un libro del primo periodo vittoriano, giusto per usare tutto il materiale roba che abbiamo trovato insieme in quei giorni in cui spulciavamo le librerie di Tottenham Court Road a Londra. Continuo ancora a comprarne. Non ti ho ancora raccontato che a Hay-on-Wye ho preso una collezione di libri di grandi dimensioni, con il titolo della serie London Then and Now e poi ho capito che Now si riferiva in realtà al 1880? C’era anche una bella xilografia di Primrose Hill, quando ancora c’erano le primule. E ‘davvero del materiale fantastico. Piccole cose che la gente potrebbe non notare, ma per me sono irresistibili come il miele per le api.

NG: Com’è cambiato Discworld negli anni?

TP: Suppongo che la risposta più semplice sia che c’è ancora umorismo, ma le gag non sono più studiate, derivano direttamente dalle personalità dei personaggi e dalle situazioni in cui si ritrovano. Nell’ultimo periodo l’umorismo sembra nascere da sé.

NG: In quale modo scrivere i romanzi della serie Discworld hanno cambiato il tuo modo di vedere il mondo?

TP: Penso che sia più vero che il modo di vedere il mondo cambia invecchiando. C’è del materiale in Snuff, per esempio, che non avrei potuto scrivere a venticinque anni. Anche se avevo scritto cose prima della serie Discworld, quello che mi ha legato alla scrittura, al lavoro in senso stretto per così dire, è stata questa serie. Non penso che i libri più recenti , siano addirittura seri, quantomeno si occupano di argomenti più seri. Ultimamente non scrivo solo per far ridere. La mia visione del mondo è cambiato, a volte sento che il mondo sia composto di persone ragionevoli che ne sono consapevoli e da dannati idioti che lo ignorano completamente. Naturalmente, tutti gli appassionati di Discworld possono capirlo perfettamente.

NG: In quale modo invece scrivere questi romanzi ha cambiato il modo in cui il mondo vede te?

TP: Dici? Il mio agente mi ha fatto notare un giorno che ero stato citato da un editorialista in alcuni giornali americani, e ha osservato con una certa gioia che mi avevano identificato semplicemente dal nome senza ricordare alla gente chi ero, a quanto pare ritenendo implicito che i loro lettori avrebbero saputo chi sono. Ho un numero piuttosto elevato di lauree ad honorem, sono un professore di inglese al Trinity College di Dublino e un membro del King’s College di Londra, al di sopra di tutto, tra cui il cavalierato. Tuttavia, quando si parla di sotto-editori sono e sarò sempre quello scrittore stravagante di libri fantasy, anche se devo dire che i detrattori diventano sempre più rari.

NG: Ti ritieni un personaggio rispettabile?

TP: E’ una domanda trabocchetto? Se è così, allora ti rispondo che lo sono. In generale cerco di rispettare la legge, pago le tasse (che sono tante), donare in beneficenza, e scrivere lettere al Times che si occupa di pubblicarle. E’ un periodo strano, rispettabile; non è rispetto quello che ogni ragazzo di strada vuole e potrebbe forse aspettarsi di ricevere sulla punta di un coltello? Io certamente mi faccio coinvolgere dagli eventi e appena finita questa intervista andrò a infastidire un po’ il mio deputato regionale. È divertente. Discworld e l’Alzheimer insieme mi hanno dato l’opportunità di far sentire la mia voce.

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