Le quattro cose ultime – Paul Hoffman

Torna lo scrittore inglese con l’atteso seguito de La mano sinistra di dio

Il primo romanzo della serie, La mano sinistra di dio, era stato accompagnato da un marketing imponente, ma aveva risentito di numerose incertezze stilistiche e narrative. Le quattro cose ultime ha dunque il difficile compito di mostrare un miglioramento e di tenere vivo l’interesse in attesa del romanzo successivo. Purtroppo Paul Hoffman fallisce entrambe gli scopi.

Il romanzo racconta di guerre, battaglie, intrighi e sotterfugi. Ed è proprio questo il primo grande problema: Hoffman decide di raccontare tutto senza mostrare nulla. Le battaglie sembrano dei resoconti di cronaca infarciti da infodump e maldestri commenti del narratore onnisciente. Gli intrighi e la lotta al potere dovrebbero essere il perno dell’intera storia, ma appaiono solo come esili motivazioni per giustificare di volta in volta lo scontro successivo.

I personaggi non parlano, non si muovono, non vivono. Il lettore scopre che Cale è combattuto tra bene e male, non perché le sue azioni lo dimostrano, ma perché c’è una voce fuori campo che lo specifica. Stessa cosa per i personaggi secondari, niente più che macchiette di contorno.

Nel primo romanzo l’ambientazione era apparsa intrigante, con alcuni distorti riferimenti al nostro mondo. Si prevedeva che nel secondo questa caratteristica venisse approfondita, invece ritroviamo disseminati nel testo solo degli accenni che danno un po’ di colore a un mondo anonimo e soprattutto mal descritto. Tutto questo, poi, non è di certo aiutato dalla colpevole mancanza di una mappa, che potrebbe aiutare il lettore a orientarsi tra i nomi di vallate e catene montuose lanciati come briciole di fronte a un affamato.

Ci sarebbero da analizzare i buchi logici della storia (come possono trecento combattenti super addestrati venir giustiziati in una sola notte, per errore?), ma è meglio concentrarsi su quello che più di tutto sconcerta: l’enorme confusione sulla scelta del target di lettori.

Visto lo stile raccontato e i continui commenti salaci del narratore, si potrebbe pensare a un libro per pre-adolescenti, invece, successivamente, ecco spuntare esplicite scene di sesso, violenza e crudeltà. Per non parlare dei riferimenti alla pedofilia, agli stupri e all’omosessualità. Tutti temi trattati senza tatto, senza giri di parole, non come ci si aspetterebbe da un romanzo per ragazzi, ma piuttosto per un pubblico adulto.

Le quattro cose ultime di Paul Hoffman appare un libro costruito male e scritto peggio. Finita la lettura non si ha il desiderio di leggere il seguito. Si sente, piuttosto, il bisogno di domandarsi: perché? Perché un libro del genere è stato tanto spinto dal marketing mentre altri migliori rimangono nell’ombra? Perché un libro del genere è stato tradotto in italiano, mentre i libri di Jim Butcher restano in inglese? Perché un libro del genere ha trovato posto in libreria, mentre romanzi di talentuosi scrittori esordienti rimangono a “prendere polvere” negli hard disk casalinghi? Tutte domande che, temo, rimarranno senza risposta.

L’AUTORE

Paul Hoffman ha passato gran parte della sua infanzia in giro per il mondo, assistendo alle spericolate evoluzioni del padre, un pioniere del paracadutismo acrobatico. È comunque riuscito a laurearsi in Letteratura inglese al New College di Oxford, diventando poi un affermato sceneggiatore cinematografico. Ha esordito nella narrativa con La Mano Sinistra di Dio, definito dal Bookseller “uno degli eventi editoriali del 2010“.

 

Le quattro cose ultime

di Paul Hoffman
Traduttore: A. Storti
Editore: Nord, 2011
Collana: Narrativa Nord
Pagine: 398
Prezzo: 18,60

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