L’alba del pianeta delle scimmie

A più di 40 anni di distanza dal capolavoro di Franklin J. Schaffner e ad esattamente 10 anni dal remake (assolutamente sbagliato) di Tim Burton, Rupert Wyatt mette in scena un prequel decisamente superiore alla più rosea delle aspettative.

Will Rodman è un dottore in cerca di una cura. Suo padre è affetto dal morbo di Alzheimer e le sue ultime ricerche sono mirate alla ricerca di una terapia in grado di curarlo. Così, con lo scopo di sperimentare questa nuova cura, Rodman testa il farmaco su uno scimpanzé, cercando di monitorare gli effetti. Qualcosa, però, va fuori dal loro controllo e lo scimpanzé si trasforma improvvisamente in un surrogato di essere umano, scatenando in breve tempo conseguenze a dir poco apocalittiche.

Dal 23 Settembre nelle sale, L’alba del pianeta delle scimmie è molto più di quello che ci si aspetta. Forte della cocente delusione del remake di Tim Burton (che ha segnato, in qualche modo, una svolta più che negativa nella sua carriera cinematografica), lo spettatore s’è avvicinato alla visione di questo film con titubanza, paura, terrore e la ferma convinzione che, forse, non sarebbe stato in grado di eguagliare l’epicità del film del ’68.

Per certi versi, forse, L’alba del pianeta delle scimmie non è un capolavoro ai livelli del Pianeta delle scimmie di Franklin J. Schaffner, ma ha più di qualche pregio, sul piano etico, visivo e narrativo. 

Sul piano visivo, nonostante le scimmie riprodotte con la computer grafica risultino talvolta più grottesche che realistiche ed inquietanti, L’alba del pianeta delle scimmie è certamente un film d’impatto, con una fotografia interessante e riprese (quasi) da premio Oscar. Ma non è tutto: il nuovo film di Wyatt è a suo modo sorprendente ed oltre ogni aspettativa.

C’è un sottotesto nascosto, un fil rouge segreto che si cela sotto questo prequel di casa Fox. La mandria scimpanzé scalmanati che si comportano (quasi) come esseri umani dotati di intelletto fa pensare, inevitabilmente, alla società contemporanea in cui siamo inseriti: posto che talvolta risulta davvero difficile ricordarsi (se non per le sembianze scimmiesche) che Caesar è semplicemente uno scimpanzé, sembra quasi che l’umanità che d’improvviso pervade il mondo animale superi di gran lunga quello degli uomini stessi.

Guardando attentamente questo film, tuttavia, anche il paragone con il remake del Pianeta delle scimmie di Burton è inevitabilmente. Paragone, questo, destinato a non reggere, considerando che il prequel diretto di Wyatt funziona più del remake non soltanto per originalità dello sviluppo della trama, ma anche e soprattutto per stile, messinscena ed intenzioni.

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Comments

Posted On
ott 04, 2011
Posted By
Innocenza Anna Maria Bruno

Cesare <3

Devo ammettere che è un gran bel film. Ero molto prevenuta quando sono anata a vederlo, alla fine sono uscita molto soddisfatta dal cinema!

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