Intervista a Ulrike Schweikert

Gli eredi della notte: una saga dark fantasy originale, ricca e didascalica.

La Die Erben Der Natch (in Italia Gli eredi della notte) è una saga dark fantasy della scrittrice tedesca Ulrike Schweikert, composta da cinque volumi, l’ultimo dei quali è già stato pubblicato in Germania (in Italia stiamo aspettando il quarto dalla casa editrice Armenia).

Il primo libro, Nosferas (2008), ha come target lettori la fascia middle grade sia per le tematiche affrontate sia per l’età stessa dei protagonisti (intorno ai 12 anni), ma vista la struttura della saga (che vede corrispondere a ogni libro un nuovo anno di accademia per i giovani vampiri) con loro crescono pure la pluralità e la profondità dei temi, la complessità della trama e l’età stessa dei lettori, così che i libri entrano gradatamente nella fascia young adult.

La specie dei vampiri sta rischiando l’estinzione e per scongiurarla i capi dei grandi clan europei – i Vamalia di Amburgo, i Dracas di Vienna, i Nosferas di Roma, i Vyrad di Londra, i Pyras di Parigi e i Lycana d’Irlanda – stabiliscono una tregua alla millenaria ostilità che segna i loro rapporti, e decidono di istituire una scuola affinché i giovani rampolli di ciascun gruppo possano apprendere quanto di meglio gli altri clan hanno da offrire. Così il primo anno i giovani vampiri vengono accolti a Roma dal clan dei Nosferas che, essendo stato a stretto contatto con la Chiesa per secoli, ha sviluppato un alto grado di resistenza nei confronti di oggetti e luoghi sacri, facoltà decisamente opportuna da imparare. Il secondo anno invece i nostri protagonisti si ritrovano in Irlanda tra i Lycana, che insegnano loro l’arte della trasmutazione. Il terzo anno si ritrovano di nuovo tutti insieme a Parigi, nella sede dei rozzi Pyras dotati di un incredibile senso dell’orientamento; il quarto a Vienna dagli altezzosi e dotati psichicamente Dracas; e infine il quinto anno a Londra, a casa dei nobili Vyrad, i cui grandi poteri sono tenuti ben occultati agli altri vampiri.

Gli eredi sono numerosi, quasi tutti hanno al seguito le proprie “ombre” (chiamate da alcuni clan anche “impuri“, cioè vampiri per trasformazione e non di nascita che hanno minor dignità nell’assetto sociale e che sono destinati al servizio dei vampiri puri), e inoltre ad ogni anno scolastico si trasferiscono in un clan differente, quindi la serie propone una certa ricchezza di personaggi. Ma i protagonisti principali sono quattro: Alisa, la Vamalia dotata di incredibili curiosità ed intelligenza; Evy, la Lycana profonda e comprensiva che nasconde un pericolosissimo segreto; Franz Leopold, il talentuoso Dracas che rinuncia piano piano all’arroganza atavica e si affeziona al gruppo dei tre amici; e infine Luciano, il Nosferas un po’ pasticcione e cicciottello la cui caratterizzazione segue la crescita più lenta e meno significativa.  I protagonisti devono sin dal loro primo incontro districarsi tra tradimenti e nuove amicizie ed alleanze, pregiudizi e ripensamenti, amori che nascono e odi ancestrali che minano ogni possibilità di  collaborazione e fiducia reciproca, e coprirsi le spalle da un terribile nemico che rimane nell’ombra, e di cui l’autrice centellina in ogni libro intenzioni e fini.

La saga si articola in una bizzarra commistione di ricchezza e freddezza. La ricchezza è espressa innanzitutto dal contesto spaziale che cambia ad ogni libro, consentendo all’autrice di descrivere le molteplici realtà urbane dell’inizio del ventesimo secolo così diverse tra loro, e la parte più significativa della loro storia e dei grandi personaggi che l’hanno animata: dalla romantica e storica Italia alla verde e mistica Irlanda, dalla industriale e movimentata Amburgo alla romantica e mondana Parigi, dalla ricca Vienna alla nebbiosa e misteriosa Londra. E ancora la ricchezza trova espressione soprattutto nella capacità dell’autrice di costruire ogni volta una trama che segue numerose linee narrative legate a differenti personaggi, che a volte si sfiorano, a volte si incontrano e a volte rimangono quasi estranee le une alle altre sino al collegamento finale, gestendo diversi points of view.

Ma tale abbondanza di descrizioni incantate di paesaggi o monumenti alla storia, di personaggi storici e letterari che presenziano come comprimari (da Erik, il Fantasma dell’Opera di Gaston Leroux, al professor van Helsing, da Verdi a Pasteur, da Offenbach all’ospite fisso Bram Stoker, accompagnato dall’amico Oscar Wilde), di points of view, di linee narrative che si intrecciano, fa da contraltare ad un distacco che caratterizza l’intera narrazione. Scelta intenzionale, come dichiara l’autrice stessa nella nostra intervista.

I vampiri della Die Erben Der Nacht sono molto lontani da quelli moralizzati e “purificati” del trend letterario degli ultimi anni, soprattutto a livello middle-grade e young adults: non interagiscono con gli esseri umani, non sono interessati a loro né attratti da una possibile convivenza (solo una delle protagoniste, la vamalia Alisa, mostra una passione per le scoperte e la storia umane, ma non per l’identità o l’umanità dei non-vampiri), bevono sangue animale sino al raggiungimento della maggiore età solo per mancanza di controllo, e poi passano a quello umano senza uccidere la fonte solo per evitare di attirare attenzione sui clan e non per rispetto della vita. La stessa insensibilità si mostra anche nelle caratterizzazioni dei protagonisti stessi che, nonostante la loro giovane età iniziale e il loro essere giunti alle porte dell’adolescenza con l’ultimo libro, per quanto tra loro instaurino legami d’affetto, per quanto soffrano, si scontrino, si chiariscano, mantengono sempre una certa imperturbabilità nelle relazioni e un chiaro distacco nei confronti del genere umano.

La serie, al di là di certi limiti, come una scarsa introspezione dei personaggi o qualche scivolone nell’info-dump quando l’autrice si perde in spiegazioni eccessivamente lunghe con l’inserimento di eventi e personaggi storici, ha certamente il pregio dell’originalità, considerando il target di riferimento, e il vantaggio di proporsi a lettori di entrambi i sessi, non perdendosi in scenari eccessivamente marziali né romantici, e il merito di trasmettere ai giovani lettori la curiosità per il viaggio, per la storia, per la letteratura, dando loro dei succulenti assaggi di ciascuna di queste cose disseminandoli sapientemente nella trama.

1. Nosferas (Germania 2008) – Nosferas (Armenia 2009)
2. Lycana (Germania 2008) – Lycana (Armenia 2010)
3. Pyras (Germania 2009) – Pyras (Armenia 2011)
4. Dracas (Germania 2010) – ancora inedito
5. Vyrad (Germania 2011) – ancora inedito

L’INTERVISTA

1. Cara Ulrike, ti diamo il benvenuto sul sito www.urban-fantasy.it. Ti andrebbe di presentarti ai lettori italiani che hanno letto i tuoi romanzi o che lo faranno presto?

Quindici anni fa ho scoperto la scrittura e da allora questa passione non mi ha più lasciata andare. I primi manoscritti, tuttavia, erano fatti piuttosto per stare nel cassetto e mi ci sono voluti quasi cinque anni, per trovare un editore. Dopo, però, tutto è andato avanti velocemente. All’epoca lavoravo anche come giornalista, ma dopo mi sono dedicata solo ai romanzi: storici per adulti e ragazzi, fantasy e poi i miei romanzi sui vampiri, spesso con un po’ di giallo. Ho ormai superato i venti libri e li trovate tutti sulla mia pagina www.ulrike-schweikert.de. Vivo con mio marito e due pappagalli cenerini in un paesino vicino alla Foresta Nera: mi piace molto lavorare in questo posto. Di solito scrivo dieci pagine al giorno. Quando inizio un nuovo libro, naturalmente, c’è prima la fase di ricerca, il che vuol dire recarmi nei relativi luoghi e scartabellare una serie di libri e documenti riguardanti l’argomento. È una piacevole alternativa rispetto ai tanti giorni da sola davanti al computer quando scrivo oppure – dopo aver fatto la prima stesura- rielaboro tutto meglio dal punto di vista linguistico.

2. Qual è il tuo rapporto con la scrittura e cosa rappresenta per te? Quando hai scoperto questa passione? Cosa fai solitamente quando scrivi, hai un particolare processo creativo?

Scrivere è per me un lavoro, ma anche una passione. Da dieci anni è il mio lavoro principale. Di conseguenza, le mie storie e i miei personaggi mi accompagnano notte e giorno. È bello trascorrere la maggior parte del tempo facendo una cosa che ci diverte tantissimo. Questo ovviamente non significa che lavorare sia sempre uno spasso. Ma per lo più sì. Mi capita spesso di scrivere fino a tardi o nel fine-settimana. L’unica cosa che faccio ancora più volentieri (a parte passare il tempo libero con mio marito) è cavalcare. La passione che ho per il mio cavallo è enorme.

3. Quali sono gli autori che ti hanno formata o che ami particolarmente? Ti andrebbe di consigliarci qualche libro che hai letto recentemente e che ti ha piacevolmente colpita?
Non esiste una vera formazione per uno scrittore. Io ho cominciato e basta, prima con le storie fantasy per i giochi di ruolo, poi è venuto il mio primo romanzo „Die Drachenkrone“[La corona dei draghi]. Attraverso le esperienze, si impara e si affina il proprio stile. O, naturalmente, attraverso la critica, anche se è difficile trovare persone in grado di muovere critiche costruttive e che siano d’aiuto. Lo fanno per esempio gli editor, anche se, di solito, apportano poche modifiche ai miei manoscritti.
Libri che mi hanno colpita? Il nome della rosa di Umberto Eco e anche I codici del labirinto di Kate Mosse, che trovo fantastico. Fra i romanzi di vampiri, naturalmente, il classico Dracula di Bram Stoker e Il discepolo di Elizabeth Kostova. Ma ho letto molto volentieri anche Harry Potter.

4. Da dove è arrivata l’idea che ha ispirato la serie Die Erben Der Nacht?

Non saprei dire. I vampiri mi hanno sempre interessata e già prima volevo scrivere su di loro. Il mio primo romanzo sui Vampiri fu Der Duft des Blutes [L’odore del sangue], di cui avevo buttato giù un abbozzo già nel 2001. Più tardi, ebbi l’idea di scrivere una serie per ragazzi coi vampiri, inoltre, mi interessava il XIX secolo e volevo trovare altri setting per i miei romanzi e non ambientarli più nel Sud della Germania. È così che nacque la trama della serie Gli eredi della notte. (Ben prima che Stephanie Meyer uscisse con la sua saga di Twilight, ma, allora, le case editrici non volevano questa serie).

5. Pur scrivendo sempre in terza persona, usi il point of view di diversi personaggi, sia protagonisti che nemici. Ti riesce più facile raccontare attraverso gli occhi di uno piuttosto che dell’altro? Con quale di loro ti senti più in sintonia? Quale rispecchia maggiormente la tua voce?

Mi sento molto vicina ad Alisa e raccontare la storia dal suo punto di vista mi risulta particolarmente facile. Con i vampiri maschi, a volte, mi sento un po’ più insicura circa il modo di pensare degli uomini e dei ragazzi. E quindi non è semplicissimo. Scrivere dal punto di vista dei cattivi è una sfida e ha il fascino del proibito. Fare mio il loro modo di pensare, che mi è così estraneo, dà una strana sensazione.

6. A proposito di personaggi, che rapporto hai di solito con loro? Li guidi per mano dove vuoi che arrivino o in qualche modo prendono vita propria finendo con il guidare loro te?

Ci vuole sempre un po’ prima di sentire un personaggio come “vivo” ma poi sviluppano spesso una vita propria. Penso molto a loro, li sogno e spesso diventano come persone vere e proprie, con i loro punti di forza e le loro debolezze. Se qualcosa non si addice loro, non la vogliono fare e dunque lascio che, a volte, prendano la loro strada. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, so già ancor prima di mettermi a scrivere il libro, quale sarà la trama e come si svilupperanno i personaggi fino alla fine.

7. Uno dei punti forti della saga sono sicuramente le ambientazioni, che cambiano di libro in libro, a seconda di dove si sposta l’accademia. Ci hai fatto visitare la maestosa Roma, la magica e verde Irlanda, la brulicante di vita Amburgo, la civettuola e misteriosa Parigi… Come ti è venuta questa idea bellissima? E come fai a realizzarla così bene: viaggi o studi?

All’inizio ho riflettuto su quali luoghi trovassi avvincenti, fossero adatti ai vampiri e piacevoli per le mie ricerche. Mi sono allora venute in mente Roma, Parigi, Vienna e Londra. L’Irlanda mi piace a prescindere. Amburgo e Vienna le avevo già usate, quindi le città da scoprire erano Roma, Parigi e Londra ed è stato eccitante. Ci vado più volte e cerco personalmente i luoghi dove ambientare le singole scene. D’altra parte capita anche che, stando sul posto e andando mentalmente indietro nel tempo, all’epoca della storia,, mi vengano in mente altre scene. Senza queste “ricerche sul campo”, non riuscirei a scrivere le mie storie.

8. L’altro punto forte della saga è che si sviluppa attraverso gli anni scolastici dei giovani eredi: la loro caratterizzazione è a ogni libro/anno più profonda e matura, e la loro crescita porta con sé un ventaglio di nuove emozioni e di possibili situazioni che non può che arricchire la trama e promettere sempre meglio per i prossimi libri. Ed ha anche una funzione formativa, dal punto di vista relazionale, per i lettori più giovani. È un fattore che hai sfruttato consapevolmente sin dall’idea iniziale, o è stato casuale?

Mi piace che i personaggi abbiano uno sviluppo. Da ragazzina leggevo i libri di Enid Blyton – La banda dei cinque e simili – e mi disturbava che quei bambini rimanessero sempre uguali e non crescessero. Harry Potter e i suoi amici, invece, si sviluppano benissimo come personaggi. Trovo che così sia più realistico e che dia anche all’autore molte possibilità in più di crescere coi suoi personaggi. È vero che i vampiri non cambiano poi molto, ma trovo più accattivante che possano avere uno sviluppo analogo ad adolescenti umani. E infatti l’avevo pensata così fin dall’inizio.

9. A proposito di funzione formativa, è davvero interessante la carrellata di personaggi storici e letterari che inserisci nel libro, così come i continui riferimenti a fatti storici e alle nuove invenzioni umane. Il libro insegna, o comunque apre le porte della curiosità sulla storia e sulla letteratura, ce ne vorresti parlare?

È una delle caratteristiche più importanti e volute della mia serie, accanto allo sviluppo e alla maturazione dei protagonisti. Voglio rendere al lettore un’idea vivida del XIX secolo, con i luoghi così com’erano, e le persone. In questo senso sono anche romanzi storici. Proprio perché scrivo libri sia per adulti sia per ragazzi, spero che, nella varietà di spunti, ognuno trovi qualcosa. (Le scene con Oscar Wilde e Bram Stocker mi danno sempre un immenso piacere). Inoltre, personalmente, trovo molto eccitante selezionare i personaggi storici da inserire nei miei romanzi e fare ricerche sulle loro vite. Anche se nella storia hanno solo un piccolo cammeo.

10. Nonostante i tuoi vampiri siano molto giovani, alle porte dell’adolescenza, sono lontani da quelli moralizzati e “purificati” del trend letterario degli ultimi anni. Per quanto tra loro instaurino legami d’affetto, mantengono sempre una certa freddezza nelle relazioni e un chiaro distacco nei confronti del genere umano. Hai voglia di parlarci di questa scelta?

Volevo, da un lato rispecchiare lo sviluppo dei ragazzi nei giovani vampiri, cosicché i lettori adolescenti potessero immediatamente identificarsi. Dall’altra, rappresentare una “società vampiresca” che si differenzia dalla società umana e dalle sue idee morali. Già questa diversità nei valori e in ciò che viene visto come buono o cattivo, aumenta l’attrattiva.

11. A proposito di Vampiri, come scrittrice quali tendenze vedi per il futuro di questa figura nella letteratura? E perché hai scelto di scrivere di loro, cosa ti ha affascinato e a quali libri di vampiri ti sei ispirata?

Come ho già detto, il mio interesse per i vampiri è iniziato molto presto. Ciò che è oscuro e proibito attrae sempre. È interessante giocarci, variare i concetti morali e integrare queste figure nella società umana. In Der Duft des Blutes [L’odore de sangue] il vampiro Peter von Borgo, partecipa, sebbene a modo suo, alle indagini del commissario Sabine Berner. C’è dunque anche un legame fra il giallo classico e i romanzi di vampiri. Questo tipo di esperimenti e ibridazioni mi hanno sempre attratto. La casa editrice ha infine deciso di pubblicare Gli eredi della notte perché, in seguito al successo della saga di Twilight, hanno pensato che questa serie potesse avere una possibilità. Ma io l’avevo scritta molto prima. Fonti di inspirazione sono stati sicuramente Dracula e il musical Tanz der Vampire [La danza dei vampiri].

12. Quali sono i tuoi progetti futuri? Puoi darci qualche news?

Con Vyrad l’Accademia si sposta a Londra e si conclude. Poi ci sarà una pausa, quindi andremo un po’ a vedere cosa faranno gli Eredi dopo l’Accademia. Ho già consegnato alla casa editrice un abbozzo del primo volume. Intanto scrivo ancora romanzi storici e una trilogia ambientata nella Spagna del XV secolo. Inoltre uscirà presto una nuova serie per lettori dai dieci anni in su che si svolgerà in Irlanda e avrà come protagonisti tre bambini e una serie di creature fantastiche. Il primo volume dovrebbe uscire nella primavera del 2012.

13. Grazie mille per aver accettato il nostro invito. È stato un piacere per me intervistarti e averti ospite nel nostro sito. Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?

Con gli Eredi mi sono divertita tantissimo e mi ci sono tanto affezionata, che quando scrivevo le ultime pagine di Vyrad ero molto triste! Spero solo che il progetto di farne dei film prosegua e che sempre più lettori vogliano seguire le prossime avventure dei vampiri!

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