Haven

La serie canadese sta per concludere la sua seconda stagione: avventure paranormali fra i suggestivi e inquietanti paesaggi del Maine. Come finirà?

Haven è la serie televisiva elegantemente mistery basata su un romanzo di Stephen King, Colorado Kid. Audrey Parker, una giovane agente dell’FBI, spunta apparentemente dal nulla in una cittadina del Maine per investigare su un omicidio avvenuto molti anni prima.

In una foto dell’epoca c’è una donna che le somiglia e che potrebbe essere sua madre. Dunque, tutto scaturisce da una ricerca di sé, delle proprie origini. Audrey Parker rimane in questo luogo meraviglioso: il Maine e le sue vedute marine sono realmente un “personaggio” della serie con il loro fascino suggestivo. Il poliziotto Nathan Wuornos la aiuta nella sua indagine, ma ben altre complicazioni sorgono quando Audrey si rende conto che la ridente cittadina e i suoi abitanti sono afflitti da “i problemi”, anomalie misteriose che attribuiscono strani poteri e caratteristiche difficili da gestire ad alcuni dei suoi abitanti.

Ogni episodio ha un “problema” da affrontare e c’è chi, come il reverendo Ed Driscoll, vorrebbe risolverlo segregando o uccidendo le persone che ne sono affette. La storia si evolve nelle tredici puntate che costituiscono ogni stagione e Audrey insieme a noi scopre che forse la donna ritratta nella foto non è sua madre, ma lei stessa che, a questo punto, dubita di tutto quello che crede di sapere su di sé. L’unica cosa certa è che lei ha il dono particolare di sapere d’istinto aiutare le persone con i problemi a convivere con essi, nonostante gli sconvolgimenti che la loro maledizione spesso implica.

Un personaggio che contribuisce a dare verve e mordente alla storia è Duke Crocker, amico/nemico di Nathan, che con le sue battute e la sua aria da malandrino di buon cuore fa da contraltare al rapporto fra Audrey e Nathan.

Le vicende verticali di questa serie sono interessanti e l’ambientazione magica. Forse la vicenda sentimentale, il filo che lega Audrey all’introverso poliziotto Nathan, non viene svolta adeguatamente. Il punto caldo è l’anomalia che affligge Nathan: egli non ha il senso del tatto, non sente le sensazioni attraverso la pelle, non prova nemmeno mai dolore e questo è per lui rischioso. Audrey, però, in coerenza col suo ruolo centrale nei problemi di Haven, è l’unica che lui possa sentire. Sfiorarla è l’unica chance per lui di provare un emozione tattile. Audrey d’altronde, un’algida Scully con la mente aperta di Mulder, è presa dallo sconvolgimento di non sapere nulla di sé, anzi dalla coscienza che i ricordi che ha sono stati presi a prestito dalla vera Audrey Parker, che un giorno giunge a Haven per chiarire le cose. Come si convive col fatto di non sapere nulla di nulla? Altri sanno, ma custodiscono gelosamente i propri segreti.

Alla fine della seconda stagione (si concluderà a dicembre) ancora non ci sono certezze sulla natura dei “problemi” e il rapporto Audrey/ Nathan non ha fatto alcun progresso. Non sapendo se la serie continuerà o no, questo potrebbe essere, è il caso di dire, un problema! I punti forti sono le buone chimiche fra i personaggi: concluderanno i due agenti o no? Gli attori, Emily Rose e Lucas Bryant sono abbastanza bravi nella recitazione, mentre lo scanzonato Crocker, impersonato da Eric Balfour, è piacevole da seguire.

Del Maine e dei suoi paesaggi naturalistici ci si innamora. Quello che più intriga è, però, l’atmosfera da X-files che si respira, il contrasto fra i razionali metodi di investigazione e l’inevitabile riconoscimento che il mistero si indaga con armi che razionali non sono e che pescano nel lato più profondo e sconosciuto del nostro istinto.

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