The Vampire Diaries – 3×01: The Birthday

I fan non vedevano l’ora che The Vampire Diaries ricominciasse: la nuova stagione finalmente è arrivata. Attenzione: crea dipendenza!

Quanto la rete sia un mondo senza confini lo si può constatare quando, aspettando le due di notte per guardare il primo episodio della terza stagione di The Vampire Diaries in contemporanea con gli Stati Uniti, si dà un’occhiata alla striscia dei commenti in diretta e si vede in quante lingue i fan comunichino. Una comunità entusiasta che supera la barriera linguistica in nome dell’ incredibile senso di attesa che questa serie ha generato.

La cifra glamour stile provincia ricca di Storia la si vede subito in apertura, nella prima location del Tennessee con una bellissima casa dalle atmosfere suggestive e irreali, persa nell’oscurità. Il buio si materializza in due bellissimi (per cambiare) giovanotti che rappresentano il pericolo. Stefan Salvatore ci guadagna ad aver sposato il lato oscuro: Paul Wesley aveva ragione a essere contento di questa nuova possibilità di mettere alla prova le sue capacità di attore che Kevin Williamson e Julie Plec gli hanno confezionato.

Klaus, invece, è degno di Dorian Gray: il suo sorriso è quanto di più mellifluo e minaccioso si possa immaginare. Fa da pigmalione a Stefan, lo conduce magistralmente là dove per anni si era allenato a non voler andare: il male, il cedimento voluttuoso alle pulsioni più aberranti. The ripper, lo squartatore; un ricordo aleggia per i fan di Buffy The Vampire Slayer, così era chiamato il pomposo e innocuo bibliotecario Giles, osservatore della Cacciatrice. Anche in quel caso si veniva a scoprire che uno dei buoni, uno dei virtuosi, e chissà perché solo per questo noiosi, aveva un passato tenebroso che gli aveva meritato quell’appellativo.

I boss di The Vampire Diaries si divertono a ribaltare le posizioni, già lo sappiamo, e lo fanno anche in questo primo episodio della terza stagione. Non fanno cose nuove, ma le fanno con una velocità e un tempismo tali far rimanere sbalorditi gli spettatori. Così la trasformazione di Stefan in un talentuoso serial killer, in un volenteroso servitore di Klaus, l’ibrido vampiro-licantropo fa ancora più effetto poiché quest’ultimo, con aria di etereo sovrano, lascia gli squartamenti al nostro ex premuroso fidanzato. Già, ed Elena? L’avevamo lasciata in situazione finalmente soddisfacente per tutti i fan Delena ed ora la ritroviamo in una specie di strana normalità, rallegrata dalle feste spropositate di Caroline che, pur vampira, non smette di amare la mondanità.

È il suo compleanno e, nonostante il desiderio di una festa intima, la ritroviamo a nascondere la sofferenza e l’ansia per Stefan in un elegante ed etereo vestitino per i suoi diciott’anni. È cambiata: con la maggiore età beve con disinvoltura (troppa?) e frequenta casa Salvatore con troppa nonchalance di sicuro se incontra, per il piacere di tutte, un Damon vestito di sola schiuma da bagno. I trailer ce l’avevano promesso ed eccolo lì munito di sorrisino assassino che nasconde in modo scanzonato la sua ossessione di ritrovare il fratello insieme al suo compagno di caccia, il riluttante professore di storia. Alaric e Damon hanno feeling, almeno quanto Stefan e Klaus.

Gli sceneggiatori si dilettano col bromance, innegabilmente, come dimostrano anche gli scambi fra Matt, l’ex fidanzato di Caroline testardo a non voler abbandonare la normalità, e Jeremy che ha saltato il fosso invece, alla presa com’è con i fantasmi delle sue ex, vampire ovviamente. Il bromance, parola fusa fra brother e romance ci parla di amicizia e cameratismo fra maschi ed è un punto di calore nelle serie televisive più recenti. Se è vero che la fiction testimonia una definizione work in progress dei rapporti di genere che viene dalla società e contribuisce a ridefinirli, la varietà di personaggi maschili in TVD risulta interessante da analizzare.

Damon è il personaggio “pulsante” della serie: pur essendo stato cattivo per la prima stagione e per parte della seconda è incredibilmente coerente con la dirittura morale che gli consegue dall’amare Elena e dall’affetto verso il fratello che ha sacrificato tutto per lui, per trovargli la cura contro il morso dei licantropi, letale per i vampiri. “Il vampiro pazzo e impulsivo” come l’aveva definito Klaus vive la sua normalità con la bella giornalista, che non ha bisogno di soggiogare e cerca di nascondere a Elena la dura realtà: Stefan è un assassino con la vocazione, molto più di lui stesso prima di trovare un buon motivo per cambiare, cioè l’amore. Le emozioni, come increspature sul bellissimo viso, che Ian Somerhalder ci elargisce ci ripagano della non realizzazione della storia Delena. Gli sceneggiatori, saggiamente, non ci danno ora questa soddisfazione, benché la chimica fra i due si giochi su altri livelli, ma ci danno shock alternativi con la storia fra Tyler e Caroline, che inaspettatamente si consuma di slancio.

Impagabile la battuta di Caroline a Damon, fra una morte tragica e un’esplosione di sesso bollente “Damon! Ti sei perso la torta!”. Questi sprazzi di ironia illuminano le atosfere drammatiche a Mystic Falls e rendono lo show ancora più gradevole.

Ma torniamo alla vera novità: Stefan, che fa il lavoro sporco, Stefan, squartamenti compulsivi e sensi di colpa ritardati, Stefan con quell’espressione struggente di dolore mentre ascolta al telefono la voce di Elena che gli dice “Andrà tutto bene! Ti amo”. Nostalgia allo stato puro, mostrata col volto e con la postura nella solitudine assoluta di un parcheggio buio.

C’è un luogo nella letteratura che questa scena può ricordare: ne I masnadieri di Schiller il giovane Karl Moor, misurando la sua sconfitta, sente anche il peso della colpa, che lo trasforma in una creatura maledetta, respinta dall’ordine del creato e dallo stesso ordine sociale “il mondo tutto una famiglia, e lassù un padre. Non padre per me […] io solo sono ripudiato, io solo cacciato dalle fila dei puri, solo a me è negato il dolce nome di figlio”. Anche se il rapporto costitutivo è diverso, uguale è lo struggimento di colui che scegliendo il male si duole dello strappo dell’appartenenza e della mancanza dell’amore. Il paragone può sembrare culturalmente blasfemo, ma le storie vogliono far vibrare le nostre corde e ci riescono in modo più profondo quando toccano la dolorosa dinamica della scelta fra il bene e il male, che sempre c’entra con l’amore, nonostante tutto.

 

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